Il mercato non può finire così. Nel passato quanti rimpianti, da Verratti a Icardi!

E' necessario un rinforzo sulla mediana, c'è un vuoto dietro Behrami ed Inler

Nel bilancio quella dello scouting è una voce in crescita. C’è un dato che lo dimostra: il Napoli non aveva mai elargito le somme spese anche per il mercato dei giovani di prospettiva come ha fatto per Novothny e potrebbe fare con Lasicki se sarà riscattato.

Lo staff proveniente da Brescia al fianco di Bigon era destinato a segnare una nuova epoca dopo quella di Pierpaolo Marino: sostituire i contatti di una vecchia volpe del calcio come l’attuale responsabile dell’area tecnica dell’Atalanta con una struttura organizzata per la ricerca dei giovani talenti. Il lavoro di scouting è stato pregiudicato dai “paletti” posti da Mazzarri sul mercato più che dai parametri economici imposti da De Laurentiis. Verratti è il rimpianto estivo, Centurion e Bobadilla quelli invernali; uno stop deciso dopo il mancato inserimento di Vargas e Fernandez ed il flop Fideleff. Ci sono poi le occasioni perse pur arrivando prima di tutti sul mercato: come Vidal a causa dell’alto ingaggio o Icardi (clicca qui per leggere il retroscena esclusivo), considerato un investimento troppo cospicuo da compiere per un giocatore non ancora diciottenne, ma non dimentichiamo neanche Criscito, soffiato dallo Zenit San Pietroburgo.

A fine stagione, comunque vada, il Napoli deve chiarirsi le sue idee, comprendere la sua dimensione, ragionare seriamente sulle risorse, sugli obiettivi ed i margini d’intervento del reparto scouting e del direttore “equilibrista” Riccardo Bigon. Il punto di svolta è il futuro di Mazzarri; finchè non sarà chiara la scelta dell’allenatore, la programmazione sarà sempre precaria.

DAL PASSATO AL PRESENTE, IL MERCATO NON PUO’ FINIRE COSI’- Mancano dieci giorni alla fine del mercato, il Napoli ha la responsabilità di cautelarsi in vista dell’obiettivo Champions. La Juventus è di un altro pianeta, non abbiamo mai accompagnato i professionisti delle illusioni. Arrivare secondi farebbe la differenza perché così si eviterebbe lo spauracchio dei preliminari. La cessione di Sneijder sblocca il mercato dell’Inter, che con gli eventuali arrivi di Schelotto, Paulinho ed il recupero di Milito può rappresentare un’avversaria da tenere d’occhio. Il mercato di Gennaio può essere un punto di svolta; anche Fiorentina e Milan potrebbero rientrare in corsa se alla corte di Montella dovesse approdare un attaccante e di Allegri uno tra Kakà e Balotelli. “A centrocampo numericamente siamo a posto”, ha risposto Mazzarri sul mercato in conferenza stampa. Il numero non fa la qualità, quindi, le parole del tecnico dimostrano che ci sarebbe bisogno d’innesti che migliorino lo stato dell’arte. La partita di Firenze lo dimostra in maniera emblematica; quando è entrato Dzemaili al posto di Behrami, Borja Valero ha cominciato a guadagnare campo, far avanzare con più libertà la Fiorentina. Il dominio viola nei minuti finali è frutto anche di questo problema tattico. Inler giocava a sinistra nel 4-3-3 disegnato da Mazzarri e non riusciva a proporsi per impostare, così si procedeva ai lanci lunghi per Maggio consentendo alla Fiorentina di ripartire con maggiore facilità; poteva arrivare anche la beffa con la conclusione di Aquilani terminata alta di poco sopra la traversa. Quando manca uno tra Behrami ed Inler, il Napoli accusa un vuoto sulla mediana, un deficit di sostanza o qualità, due risorse che non si possono dilapidare nella zona centrale del campo. Su Donadel poi c’è un vero e proprio mistero; Mazzarri e Bigon continuano a sbandierare la sua crescita, ma finora in campionato ha giocato solo per 92 minuti, la partita di Siena dove fu chiamato in causa per assenza d’alternative. L’ipotesi Mesto o Armero in mediana sono artifizi che ricordano disastri come l’inserimento di Santana a centrocampo nella trasferta di Catania nella scorsa stagione o di Dzemaili sulla fascia destra a Roma contro la Lazio. L’ex viola ha rifiutato il Pescara ma avrebbe valutato con maggiore attenzione il Torino. Il presidente è stato chiaro con i suoi collaboratori; o si trova una squadra disposta ad accollarsi l’intero ingaggio di Donadel o resta a Napoli. E’ necessario un centrocampista capace di compiere discretamente le due fasi, per Dzemaili c’è un problema di caratteristiche e di condizione mentale. Lo svizzero può essere un discreto vice-Hamsik anche se è convinto di essere un regista; poi non ha un buon rapporto con Mazzarri, a cui addebita uno scarso impiego. Anche la difesa meriterebbe di essere puntellata. Il Napoli ha in rosa tre difensori con le stesse caratteristiche: Cannavaro, Fernandez e Britos ed uno solo di passo rapido, Campagnaro. Venerdì sera De Laurentiis ha annunciato il suo trasferimento a fine stagione all’Inter a parametro zero ma il “Toro di Moron” ha dato un’altra lezione di professionalità con una prestazione splendida, annullando Jovetic. Campagnaro ha rifilato uno schiaffo morale alla società che l’ha scaricato senza sforzarsi per trovare l’accordo per il rinnovo del suo contratto. Servirebbe proprio un’alternativa all’argentino, che possa magari sostituirlo anche in prospettiva della prossima stagione. Grava ed Uvini non possono essere considerate sue alternative, visto che non sono mai scesi in campo neanche un minuto in campionato. Al primo è stato rinnovato il contratto per il contributo che può dare allo spogliatoio, il brasiliano merita di giocare per compiere realmente un percorso di crescita. La partenza di Fernandez e Uvini, in prestito se lo si ritiene opportuno, e l’arrivo di un buon difensore di passo rapido sarebbero le operazioni che metterebbero a posto la retroguardia.

