L’amarcord di Montervino: “Il Napoli non poteva morire, ricordo bene i giorni di Paestum…”

Erano rimasti in città in attesa di sviluppi dal Tribunale. Troppo legati alla maglia e troppo amici tra di loro, Francesco Montervino e Cataldo Montesanto. Aspettarono, allenandosi su campi di fortuna. «Non può morire così il Napoli» , ripeteva Montervino tra piazza dei Martiri e via dei Mille. «Possibile che non esca un imprenditore napoletano e rilevi il club dal fallimento» , si chiedeva. Poi, quando furono chiamati da Pierpaolo Marino (insieme con Sosa), i due si precipitarono a Paestum. «Direttore siamo qua, non è un problema l’ingaggio», dissero al banco ricevimento dell’hotel Ariston. C’era anche Giampiero Ventura, l’allenatore che all’ultimo momento su input di Marino aveva scavalcato Vavassori, già contattato da De Laurentiis. «Ricordo quei giorni e mi viene la pelle d’oca – racconta Montervino che ora lavora come consulente del Taranto, la sua città d’origine – Sono stato il primo calciatore ad aver firmato un contratto con De Laurentiis e ne vado orgoglioso. Ero sicuro che quel progetto sarebbe decollato. Il Napoli è sempre il Napoli, dicevo tra me. E così è stato. Sento la città come fosse mia anche se sono di Taranto. Ho dato tutto me stesso in campo e fuori perché si bruciassero le tappe. In dieci anni devo dire che la società ha fatto passi da gigante. Ed io sono fiero di aver contribuito all’avvio di questo progetto». Montervino racconta il primo giorno di allenamento a Paestum: «Eravamo in pochi. Ventura si guardò intorno. Mancava tutto. Ci ricordammo poi che nell’auto di Montesanto c’era un pallone. Prendemmo quello. Poi insieme ci recammo in un negozio di Capaccio a comprare delle pettorine. Mister, possiamo cominciare, dissi. Era il Napoli a legarci così forte. Non dimenticherò mai quei momenti. E non dimentico quando ad ogni giocatore che arrivava, noi dicevamo: guarda che ci troviamo in C per caso, questo è il Napoli e se non lo sai vi ha giocato Maradona, ha vinto scudetti e Coppa Uefa, è seguito da milioni di tifosi».
Ma i ricordi più toccanti per colui che è stato il primo capitano dell’era De Laurentiis sono due: «E chi dimentica Napoli-Cittadella con cinquantacinquemila tifosi in serie C? Chi dimentica la prima partita in A? Aver indossato quella fascia è una delle cose più belle della mia vita. Ancora mi emoziono quando vedo giocare il Napoli in Europa. Oggi se permettete brindo anche io con De Laurentiis e tanti altri amici tra cui il Pampa, Montesanto e Gianluca Grava». Montervino e Grava stanno studiando da direttori sportivi.

fonte: Corriere dello Sport

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