Hamsik vanto dell’Est che si esalta contro le grandi

La Lazio: già fatto. Il Manchester: da fare. L’Atalanta: già fatta. E pure la Juventus. E il Novara no, semplicemente perché non lo ha mai incontrato fino ad ora. Però al Lecce sì, l’ha fatto. E alla Roma pure in tutte le salse. E al Genoa anche. Si scrive Hamsik, ma si legge gol: uno per qualsiasi carissimo nemico fin qui incrociato, Manchester escluso, che però è alla porta. Quattro anni di Hamsik, quattro anni di Napoli, ma non è finita con queste centottantuno presenze, perché all’orizzonte c’è dell’altro, c’è il desiderio di restare a scrutare l’orizzonte dall’eremo di Castelvolturno, c’è la voglia matta di dare seguito a quel percorso avviato in una sera d’estate con una frase cult: «Voglio crescere con questa squadra e sentire la musica del Champions qui». I sogni son desideri e mentre le note riempiono l’aria, tutto intorno sa di Marek Hamsik: la capigliatura un po’ naif, l’esultanza sempre diversa – s’aggiusta la cresta, spalanca le orecchie e urla «non sento niente» , si mette in posa sulla linea bianca e osserva la sua curva – e l’espressione da scugnizzo. Gli mancano il Manchester e il Novara, tra quelle da affrontare….

LUI E IL CONTRATTO – Scadenza 2015, come da accordo del settembre del 2010, un sì fortemente voluto, preannunciato persino durante le giornate stressanti del Mondiali in Sud Africa e poi siglato senza intoppi, senza lungaggini, esprimendo un desiderio comune raffigurato da quell’autografo che allontana corteggiatrici d’ogni nazionalità. Ora se ne riparla, dopo l’annuncio di otto giorni fa di De Laurentiis: «Ci incontreremo presto». Prolungamento al 2016, dunque ipotesi di nove anni in azzurro: a meno che, tra dodici mesi, non ci sia ulteriore aggiornamento. La bandiera sventola.

LUI E DE LAURENTIIS – Fu amore a prima vista e da quel giorno, dal giugno 2007, nulla è cambiato: il quarto figlio di Aurelio De Laurentiis è quel giovanotto che in campo è scanzonato, con il ciuffo ribelle, ma che è però eternamente sotto le righe, mai uno sbuffo, un gesto, una frase fuori luogo e – inevitabilmente – una pioggia di complimenti che il presidente rinnova di volta in volta: «Marek è una grandissima persona ed è un grandissimo calciatore. E’ un ragazzo perbene, con un’educazione immensa, e ciò nella vita è importantissimo. Lo vogliono tutti, perché ha enormi potenzialità. Ma lui è un nostro calciatore e firmerà presto».

LUI E NAPOLI – L’ha detto Venglos, l’ha confermato Raiola: e se lo sostengono i manager, c’è da crederci. Quattro anni (ormai cinque) da principe azzurro: «Perché qui è felice» . E fa niente se il Milan in passato il Milan l’ha blandito, la Juventus l’ha inseguito e l’Inter l’ha rimpianto. «Qui è felice» . Vive a Castelvolturno (tutto casa e campo, dunque) ma Napoli gli piace, eccome: shopping in centro, spesso parcheggiando dalle parti di Piazza dei Martiri, con poi escursioni tra via Calabritto, via dei Mille; qualche volta ristorante in Piazza Vittoria; altre, un salto a Posillipo, a salutar gli amici.

LUI E I TECNICI – Reja fu il primo a cercare paragoni: «A me ricorda un po’ Gerrard e un po’ Lampard, perché ha tempi di inserimento simili ai due inglesi». Poi, un periodo di silenzio: prima che ricominciasse Mazzarri, recentemente, a rispolverare un antico e mai dimenticato accostamento: «A me fa venire in mentre Nedved». Ma il vanto dell’Est, ora, è Hamsik.  

La Redazione  

A.S.  

Fonte: Corriere dello Sport

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