La seconda di campionato? Sempre positiva per il Napoli, dal 2008

Buona la prima. E spesso, quasi sempre, buonissima la seconda. Ciak si gira. Si rigira. Perché se è venuta bene è bello rivederla. Scena uno: perfetta. Che nel calcio significa vittoria. Scena due, uguale. E altri tre punti. Sempre così. Per statistica, tradizione e anche un po’ mistero. Eccetto quella volta col Bari. Settembre 2010. Finì pari. Notte di attese, gol, brusii e fischi. Tanti. Per Gillet, il portiere che faceva il galletto. Davvero. Teneva palla, la faceva girare, la riprendeva, rallentava il gioco. Esaurì Mazzarri e anche il pubblico. Due a due. Reti di Cannavaro e Cavani. Poteva vincerla il Napoli. Ma pure perderla. Saliva sulla bilancia e la lancetta quasi si impennava.

DI CORSA – Il campionato… secondo gli azzurri. Storie da raccontare senza andare troppo dietro con la memoria. Perché la vita è adesso, ed è un fremito continuo, un’emozione e un risultato che si ripetono. E allora stop e play: le immagini tornano. Vive, recenti e forti. Come chi ne è stato il protagonista. L’avevano raccontato grassoccio, col lato B da retrocessione. Era ombroso. Capelli lunghi e testa china. Un indio. Diventò presto uno scugnizzo. Debutto al San Paolo contro il Cagliari. Afa da morire e risultato peggio ancora. La seconda, a Udine. E che seconda. Il Pocho squarciò le difese. Si disse ch’era un fulmine. Era di più, anche una saetta. Imprendibile. Dribbling, guizzi e un gol di forza, sotto la traversa. Fece innamorare Napoli. Se la prese. Fu sua da quel momento. L’immagine del Pocho che corre contro il vento con le braccia larghe diventò l’icona di quel Napoli. Finì sui parabrezza delle auto, dietro le targhe: adesivo, tatuaggio, poster gigante sulla fiancata del bus della società. Cinque a zero il finale. Lavezzi, doppietta di Zalayeta, Domizzi e core n’grato Pampa Sosa: udinapoli.

IL GRANDE RITORNO – Era la prima trasferta dopo la promozione in A. Reja il saggio di una banda di ragazzini destinati a diventare presto grandi. Gargano, Pocho e Marek Hamsik. Che alla seconda s’esalta più di tutti. E segna. Ancor più se c’è la Fiorentina contro. Stagione 2008-2009. La faccia fresca è quella della meglio gioventù del pallone europeo, gambe esili come pioppi e una cresta irriverente ch’era già da brevettare. Marek Hamsik, Quello che allora era il futuro Gerrard o forse Lampard. E che adesso è lui, lui e basta, il centrocampista più attaccante che c’è, il simbolo di un progetto che è futuro, e che però ha anche un passato da rivivere. Momenti che tornano. Emozionano. E magari sono propizi per interrompere sciagure e maledizioni calcistiche senza fine. Trend negativi che durano da troppo. Chievo-Napoli un tabù o quasi. Quattro sconfitte nelle ultime cinque trasferte. Personaggi gialloblù in cerca d’autore diventati eroi per caso: Moscardelli, Dramè, Sardo. Sempre tutto storto. Pure Benitez c’ha perso quand’allenava l’Inter. Un presagio? Macché. Non è mai stata la seconda giornata di campionato. E stavolta lo è. Sei anni di gioie. La prima volta contro l’Udinese. Poi la Fiorentina: estate 2008, stadio San Paolo. Segna Maggio, raddoppia Hamsik, canta Napoli. Fa festa. E mentre esulta si dà già appuntamento all’anno che verrà. Perchè è così che accade (si ripete) anche contro il Livorno. Campionato 2009-2010. E’ la notte di Fabio Quagliarella e di parabole che tagliano il cielo del San Paolo. Sembrano stelle cadenti. E invece è un pallone che parte da centrocampo e si abbatte sulla traversa. Sessanta metri di traiettoria maligna. Pallonetto mozzafiato. Fuorigrotta trattiene il respiro. Si ammutolisce. Guarda, aspetta, spera. E si dispera. Quagliarella baciato dai legni più che dalla dea bendata. Poteva essere il gol della storia. E’ stata la traversa più bella (e brutta) di sempre.

HAMSIK – Eppure, una giustizia c’è. Un risarcimento per i cinquantamila e che li fa sognare. Doppietta di Quagliarella e rete di Hamsik. In slalom. Gigante per quando sembra grande. Tre a uno al Livorno. E’ Re Fabio. Sembra immortale. Ma l’erede al trono arriverà. Due anni dopo. Edinson Cavani, il Matador, il bomber da 104 reti in tre anni. Specialità, triplette. Segnava e si portava il pallone a casa. Quella notte, la sua notte. Seconda di campionato. Ne fece tre al Milan. Di forza, di potenza, da centravanti vero: un diavolo azzurro. Tripletta, “attrick”, tre gol. Chiamale se vuoi, emozioni. Tre reti sono sempre speciali, ancor più se li fai (e li rifai) a una big. Cavani il migliore “secondo” tutti. Pagelle da vertigini, paragoni e previsoni: “questo qui, prima o poi, se lo prende uno sceicco”. Detto, fatto. Cavani napoletanità di passaggio. Lui però, Marek Hamsik è qui. Il più giovane capitano della storia azzurra, già nella top ten delle presenze, ora lanciato verso il record di reti di Maradona. Settantatrè totali segnate. Nel conto anche quella alla Fiorentina di un anno fa: discussa, controversa, forse di spalla, probabilmente autorete, o solo romanticamente di ciuffo. Comunque gol. Due a uno alla Fiorentina e vittoria. Era la seconda di campionato. Buona la prima, buonissima quella dopo. Che il Chievo sappia. E’ il calendario azzurro. E’ così che va…

Fonte: Corriere dello Sport.

La Redazione.

D.G.

Tufano

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