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A fine match scatta la contestazione. “Aurelio fuori i milioni” è il leitmotiv del San Paolo

L’incubo del San Paolo si trasforma in delusione mista a rabbia dopo l’ultimo assalto disperato e confuso di Hamsik e compagni: è il 95’, quando il tifo si spegne in un clic e in un altro si accendono i cori contro De Laurentiis. Ieri segnalato lontano da Napoli e dunque lontano dallo stadio. Contestazione dura, dicevamo: verbalmente violenta e a tratti offensiva, scritta e cantata sottoforma di striscioni e slogan. Il motivo dominante: “Aurelio fuori i milioni”. Così e anche peggio. E a cotè un diluvio di fischi sulle teste dei giocatori e di Rafa, nonostante Inler vada a scusarsi sotto la curva, e uno striscione indirizzato al presidente che suona come un avvertimento: “A detta tua l’Europa League è una misera coppetta, ma ti presenti in Champions da semplice squadretta. Vogliamo lo scudetto o sarà un anno maledetto”. E il “maledetto” è evidenziato in rosso.

UNA VOCE. E allora, ecco la rabbia del popolo azzurro. E anche la registrazione del momento più difficile, più duro, di una storia e di un rapporto lunghi dieci anni: lo stadio non era mai stato così coeso, nella contestazione. E anzi in passato aveva reagito fermamente, con sonori fischi di disapprovazione, nei confronti dei più irriducibili e incavolati contestatori del presidente. Una minoranza. Che ieri s’è allargata fino a diventare una voce grossa: è sulle note di “Aurelio fuori i milioni”, e di qualche altro coro poco edificante, che le curve del San Paolo hanno chiuso la più brutta giornata della sua era.

LA TENSIONE. Una giornata che Aurelio De Laurentiis, in procinto di partire per gli Stati Uniti per impegni professionali, ha vissuto lontano dallo stadio: ieri non c’era, non era in tribuna, e dunque con ogni probabilità è davanti alla televisione che il presidente ha assistito alla contestazione. A rappresentarlo c’era suo figlio Edoardo, il vicepresidente del Napoli, ma anche lui, sfilando via dal ventre dell’arena già infuocata dieci minuti prima della fine, apprende il tutto soltanto dopo. Lo striscione che evoca l’Europa League e lo scudetto, però, lo legge in tempo reale, perché la curva lo espone nel corso del primo tempo insieme con un altro che sbuca nei Distinti: “I palloni te li abbiamo ben pagati, i nostri sacrifici mai ricompensati?”. Già, la tensione era viva sin dall’inizio della partita. E anzi, a dirla tutta, era dalla fine del mercato che le curve avevano cominciato a dare segnali di contestazione: la sconfitta non ha fatto altro che fungere da miccia per scatenare il dissenso.

SOSTEGNO E FISCHI. Al di là degli slogan e degli striscioni contro De Laurentiis, il San Paolo non ha risparmiato anche la squadra: “Meritiamo di più” e “Vogliamo gente che lotta”, sono i due cori ripetuti con regolarità sin dal vantaggio del Chievo. Insieme con altri di sostegno: perché Rafa aveva chiesto alla gente di tifare e il popolo azzurro non s’è risparmiato fino all’ultimo istante utile. Fino al minuto 95. Poi, la pioggia di fischi è venuta giù impietosa e incessante. Insieme con la contestazione. A far da sfondo della giornata nera del San Paolo: è fine estate, ma sembrava inverno. Gelido.
Fonte: Corriere dello Sport

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