Inler, Gargano, Dzemaili: la mente, i muscoli, l’anima. Il genio del Pocho ed il rebus tattico…

Torna Lavezzi, a Mazzarri l'onere di dipanare il nodo gordiano

A soli due giorni dalla gara dell’Olimpico di Roma, Walter Mazzarri potrebbe trovarsi al cospetto di un autentico rebus tattico. Premesso che non è affatto certo il rientro di Lavezzi, tutt’altro, nel caso in cui l’argentino dovesse dare l’ok, quale sarà la soluzione adottata dal tecnico toscano? Il Pocho scalpita, tanto più che già da ieri è nella capitale per allenarsi serenamente e recuperare così la giusta condizione.  Sa di essere  l’uomo in più di  questo Napoli. “Quando manca Lavezzi il Napoli non gira”. Quante volte abbiamo ascoltato questa frase dagli addetti ai lavori… Ma siamo sicuri che il “genio” del funambolo di Rosario, per quanto indiscusso,  non vada – talora – ad altere gli equilibri tattici della squadra? Una risposta ci perviene dall’insindacabile verdetto del campo. Inler, Gargano e Dzemaili sembrano assortire un reparto, quello mediano, che bene alterna quantità e qualità. Pertanto, va da sé che la squadra nelle ultime uscite (sei punti contro Novara e Lecce, ndr) a prescindere dal valore degli avversari, è apparsa quadrata, tonica e imprevedibile dato che lo svizzero ex Udinese è tornato a ruggire come ai tempi in cui indossava la casacca bianconera (giustificando il costo del suo cartellino) e Dzemaili, invece, ha aggiunto quel quid di imprevedibilità alla manovra offensiva, senza disdegnare fiato e sudore in fase di recupero palla. Pare che il centrocampo azzurro riesca a coprire meglio il reparto arretrato, che ha fatto il pieno di improperi vista la considerevole mole di reti subite negli ultimi due mesi. Il mix appare perfetto, e il cerchio chiuso: Inler ci mette il fosforo, Gargano i muscoli, mentre invece Dzemaili – che merita una menzione speciale – ogni volta che scende in campo spiega ai ragazzini che giocano a pallone quanto la determinazione possa fungere da contrappeso quando il talento (quello vero) è roba d’altri. Di chi gioca alzando la testa, e sentendo sulla nuca lo spiffero d’aria sferzato dallo scatto della punta che si inserisce in aria e reclama il pallone.  Il calcio di Blerim Dzemaili è una pagina di libro Cuore. Cuore, appunto. Quello che serve per inanellare una serie di quattro vittorie consecutive che quasi certamente varrebbero agli azzurri i preliminari di Champions League. È finito il tempo degli esperimenti, ora servono certezze. E la convinzione è figlia del carattere, dell’agonismo, dalla fame – che a fine campionato può essere quella variabile impazzita in grado di fare la differenza! Dunque, come comportarsi? Sacrificare un tenore (scelta rischiosa) o un difensore visto che gli esterni – modulo di Mazzarri alla mano – sono  intoccabili? Ancora, sarebbe giusto un ritorno al passato?  Non si andrebbe a svilire il dettame tattico di un centrocampo, che – perso Pazienza – sente forte il bisogno di cominciare a ragionare da grande? A Mazzarri l’onere di dipanare il nodo gordiano.

Giovanni Ibello

Tufano
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