Il Mattino – Scommesse e camorra, scarcerato l’uomo di Intralot

Per la Procura di Napoli è la chiave di volta dell’inchiesta, il personaggio principale, l’uomo dai mille contatti negli ambienti degli scommettitori e in quelli della camorra. Per il gip di Roma, che ieri mattina ha valutato il decreto di fermo, senza convalidarlo e senza trasformarlo in misura cautelare, è un indagato che non si è sottratto alla giustizia, che ha collaborato alle indagini, che ha interrotto l’attività incriminata quando ha saputo di essere sotto inchiesta. Così, a sorpresa, Maurizio Lopez, ex insegnante di edicazione fisica diventato uno dei massimi dirigenti di Intralot, è stato rimesso in libertà a ventiquattr’ore dall’arresto per associazione camorristica e riciclaggio. Esce di scena ( o almeno dal carcere), proprio mentre l’inchiesta su calcio e camorra della Procura di Napoli sta per entrare nel vivo. Ritenuto legato al boss Vincenzo D’Alessandro, per il gip avrebbe fornito invece spiegazioni che il giudice ha ritenuto convincenti proprio in merito ai contatti incriminati. E domani sulla tenuta delle stesse accuse dovranno pronunciarsi i gip di Torre Annunziata e Rimini, ai quali è stata sottoposta la convalida degli altri decreti di fermo. L’inchiesta, comunque, va avanti. I pm della Dda e i carabinieri del gruppo di Torre Annunziata si preparano a sentire altri testi, tra cui l’ex allenatore dell’Inter Hector Cùper, che dallo scorso 29 giugno è stato chiamato alla guida del Racing Santander. Un fronte importante dell’inchiesta riguarda il «patto tra tifosi e camorra. Dalle indagini svolte dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli e dalla Procura di Torre Annunziata sarebbero anche emerse altre storie inquietanti come, le presunte pressioni degli ultras nei confronti di squadre che militano in serie minori. Le fasce violente del tifo si sarebbero rivolte alla camorra per chiedere di intervenire sui giocatori e pilotare così gli incontri. Un autentico sistema, capace di far girare cifre a molti zeri e di far incassare agli scommettitori «avvertiti» somme stratosferiche. Lo documenta, fra l’altro, la lettera anonima di un broker, allegata agli atti dell’inchiesta, inviata ai dirigenti di Intralot e letta telefonicamente, con notevole preoccupazione, da Lopez e da un altro indagato.

 
“«Carissimi amici di Intralot, buongiorno, sono un vostro appassionato giocatore”

 inizia la missiva 

“E voglio ringraziarvi di cuore perché grazie alla vostra spettabile struttura, sono riuscito a guadagnare insieme ai miei amici diverse migliaia di euro senza rischiare nulla». «Solo con gli Europei 2008 grazie a voi ho guadagnato quello che un impiegato dello stato percepisce in un anno di lavoro – continua beffardo l’anonimo – senza rischiare nulla, giocando da voi e bancando su Betfair”.

Il sistema di controllo di Intralot permetteva questo procedimento mettendo al sicuro le quote. Il broker anonimo nella lettera si lamenta del fatto che altre aziende come la Snai, Eurobet e Matchpoint, sono troppo attente e non appena si rendono conto della doppia bancata su Betfair ritirano la quota, Intralot no. «Ringraziando il dio da quando siete arrivati voi dalla Grecia, tutto è cambiato e riusciamo a guadagnare tanti soldi senza rischiare nulla». Merito anche del quotista, come sottolinea l’anonimo che quotando le partite anche di più rispetto a Betfair riesce ad annullare il rischio. Giocando con una o e coprendo la somma giocata con l’altra società la vittoria è sicura rendendo regolare l’irregolare «doppia bancata». «Non riuscirò mai a ringraziarvi perché con voi abbiamo trovato l’America. Da Palermo a Milano, passando per Firenze, Verona, Catania, Napoli. Roma e Bari, le giocate che vi arriveranno quest’anno saranno tutte concentrate sulle stesse squadre e noi, grazie a voi e al vostro quotista, continueremo a guadagnare decine di migliaia di euro». Un trucco non utilizzato quindi solo dagli uomini dei D’Alessandro ma anche da esperti broker di scommesse sportive con un danno erariale alle casse dello stato incalcolabile. Tra le imprecazioni dei due uomini vicini al clan stabiese si conclude la lettura della lettera:

«Vi raccomando di non cambiare mai, di non diventare come Snai. Se anche voi diventate così noi poi che cosa facciamo? Da chi andiamo a giocare?».

La Redazione

P.S.

Fonte: Il Mattino


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