Lo speaker Bellini risponde ai tifosi: “Non decido io la musica. Non litighiamo tra fratelli”

Ecco la nota diffusa dallo speaker del San Paolo Daniele “Decibel” Bellini sul suo profilo Facebook riguardo la polemica scoppiata con il tifo napoletano:

Ho ritenuto opportuno rilasciare una nota per chiarire alcuni aspetti dopo la notizia secondo la quale lo striscione apparso domenica 2 settembre sarebbe da ascrivere alla musica troppo alta e in generale alla musica all’interno del San Paolo.
“Speaker è un termine inglese generico che riveste vari significati che in italiano sono resi con termini più specifici; tra questi: a

nnunciatore, presentatore, conduttore radiofonico…” (da Wikipedia, enciclopedia libera). In poche parole lo speaker parla, non mette musica.
Vorrei chiarire che allo stadio non ho alcun potere decisionale sui tempi e sui modi relativi alla musica che spesso é quella suggerita dagli stessi calciatori per il momento del riscaldamento.
Mai in nessun modo io e le altre persone che lavorano allo stadio abbiamo pensato di mancare di rispetto a qualcuno, anzi, da sempre siamo attenti a tutte le manifestazioni dagli spalti in modo da abbassare tempestivamente il volume. 
Ovunque in Europa prima del match viene suonata della musica, vengono letti annunci, passate immagini sui maxischermi . Anche volendo adeguarci a tutti gli stadi d’Europa dove la musica viene “pompata” prima del match non potremmo comunque farlo dato che l’impianto audio e le limitazioni di legge non ci consentono di superare un certo volume (ci sono case tutto intorno lo stadio e molte proteste dei vicini).
La musica negli stadi non è cominciata certo con noi; anzi, da moltissimi anni accompagna il riscaldamento dei campioni (ricorderete il video di Maradona che palleggia sulle note di “Live is Life”). Quando un domani non ci saremo più noi ci sarà comunque qualcuno che suonerà della musica e annuncerà i calciatori, perché, come ho già detto, non è una cosa decisa da me.
Se ci sono delle novità allo stadio, queste non devono far paura. Bisogna guardare avanti, sempre orgogliosi e rispettosi del passato.
Lo striscione allo stadio, come accade anche nella vita di tutti i giorni quando subiamo ingiustizie che non dipendono dal nostro operato, ha colpito solo un umile lavoratore che non può decidere cose che non sono di sua competenza. 
Dobbiamo rimanere uniti contro gli attacchi che arrivano da altre città e altre tifoserie, non dividerci tra fratelli. Siamo Partenopei, uniti dall’amore per la maglia e per la nostra città.
La Redazione
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