L’ombra della crisi: meno campionati esteri in TV

Ci sono stati periodi della nostra vita di telespettatori durante i quali era possibile seguire, oltre al nostro, i campionati inglese, francese, tedesco, spagnolo, portoghese, scozzese, olandese, brasiliano, argentino e persino quello russo. Il tutto intersecato a un sano incastro di anticipi e posticipi, repliche, sintesi, dirette gol, approfondimenti e intrattenimenti che, oltre a rovinare molti matrimoni («Non ti bastavano il sabato e la domenica, ora tutti i giorni è la stessa solfa? Basta me ne vado!») ha contribuito ad arricchire la cultura calcistica di tanti appassionati. Allargati i confini delle nostre parrocchie, tutti abbiamo una seconda squadra straniera nel cuore. Passioni che non rinnegano il primo amore, semmai lo rafforzano. Non c’è interista — a esempio — che non segua con simpatia il Real, perchè ci è andato Mourinho. E, per contrasto, tanti milanisti tifano Barcellona. Abbiamo aumentato gli interessi, frequentato altri scenari, senza rimpiangere i nostri. Conosciamo molti più giocatori, più nulla ci sfugge. Merito di Sky e Sportitalia e dei loro preparatissimi telecronisti, dei quali abbiamo avvertito l’assenza durante l’Europeo trasmesso dalla Rai: chi non ricorda Perisic — noto ad ogni medio appassionato di calcio estero, se non altro perché ha segnato il gol decisivo dell’ultima Bundesliga — stravolto in «Pericic» per una intera telecronaca della Croazia? Bah, la pacchia è finita, la nuova stagione televisiva è cominciata con 4 tornei in meno, quelli di Brasile, Argentina, Spagna, Germania. Specchio dei tempi, di richieste economiche esose (per la Liga il prezzo è raddoppiato), non un segno di reale ridimensionamento perché comunque ci viene offerto altro. Impariamo ad apprezzarlo, a riscoprire vecchi amori, cambiare abitudini e a restituire magari il telecomando alla nostra signora. Tanto c’è sempre qualche ragazzo in famiglia che ci fa vedere la partita su Internet…

Fonte: La Gazzetta dello Sport

La Redazione

M.V.

Tufano

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