PANDEV IN CRISI, LA GESTIONE DI INSIGNE E CALAIO’- Quando tutti lodavano l’ottima prestazione di Pandev contro la Roma, su questo portale scrissi: “Ha guadagnato un po’ di condizione lavorando con grande professionalità durante le vacanze di Natale, è interessante capire quanto dura”. Contro il Palermo e la Fiorentina è arrivato il responso: Pandev è tornato ad allontanarsi dal vivo del gioco per lunghi frangenti della gara, a mostrare evidenti limiti atletici. Il Napoli di Firenze ha disputato una splendida gara in fase passiva, un po’ meno in quella d’impostazione, tanto che Mazzarri a poco più di venti minuti dalla fine ha provato la svolta con Insigne al posto di Gamberini. I miglioramenti si sono visti ed un colpo di testa all’83’ di un Pandev poco lucido poteva anche regalare il colpaccio. Era una partita impostata sui duelli, il Napoli ne ha vinti solo alcuni. Pasqual ha bloccato Maggio, Inler nella morsa del centrocampo viola ha sofferto nel dare il via alla manovra e Savic ha annullato con molta facilità Pandev, fondamentale nella fase di costruzione perché funge da raccordo tra centrocampo ed attacco. Le migliori intuizioni sono partite dai piedi di Hamsik oltre che dai movimenti di Cavani, per cui è ormai inutile sprecare degli elogi. Insigne non ha brillato, ha rappresentato una spina nel fianco per Roncaglia e Cuadrado ma gli è mancato il colpo, ma pretendere la differenza sempre da un ragazzo di 21 anni, con un Pandev in pessime condizioni, non è un esercizio corretto. Mazzarri ha compiuto l’ennesimo scivolone mediatico redarguendo Insigne in diretta televisiva. Va bene pungolarlo ma nello spogliatoio, come si fa con gli altri componenti della rosa. Insigne è uno sfrontato scugnizzo, ma tirare la corda sulle pressioni può essere dannoso; inconsciamente si può limitare la sua classe infondendogli più insicurezza che orgoglio.

E’ comprensibile la predilezione per Pandev per ragioni d’adattamento al modulo, ma il Napoli non può permettersi un giocatore in queste condizioni, ne risente la costruzione della manovra soprattutto contro gli avversari particolarmente validi. Una domanda è lecita: ma il nuovo acquisto Calaiò poteva essere gettato nella mischia negli ultimi minuti al posto del macedone?

Domenica si affronta il Parma in trasferta; la squadra di Donadoni in casa non ha mai perso ed ha conquistato 22 punti su 31 tra le mura amiche. Serve un Napoli sfrontato, dinamico ed intelligente per passare in Emilia, allontanando la sindrome dell’anti-Juve che infonde solo inutili pressioni.

Ciro Troise

Tufano

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