Il sottosegretario Giorgetti: “La Juve non doveva fare ricorso, vanno condivisi determinati valori. Sull’Afronapoli dico…”

Il sottosegretario con delega allo sport, Giancarlo Giorgetti è intervenuto nel programma di Umberto Chiariello “Un calcio alla radio” in onda tutti i giorni dalle 12:00 alle 14:00 su Radio Crc targato Italia .

Sulla questione Afronapoli, squadra di calcio femminile nata per perseguire un progetto di integrazione e inclusione, salita alla cronaca per aver messo fuori rosa il capitano Titty Astarita dopo la sua candidatura pro Salvini: “La carta dei valori condivisi deve essere quella del fairlpaly sportivo, cioé lo sport non puó ammettere discriminazioni né razziali né politiche sostanzialmente. Questo fa parte anche della carta olimpica. Quindi io spero che una soluzione si trovi non possono esserci squadre che escludono né che in quiche modo si basino su discriminazioni politiche. Quindi va benissimo se la vicenda si chiude così. Spero che non ce ne siano più di casi in un senso o nell’altro. In questo senso cosa possono fare i movimenti sportivi per far sì che lo sport possa essere motivo di unione? La divisione che ammette lo sport é la rivalità sportiva, é la competizione sportiva e tutto il resto non deve esistere. Penso anche che lo sport sia anche un mezzo eccezionale di inclusione e integrazione da esercitare sia sotto il punto di vista sociale sia per quanto riguarda il fenomeno dell’integrazione, ma non é che deve poi essere tradursi in un meccanismo contrario. Quindi lo sport cresce in questa dimensione e lo ribadisco é una regola fondamentale che deve prescindere dalla dimensione sportiva. Quindi la divisione che ammette lo sport é la rivalità e la competizione, perché poi giustamente c’é uno che perde e uno che vince. Come é stato commentato il caso della consigliera? Di questi tempi ogni situazione si presta in qualche modo alla speculazione politica. Quindi nel momento in cui diventa un fatto nazionale ovviamente il tema, diciamo così, immigrazione, integrazione, razzismo, ciascuno poi lo utilizza e ci specula sopra a piacimento. Peró io penso che lo sport debba essere il l’elemento in cui certe discussioni non debbano proprio esserci.”

Sui cori razzisti e la chiusura della curva per la Juvetus: “Non avrei presentato ricorso. Sui cori, penso che la Juve, come tutte le altre grandi società di calcio, dovrebbe a prescindere essere promotrice di comportamenti idonei, che siano di esempio soprattutto per i giovani tifosi, imponendo regole ferree.”

Sulla questione che vede protagonista l’Entella, società ligure che ha esordito in Serie C lo scorso 17 settembre e da allora non è più scesa in campo in partite ufficiali, ritrovandosi, senza averne la minima responsabilità, in un pasticcio diplomatico che non sembra avere una soluzione: “Io ho cercato , rispettando l’autonomia dello sport, l’autonomia del calcio, di dare qualche segnale, chiedendo una sorta di ravvedimento operoso su questa vicenda veramente triste e squallida, che purtroppo, però, devo dire che si ripete ogni anno con fallimenti, ripescaggi e giustizia sportiva che deve essere totalmente riformata. Io ho avuto ampie rassicurazioni, ma sono ancora in attesa dei fatti che il Coni interverrà, modificando lo statuto, il codice di giustizia sportiva in modo da garantire un’autonomia del procedimento giurisdizionale sportivo che garantisca l’indipendenza dei giudici e in qualche modo in cui tutti si possano riconoscersi. L’ho detto e lo ripeto: nel momento in cui lo sport e il calcio sono in grado di riformarsi, il governo è felicissimo, ma se non sono in grado di farlo da soli dovremo pensarci noi. Vorrei evitare questo passaggio e la sollecitazione la faccio anche oggi. Politica aiuterà il calcio italiano a crescere? Posso dire che ci sarà un collegato alla legge di bilancio in modo da rinnovare l’aspetto legato allo sport e nello specifico al calcio e alla legge Melandri. Noi abbiamo già delle idee a proposito si tratta di aspettare qualche giorno, magari qualche settimana poi saranno rimesse direttamente alla discussione del parlamento. Abbiamo assolutamente chiara questa situazione. Impianti? Bisogna chiarire, innanzitutto, che l’area del professionismo nel calcio è esagerata. Non è un sistema che può mantenere serie A, serie B e tre gironi di Lega Pro. Bisogna tornare in qualche forma di semiprofessionismo per rendere il sistema sostenibile sotto il profilo economico. Questo vale per il calcio e anche per altre discipline sportive che ufficialmente non sono nella dimensione del professionismo, ma che, di fatto, lo sono con compensi significativi. Secondo fattore: adesso tra poco procederemo con ulteriori rifinanziamenti per quanto riguarda l’impiantisca sportiva, specialmente per quella di base. So che a Napoli in relazione alle Universiadi sono in corso numerosi interventi con problemi di natura collaterale per quanto riguarda la pratica sportiva. Il nostro obiettivo è dare la possibilità di praticare e di cresce in valori responsabili. Per quanto riguarda l’impiantistica di alto livello è chiaro che lì l’intervento pubblico non può esserci, ma c’è l’invito ad adeguarsi agli standard internazionali altrimenti diventerà molto difficile e ce l’ha ricordato il presidente del UEFA che l’Italia possa ospitare competizioni di carattere internazionale”.

Pronta una soluzione per far giocare i giovani italiani:“Si tratta di aspettare qualche giorno. Ci sarà una misura innovativa per promuovere e incentivare la possibilità che i ragazzi cresciuti nei vivai possano sperimentarsi e dimostrare il proprio valore. Ho, diciamo così, già fatto capire quelle che sono le nostre intenzioni. Con Gravina, al quale auguro buon lavoro, sono già d’accordo che subito dopo la sua elezione, che mi sembra a questo punto abbastanza scontata, ci vediamo per mettere a punto quello che può fare nel proprio ruolo la politica e il governo per aiutare un processo di riforma del calcio italiano, dove c’è proprio la valorizzazione dei nostri giovani”.

Sull’inchiesta portata avanti da Report che coinvolge la Juventus: “è chiaro che c’ è un rapporto opaco tra alcune società e le tifoserie organizzate, in particolare gli ultras e in alcuni elementi anche situazioni di pressioni e a volte di ricatto. In quelle situazioni è chiaro che deve intervenire lo Stato per ripristinare l’ordine, regolarità e anche a questa dimensione che è stata molto trascurato e che ha originato spesso anche nelle curve situazioni completamente fuori dalla legge. Situazioni del genere in passato hanno originato nelle curve eventi spiacevoli”.

Infine sull’obiettivo di un emendamento annunciato dalla Lega al Decreto sicurezza che vede le forze dell’ordine alle partite di calcio, dove i club professionistici copriranno parte dei costi, Giorgetti dichiara: “La legge l’abbiamo sempre sostenuta. Si tratta di mettersi a un tavolo come avviene in altri paesi. Non si capisce perché non debbano essere messa a carico di chi promuove l’evento. Questo vuol dire considerare il calcio nella sua dimensione totalmente imprenditoriale. Per questo servono società serie, presidenti seri, imprenditori seri, bilanci certificato. Il calcio è uno sport, ma è diventato anche e soprattutto un business e queste regole devono valere per tutti e anche verso le società di calcio. In questo senso dobbiamo andare verso una moralizzazione complessiva del sistema. Il potere il governo ce l’ha lo eserciterà se il calcio non sarà in grado di riformarsi”.

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