Lippi: “I meriti sono di Mazzarri, sul turnover sono con lui”

 Marcello Lippi ha un sorriso rassicurante, pronuncia parole facili per concetti chiari. Semplice e sincero dietro l’aspetto da bel tenebroso. «Ho visto un Napoli con una sorprendente autorità e pieno di personalità. La gara con il Villarreal consegna la squadra tra le grandi d’Europa».
Quanto pesa questo successo in Champions?

«C’era tanto entusiasmo, e un enorme desiderio di essere protagonisti. Ho notato un gruppo forte che mi ha dato la sensazione di non sentirsi inferiore a nessuno. Ed è la stessa impressione che ho avuto guardando le gare con il Manchester City e col Milan. Le motivazioni, nello sport, sono la prima cosa».

Merito di Mazzarri?

«Certo, l’entusiasmo e la spregiudicatezza con cui gioca il Napoli sono nel dna del suo allenatore. La prova di martedì è la conferma degli incredibili progressi fatti da questo gruppo».

Il Napoli gioca benissimo, in certi momenti forse meglio di chiunque.

«Ha assunto una dimensione e una consapevolezza da grande, definitivamente».

Può passare il turno?

«I giochi sono ancora apertissimi ma ha ottime chance di riuscirvi. Poi con quel pubblico, in casa può battere qualsiasi squadra. Anche il Bayern».

Giusto sacrificare il campionato per l’Europa?

«Ma io non credo che ci sia una scelta in tal genere. È giusto far riposare qualcuno in vista di una gara importante, questo non significa avere delle priorità. Lo facevo sempre anche io. Anche se sono dei campioni, mica possono giocare 70 partite all’anno? E poi ci sono delle staffette legittime e Mazzarri fa bene a far giocare tutti».

Lei che di Champions se ne intende, ne ha vinta una e ha perso tre finali, c’è il rischio di pagare gli sforzi infrasettimanali?

«Qualcosa si paga, non c’è dubbio. Ma magari non proprio sabato perché gli azzurri avranno di fronte un avversario che ha giocato alla stessa ora e sarà stanco come loro».

Due rose differenti, però?

«Non credo che quella del Napoli sia numericamente e qualitativamente inferiore a quella dei nerazzurri».

Salta il duello tra Pazzini e Cavani.

«Beh, l’Inter è messa peggio per le assenze. Non è cosa semplice fare a meno di Sneijder. Ma anche per il Napoli è dura sostituire uno come Cavani: come tutti i grandi giocatori è uno di quelli che quando non c’è fa sentire la sua mancanza».

Inter-Napoli: per lei è molto simile a un derby?

«Ho allenato entrambi e per questo non tifo per nessuno».

Una favorita ci sarà, però?

«Sì, non vorrei dirlo, però… certo per il Napoli è un’occasione da prendere al volo, viste le assenze che avrà Ranieri. Ma sono sicuro che a San Siro sarà un grande spettacolo».

Ranieri, per l’appunto: ha preso in mano la situazione?

«Nessuna meraviglia, è un bravo allenatore».

Come si vince contro questa nuova Inter?


«L’Inter non si batte per caso o per fortuna: serve la qualità».

Il Napoli ne ha?

«Eccome se ce l’ha. Lavezzi, Hamsik, Inler ne garantiscono tantissima».

Ricordi sotto il Vesuvio?

«Mi chiamò Ottavio Bianchi, che faceva il direttore generale. Una sola grande annata. Poi andai via e iniziò il mio primo ciclo alla Juventus. Ma lì ho ancora tanti amici»

E il Lippi interista?

«Lasci stare, è passato un secolo. Anche lì un solo anno ma intensissimo».

Il Napoli può vincere il campionato?

«È tra le mie favorite. Le altre sono il Milan, l’Inter e anche la Juventus».

Chi definisce il più grande calciatore degli ultimi vent’anni?

«Zidane aveva tutto, gli schemi se li faceva da solo, non c’era bisogno di dirgli niente. E nei vent’anni prima, è stato senza confronti Maradona».

La rivediamo in panchina?

«Il campo mi manca da morire, però non dite che sono in pensione: voglio tornare su una panchina lontano dall’Italia. E non ho fretta».

 

 La Redazione

A.S.

Fonte: Il Mattino

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