L’ascesa di Rafael. Così il numero uno azzurro s’è ripreso il Brasile

DESTINO USA. E allora, il grande rientro. La riconquista della Nazionale in quell’America che lo tenne a battesimo con la coccarda del capoclasse nell’estate 2012: all’epoca, dopo qualche mese a fare da secondo a Julio Cesar, Rafael esordì da titolare a New York contro i padroni di casa, mentre questa volta gli impegni sono in programma tra Miami e il New Jersey. Per la precisione, il nuovo Brasile di Dunga giocherà venerdì la prima partita della tournée con la Colombia del collega azzurro, Camilo Zuniga, e poi martedì si sposterà in New Jersey per la chiusura dei lavori con l’Ecuador. Alla grande, non c’è che dire: una sensazione a dir poco meravigliosa, dopo un’assenza lunga più di due anni. E dopo la prima vittoria stagionale da titolare del Napoli. Ma questa è un’altra storia.

RIMPIANTO MONDIALE. Con ordine. Morale altissimo, per la Seleçao ritrovata dopo il grave infortunio di febbraio che gli ha impedito di partecipare al Mondiale: sì, Rafael sarebbe stato chiamato da Felipao Scolari a completare il parco dei portieri per la Coppa da giocare in casa, se solo in Galles con lo Swansea e per un’altra coppa, l’Europa League, non ci avesse rimesso un ginocchio e il resto della stagione. Capita, comunque, e per gente come lui, tosta e gagliarda, le sfide sono il pane quotidiano. Amarcord statunitense, dicevamo: l’ultima del 24enne giocatore paulista con la maglia del Brasile risale al 9 giugno 2012 con l’Argentina di Higuain, in occasione dell’amichevole di chiusura di un mini ciclo statunitense di tre gare (il Pipita fece anche gol, la Seleccion vinse 4-3). Un paio di giri di calendario e via: si ricomincia proprio dal posto in cui disse inconsapevolmente addio alla Nazionale.

AL SAN PAOLO. Giocherà dal primo minuto? Beh, chissà se Dunga, dopo averlo richiamato, lo preferirà anche a Jefferson, portiere del Botafogo che al Mondiale ha assistito dalla panchina alla progressiva disfatta dei suoi: la curiosità dei media al seguito è ai massimi livelli, si vedrà. Nel frattempo la cosa più importante è esserci. Proprio come nel Napoli, dove la concorrenza è decisamente meno agguerrita: le chiavi della porta sono sue, a quanto pare per Andujar c’è poco da dire e da fare, soprattutto dopo la conferma di Marassi, teatro di una bella prestazione che ha evitato guai peggiori agli azzurri e propiziato la vittoria con il Genoa. Un ottimo segnale, a maggior ragione dopo l’eliminazione dalla Champions con l’Athletic Bilbao. Ci credeva nella qualificazione, Rafael, e non è un caso che alla vigilia del ritorno, attraverso il suo profilo Twitter ufficiale, avesse anche predetto una “grande serata”: lacrime, coraggio e sotto con il campionato. E con la Seleçao: ieri la prima giornata di allenamenti in vista della prima con la Colombia. La prima della seconda vita nazionale. Nel segno dei States.

Fonte: Corriere dello Sport
Tufano

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