Il giornale “Olè” apre una bacheca per la morte della mamma di Maradona

Aveva i gioielli e l’orologio d’oro quel pomeriggio di ventisette anni fa al San Paolo. C’era anche lei, Dalma Salvadora Franco, detta Donna Tota, al fianco del figlio Diego nel giorno della presentazione al popolo di Napoli. In sessantamila per Maradona, il campione che avrebbe acceso i sogni della città. Fece una carezza al campione che con il suo sinistro aveva reso ricca la povera famiglia del Barrio Fiorito, un sobborgo di Buenos Aires: quando nacque il Pibe, non c’erano neanche i soldi per fare la spesa. Insieme, in una toilette dell’aeroporto Ezeiza, madre e figlio avrebbero pianto due anni dopo al rientro della Seleccion dai Mondiali. Diego offrì a Donna Tota la Coppa che aveva alzato il giorno prima al cielo di Città del Messico e con dolcezza le disse: «Mamma, è tua».
Mamma non c’è più. Donna Tota è morta nella notte di sabato, a 81 anni: non ha retto il cuore. Maradona, allenatore dell’Al Wasl a Dubai, le aveva messo a disposizione i migliori medici della clinica Los Arcos di Buenos Aires. «Prego Dio che non me la tolga e che le dia un’altra possibilità», diceva. Stravolto dal dolore, ha pianto a dirotto quando in volo ha ricevuto la notizia della fine di quella signora piccola di statura e scura di carnagione, la moglie di Don Diego Maradona, operaio così povero da non poter assicurare a tutta la famiglia i pasti. E il figlio diventato fenomeno rivelò che la madre spesso fingeva dolori allo stomaco: non ho fame, mangiate voi. Quanto amore in una bugia.
Non c’erano soldi in quella baracca dove nacque e fiorì il genio di Diego. Sarebbero diventati ricchi dopo, i Maradona. Grazie ai contratti milionari del campione, che non riuscì a rivelare alla madre e al padre i suoi vizi. Ma per Donna Tota e per le due figlie, Dalma Nerea e Gianinna Dinorah, la compagna di Aguero, ha lottato, scacciando il peso della cocaina che si è portato dietro per anni, quello che ha distrutto la sua vita e ha anticipato la fine della sua carriera. Tornato alla luce, Maradona ha ritrovato gli affetti più veri e alla madre, tre mesi fa, ha dedicato quel tatuaggio sulla spalla «Tota ti amo». La piangerà con migliaia di argentini nel funerale che verrà organizzato a Buenos Aires nei prossimi giorni. Perché, come ha scritto il quotidiano Cronica, «è morta la madre di Dio». Quel dio del calcio che è spesso ribelle, ma che è impossibile non amare.
«Lei è stata la donna più importante della mia vita», ha detto Diego, che ha ricevuto messaggi carichi d’affetto da tutti i giocatori che hanno fatto parte della sua Seleccion, da Messi a Lavezzi. E quante parole dolci da Napoli, l’altra sua casa. De Laurentiis e Mazzarri hanno scritto un messaggio sul sito internet della società. L’ex presidente Ferlaino ha dedicato una necrologia a Donna Tota. Forse anche lui ha ricordato quel pomeriggio a Fuorigrotta, 5 luglio dell’84. I sessantamila che urlavano «Diego Diego» sugli spalti del San Paolo, i genitori del campione storditi da quell’entusiasmo. Sussurrarono al figlio: «Ragazzo, fai felici i napoletani». Domani in quello stesso stadio ci saranno striscioni dedicati a Donna Tota. Dalma ha ricordato la nonna come si usa oggi, su Twitter, ringraziando il mondo per tanto calore. L’Argentina si interroga anche sul futuro di Maradona, un uomo di cinquantun anni che vive in precario equilibrio: Donna Tota gli dava tanta forza. Sul sito del quotidiano sportivo Olè è stata aperta una bacheca. «Fuerza Diego», tutto il mondo gli scrive.

 

La Redazione

P.S.

Fonte: Il Mattino

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