Megamaglia 71 e tanti altri striscioni come da tradizione

Napoli da favola, pubblico ancor di più. Pieno, pienissimo il San Paolo. L’entusiasmo del popolo azzurro trascina la squadra. I gol di Cavani, la spinta, le emozioni, il gran ritmo, l’aggressività su ogni pallone. Tutto esaurito come ricorda uno striscione ironico esposto nei distinti: «Ticket sold out: partita di cartello, solito bordello». Due ore prima c’è già tantissima gente allo stadio, la febbre comincia a salire quando i portieri bianconeri, Storari e Manninger, entrano in campo per il riscaldamento. Dagli spalti parte un unico: «Chi non salta juventino è», e saltano veramente tutti anche in tribuna. Lo stadio è già una bolgia.

La tensione sale quando nel settore ospiti entrano i tifosi juventini (alcuni pullman sono stati bloccati sull’auostrada nei pressi di Casoria per motivi di ordine pubblico): fischi, cori e scoppi di petardi nelle loro vicinanze. Subito dopo entrano in campo per il riscaldamento gli azzurri e l’attenzione dei tifosi si sposta sugli eroi di casa.

I bianconeri sono i rivali di sempre, Napoli-Juve è la superclassica, venduti 56mila biglietti: ticket spariti in un attimo, a inizio settimana introvabili anche le tribune Posillipo e quelle di onore. Nella Juve non c’è l’avversario più atteso, Quagliarella, il «traditore estivo», ieri è stato operato ai legamenti del ginocchio destro: stagione finita. I tifosi azzurri espongono una maglia bianconera con il nome Quagliarella e la maglia numero 71: il comportamento del bomber di Castellammare non è piaciuto. I suoi nuovi compagni di squadra hanno invece indossato una t-shirt speciale: «Fabio con noi, torna presto», l’ha esibita Krasic davanti alle telecamere.

Le squadre entrano in campo, musica in sottofondo, spettacolo di luci e colori in curva B e un enorme striscione: «Una luce ci irradia il destino, forza ragazzi riprendiamo il destino».

I primi sussulti; Krasic vola giù ma Dossena non lo tocca e l’angelo biondo juventino viene sommerso dai fischi. Stessa sorte tocca a Toni quando viene pescato in fuorigioco. Le curve spingono e aiutano il Napoli che nei primi minuti stenta a carburare. La prima emozione creata da Dossena, un boato per Grava che vince un duello con Toni. Poi il gol di Cavani, di testa, l’undicesimo e lo stadio esplode. Edinson corre verso la curva B, dito ad indicare il cielo secondo l’abituale esultanza. Poi il raddoppio sfiorato da Lavezzi e un altro boato sul grande intervento di De Sanctis su Amauri. Qualche altro minuto e arriva il raddoppio di Cavani, ancora di testa, un gol fotocopia del primo, cambia soltanto l’autore del cross, Dossena e non Maggio. Il Napoli diventa incontenibile, gli azzurri si concedono un lungo «torello» sul finire del primo tempo, tanti passaggi di fila senza che gli avversari riescano ad intervenire. Poi dilagano nel secondo tempo, ancora con Cavani, ancora di testa. E la festa continua. Il San Paolo esplode, esplodono anche tanti petardi, lanciati dalla curva A verso il settore ospiti. Unico neo di una serata magica. Poi ‘O surdato nnammurato cantato da tutti…

La Redazione

F.C.

Fonte: Il Mattino

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