I tifosi intonano “Cavani vattene” e l’uruguaiano replica alle contestazioni

"Adesso è impossibile sbilanciarsi. Proprenderei per una società che mi faccia avvertire la propria fiducia. Perché io a Napoli sto bene e non c’è alcunchè di ufficiale"

NAPOLI – Nulla è per sempre: né un contratto (con clausola rescissoria), nè un amore (calcistico). Ma un indizio resta semplicemente un indizio e due striscioni non rappresentano la prova che sia (ormai) tutto finito. Le love story vivono (anche) momenti travagliati, un’incomunicabilità fondata sugli equivoci e appannamenti ch’esistono: e in questa liaison raffreddatasi d’incanto, tutto per colpa di sessantatrè milioni di motivazioni, ciò che resta è una commedia degli equivoci. Lontano dagli occhi: per «gelare» il cuore, c’è un etere affollato e la voce di mammà, quella di papà, di fratelli e consaguinei, in un concerto che ha alimentato il caos e un po’ ha contribuito a dilatare le distanze e a scatenare l’ira degli innamorati espressa attraverso un messaggio velenoso: «Cavani dacci retta: facci esultare, vattene in fretta».

L’IRA – Il giorno e la notte: succede praticamente in contemporanea, sull’asse Rio de Janeiro-Napoli, tra fusi orari che non semplificano la comunicazione, traduzioni un po’ bislacche e la scelta del Matador d’essere trasparente, svelandosi nelle emozioni provate (quasi) dalla nascita: «Ogni bambino, quando comincia a giocare, sogna il Real Madrid» . Il tifo non concede vie di fughe passionali, men che meno la bigamia, e mentre in Italia s’allungano le prime ombre, in Brasile c’è ancora l’eco d’una ammissione sincera ritenuta però strategica per indirizzarsi verso la casa blança: in corso Novara prima e in piazza Municipio dopo, c’è percezione di «tradimento» imminente: «Cavani vattene»

IO QUI SONO FELICE – Ma poi mentre da una parte ci si lascia andare al sonno (e ci si contorce eventualmente negl’incubi dell’addio del proprio principe azzurro), oltre Oceano ci sono conferenze stampa che spingono a chiarire, a ristabilire la solidità d’un rapporto cementato da un triennio a suon di centoquattro gol e due qualificazioni Champions e una coppa Italia vinta: «Si parla tanto di me e del mio futuro, ma nessuno sa cosa mi riserverà il destino, perché non ho avuto modo di dialogare con alcun club. Io a Napoli sto bene e sono molto contento. Napoli ha risolto ogni mio tipo di problema, hanno avuto fiducia in me e credo che ciò ha contribuito a mettermi in condizione di rendere bene».

 

VOGLIA REAL – Poi i graffi (eventualmente) scompariranno: e però al cospetto di una realtà indiscutibile, con la clausola da sessantatré milioni di euro che un bel giorno potrebbe «costringere» a scegliere, a decidere, ad indirizzarsi, la manifesta propensione d’un Cavani intellettualmente onesto è racchiusa nel confessarsi nei propri sentimenti (calcistici), nell’evitare i dribbling affettati con le frasi di circostanza e nell’ammettere che sì «giocare nel Real Madrid o in altri top club del calcio mondiale sarebbe come trasformare un sogno in realtà. Ma adesso è impossibile sbilanciarsi e se un giorno dovessi decidere, proprenderei per una società che mi faccia avvertire la propria fiducia. Perché io a Napoli sto bene e non c’è alcunchè di ufficiale». Soltanto crepe che si possono cogliere di qua e di là: le conseguenze di un amore a rischio.

 

 

 

 

La Redazione

G.D.

Fonte: Corriere dello sport

 

 

 

 

 

 

 

 

Tufano

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