Napoli alza la voce: “Non accettiamo questi soprusi!”

Napoli alza la voce: “Non accettiamo questi soprusi!”

Avevano sperato anche loro, gli ambulanti del tifo. Ad ogni angolo ieri c’era un banchetto con bandiere e trombe, nonostante i trentatrè gradi all’ombra e la città pressochè deserta. Tutti contavano di ripetere gli stessi affari della notte del venti maggio quando a sorpresa i tifosi si riversarono per strada improvvisando caroselli che durarono fino all’alba aspettando il rientro della squadra da Roma. Ma gli ambulanti del tifo, muniti di transistor, sono stati i primi a realizzare come sarebbe finita. Quando è stato espulso Zuniga, ancora prima dei supplementari, hanno cominciato a smontare le prime bancarelle, sbraitando a più non posso. «Ce lo potevano anche dire che la Supercoppa doveva andare alla Juve, ce ne saremmo stati a casa o al mare» , ha detto Ciro, disoccupato dei Quartieri Spagnoli.

DAVANTI AL SAN PAOLO -I circa cinquecento ultrà che per protesta si erano rifiutati di guardare la partita in tv, ritrovandosi fuori della curva B ed ascoltando solamente radio Marte, hanno accentuato i loro cori contro il Palazzo e contro la Juve quando Mazzoleni ha espulso Pandev, poi quando ha cacciato anche Zuniga, non ha concesso un rigore su Behrami. «E’ uno schifo» , urlavano. E poi frasi irrepitibili all’indirizzo della Juve, di Braschi, di Conte, dell’intero sistema calcio italiano. Hanno improvvisato un mini corteo sotto il sole rovente. Si sono sfogati a più non posso. Ed hanno giurato di farsi sentire già nel corso dell’amichevole con l’Olympiacos del 19 agosto e poi in campionato.
IL SINDACO -Anche Luigi de Magistriis, il primo cittadino, appena terminata la partita ha voluto esternare il suo risentimento attraverso twitter: «Il Napoli esce a testa alta. Orgogliosi del carattere del gruppo! Fino all’espulsione di Pandev è stata una vera partita». Quindi la dichiarazione ufficiale per la stampa: «E’ stata una bella partita fino all’espulsione di Pandev. Da quel momento in poi, il protagonista è stato solo l’arbitro». 
I NAPOLI CLUB -Il presidente dei Napoli Club, Saverio Passaretti, è stato tempestato di telefonate. Hanno chiamato da tutta Italia per sollecitarlo a parlare a nome dei circa quindicimila iscritti distribuiti per i centoquarantacinque club sparsi sul territorio: «Mi stanno chiamando dal Veneto, alla Lombardia, dalla Toscana al Piemonte. I tifosi sono semplicemente indignati. Mai vista una cosa del genere per una finale. Il Napoli aveva in pugno la partita ma l’ha cambiata letteralmente l’arbitro con quelle decisioni assurde. A parte le due espulsioni c’era un rigore nettissimo a nostro favore per l’atterramento di Behrami. Eppure c’erano cinque arbitri a guardare». Il presidente commenta poi la decisione della società di non partecipare alla premiazione e di fare silenzio stampa: «Condividiamo in pieno l’atteggiamento del presidente di non presentarsi alla premiazione. Ci voleva un segnale forte per far capire che Napoli non accetta certi sorprusi. E’ arrivata l’ora di smetterla con questi favoritismi. Non c’era bisogno di andare fino in Cina se avevano deciso di assegnare la Supercoppa alla Juve». 
DAI LUOGHI DI VACANZA -Si è levata forte l’indignazione anche da parte ha seguito la sfida dai posti di vacanza. Hanno tempestato di telefonate le redazioni. Da Ischia, Lino Romano, imprenditore edile, e Dario Migliardi, commercialista: «E’ veramente vergognoso quanto abbiamo assistito oggi in tv: un direttore di gara che cambia l’andamento di una partita con decisioni quantomeno avventate. Sull’espulsione di Pandev avrebbe potuto sorvolare e sulle ammonizioni di Zuniga fa finta di nulla su due precedenti interventi fallosi subiti dallo stesso giocatore. Per non parlare del rigore non accordato su Behrami». Da Acciaroli, Salvatore Savino, commercialista: «Ha fatto bene il presidente a non far partecipare la squadra alla premiazione. Questi signori devono capire che il Napoli va rispettato sempre ed in ogni occasione. Adesso basta». 
ANCHE DALL’ESTERO -Hanno chiamato anche dalla Germania. Roberto Scalese e Ciro Cena, da Monaco di Baviera: «Era tutto scritto, doveva vincere la Juventus ma a Pechino è stata la morte del calcio, o meglio il trionfo della sudditanza psicologica. Il Napoli stava dominando la partita, evidentemente non doveva farlo». 
Fonte: Corriere dello Sport
La Redazione
A.F.


La redazione di IamNaples.it

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