Italia, Quagliarella: “Il lavoro paga. Record Bati, che impresa”

''Ringrazio Mancini per questa chiamata, è bello essere qui''

L’anno scorso 19 gol segnati. Record in carriera in A per Fabio Quagliarella. Quest’anno le reti collezionate sono già 16 in 21 giornate. L’attaccante della Sampdoria è andato a segno per undici partite consecutive, eguagliando il record di Batistuta. Quanto basta per guadagnarsi la chiamata di Mancini, con l’ultima convocazione in Nazionale che risale al 2015. Per risalire agli ultimi minuti giocati in azzurro, bisogna andare ancora più indietro: Al novembre 2010, nella partita contro la Romania.

Il mio segreto? Lavorare con serietà. Alla lunga paga – racconta con il sorriso dall’aula magna di Coverciano – ringrazio Mancini per questa chiamata, è bello essere qui. Raggiungere questo traguardo a 36 anni è motivo di grande soddisfazione, una dimostrazione di quanto il Ct guardi tutti, nessuno escluso. Chi merita avrà la sua possibilità. Ad un verto punto ho detto: ma il mister mi vuole nello staff o come giocatore? (Ride n.d.r)”.

Ha eguagliato il record di Batistuta Fabio, ma non è riuscito a superarlo. Al San Paolo, infatti, non è riuscito a battere Meret: “Raggiungere questo record è stata una grande gioia – ha ammesso – ringrazio compagni, società e tifosi per un traguardo che era impensabile. Potevo superare il record? A Napoli ci pensavo, ma ho vissuto tutto con grande serenità. Avevamo davanti una grande squadra e va bene così”.

Dai giovani in vista: “Mi piacciono Chiesa e Zaniolo, ma ce ne sono tanti e il ct non se li fa scappare” alle regole che ne stanno allungando la carriera: L’importante è allenarsi e riposare bene. Dopo i 30 anni cambiano un po’ di cose e diventa importante ogni dettaglio, come l’alimentazione. Rimane fondamentale il modo di allenarsi. Io spingo perché poi il vantaggio me lo ritrovo la domenica. Essere poi vicino alla porta come faccio alla Samp mi ha giovato, recupero palla e sono già a 25 metri dal portiere, questo è importante”.

Chiosa finale su Mancini, l’uomo che gli sta dando fiducia: “Essere allenato da lui è un piacere e un onore, è stato un simbolo della Samp. Percepisco l’affetto della gente e spero di ripagarlo. Cosa dico ai compagni? Se sono in area datela a me, perché sono sempre pronto per sfruttare ogni minima occasione. L’Italia è molto propositiva, gioca, crea, prova subito a recuperar palla. Trascina. A prescindere dal girone, siamo l’Italia. Bisogna tornare ad essere quello che siamo sempre stati”.

Tufano
Vesux
Pizzalo Pozzuoli

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