Mertens, il primo acquisto si presenta: “Napoli, occasione da cogliere al volo!”

Franz Mertens era un matematico. Uno con una testa così. Era quello del teorema sui collegamenti tra i numeri primi. Dries invece, Dries Mertens per l’esattezza, è un giocatore. Uno con i piedi così. Che i numeri li fa per davvero. In campo. E poi, è primo in assoluto. Primo acquisto del Napoli. Primo colpo del mercato, per arrivare primi. A fine stagione.

PRESTO IN CITTA’ – Dieci milioni di euro il prezzo. Che coi bonus e i cavilli dell’accordo fanno un contratto che è un faldone di pagine da far girare via mail, tradurre in più lingue, aggiustare di continuo e solo dopo firmare. Però, ci siamo. E la presentazione di Benitez domani può essere l’occasione giusta per tutto. Per l’annuncio, per un twitt vocale, e pure per una sorpresa. Che non è prevista. Ma neanche da escludere. Dries Mertens al Napoli. E a Napoli. Presto, prestissimo. E perciò anche subito a Castelvolturno che è solo a un tiro, a un passaggio: niente per chi in Olanda è stato il re degli assist. Venticinque palle gol nell’ultima stagione. Che sommate ai venti gol tra campionato e coppe (uno al Napoli) ne hanno fatto un affarone per chi l’ha preso e chi l’ha ceduto. Mertens c’è. E uno. Il primo. E tutto è pronto, anche i medici per le visite di rito. Domani, nel week end, comunque appena sbarca. Doveva andare in vacanza in America, ha cambiato destinazione. Meglio la Turchia, è più vicina. Se c’è da incontrarsi e firmare il contratto, si fa veloce. Destino di un’ala. Tornante, ovvio. Via per un po’ al mare e rientro immediato per chiudere. Stringersi la mano e conoscersi. Il blitz del Napoli un lunedì apparentemente come tanti. Aeroporto di Roma Fiumicino. Bigon vola ad Amsterdam e fa tutto in 36 ore. Soren Lerby, signore di un altro calcio ora procuratore, entusiasta. PSV, rassegnato. Quelli bravi in
Eredivisie ci restano poco; e Martens era già lì da troppo. Ventisei anni all’anagrafe, tanti nell’almanacco. Belga di Lovanio. Mertens titolare in una nazionale di talenti come quasi mai era accaduto in passato. Forse la più forte dopo quella di Messico 1986, sbattuta fuori dai mondiali soltanto dai guizzi di Maradona.

DESTRO NATURALE – Dries Mertens uno e trino dietro il centravanti. Destro naturale, ma è quasi un dettaglio. Gioca dappertutto nel 4-2-3-1. Stesso piede e fascia col Belgio, a sinistra col PSV, centrale quando gli va: pallone tra i piedi e avversari che lo rincorrono. E qualche volta lo prendono, in tutti i sensi: gambe e pallone. Agile, dribblomane il giusto, tatticamente olandese, figlio di un calcio totale in cui tutti si sacrificano per poi andare a fare gol. Un’arancia meccanica. Adottato al PSV, figlio ormai legittimo di Napoli. Individuato, scelto e voluto fortemente da tutti. Lo sguardo di Benitez dall’Inghilterra; gli occhi diretti di Bigon e tutta l’area scouting. Seguito, monitorato. Prima con l’Utrecht, poi col PSV: tre volte su quattro in campo contro il Napoli, e sempre in Europa League e con la stessa relazione finale. Positiva. “Mertens da prendere”. Ed eccolo. Dieci milioni di euro, quattro anni di contratto, l’ingaggio arrotondato e un biglietto aereo per Napoli. Mertens ha fretta di arrivare, ha voglia di conoscere la città, ha capito che questa è la sua occasione. Il suo teorema è di facile soluzione. «Quando chiama il Napoli, non puoi dubitare: devi andare». Mertens il primo. Primo per arrivarci, primi.

Fonte: Corriere dello sport

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