Mihajlovic: “Diamo tempo a Benitez, ne avrà bisogno. Sostituire Cavani compito difficile”

Nelle parole di Sinisa Mihajlovic, ora ct della Serbia, c’è un po’ di quei concetti che piacciono tanto alla gente. Tipo: fatica, lavoro, dedizione, orgoglio, schemi, serietà, imprevedibilità, entusiasmo. E umiltà. Tanta umiltà. Lui di sicuro è uno molto pignolo e molto coraggioso. Questa strana creatura senza tempo, questo protagonista del calcio, quest’uomo con gli occhi del colore delle montagne della sua Serbia, ci ha parlato del calcio italiano e internazionale e ha usato molte volte la parola onore. Ma chi lo dice più? Da dove sbuca un sostantivo così cavalleresco e ottocentesco, così antico e polveroso, così britannico e solenne? «Per il mio modo di pensare non posso non chiedere il massimo impegno quando si è al servizio di una squadra, lo si deve a chi paga e a chi segue con passione. Questo per me è onore».
Cominciamo dal Napoli, le va?
«Certo, tant’è che ho scommesso col mio amico sarto Gianni Marigliano un vestito azzurro Napoli, lui è tifosissimo e ogni anno sogna lo scudetto».
Lei che ne pensa, ci riuscirà quest’anno?
«Beh, sono un po’ scettico. Lo dico perché credo che senza Cavani sia molto difficile ripetersi, la squadra potrebbe averne perso in competitività. Edinson garantisce non solo un elevato numero di gol ma è uomo squadra. Nel senso che te lo ritrovi dovunque: in difesa, a centrocampo e, ovviamente, in attacco. Insomma, è una gioia per un allenatore averlo a disposizione».
C’è però chi dice che sia stato proprio un allenatore, Mazzarri, a costruirlo così, a dargli la possibilità di esprimersi al meglio. E, senza, Mazzarri chissà se…
«Certo, ma averlo non sarebbe affatto un problema con o senza un ruolo costruito per lui. Il Napoli ha cambiato molto, se non troppo. Senza Mazzarri deve ricominciare daccapo perché Walter è un tecnico che ha infuso sostanza atletica e piglio dalla squadra. Ora è difficile fare meglio».
Ma il Napoli non è rimasto certo a guardare: in panchina c’è un top trainer come Benitez, che ne pensa, come cambierà la squadra e soprattutto cosa potrà portare di nuovo?
«È bravo, per l’amor di Dio. Tuttavia bisogna dargli tempo, non è semplice ricomporre una squadra. In questi casi l’ansia da risultato diventa quanto mai controproducente. Ha esperienza e onore, sa tenere la barra dritta anche dinanzi a eventuali tempeste».
La difesa a quattro potrebbe essere un ulteriore ostacolo oppure uno stimolo a cambiare in meglio acquisendo maggiore imprevedibilità?
«In Italia c’è troppa pressione sugli allenatori: si pretende tutto e subito. Il modulo 3-5-2 è adottato per proteggere il risultato. Mazzarri ne ha fatto prima uso per salvare le squadre allenate, poi ne ha fatto un modulo vincente a Napoli. Benitez, invece, saprà rischiare e adotterà la difesa a 4, magari all’inizio non pioveranno fiumi di champagne ma bisogna attendere e i risultati ci saranno. La società deve, però, a tal fine far sì che lo spagnolo abbia gli interpreti giusti».
Eccoci ad Albiol, primo grande interprete, nazionale spagnolo, campione del mondo, difensore del Real Madrid…
«Calciatore esperto, fisicamente imponente. Pur se ha giocato poco negli ultimi tempi, è un ottimo acquisto. Dovrà abituarsi quanto prima al campionato, perché se quello italiano non è più il campionato più bello del mondo, resta pur sempre il più difficile».
La difesa del Napoli diventa…
«Mi perdoni. Ma i problemi del Napoli non sono in difesa. Credo che, allo stato, lo scoglio più impervio sia in attacco. Sento parlare di Damiao, Higuain. Per carità, eccellenti giocatori. Purtroppo sono costretto a ripetermi: uno come Cavani, una punta abile a saltare le difese schierate non si trova tanto facilmente in giro».
Benitez vuole creare una batteria di esterni in grado di assicurare un alto numero di reti attraverso gli inserimenti improvvisi. Ovviamente poi occorre un finalizzatore.
«Conosco Mertens. L’ho affrontato con la mia nazionale, nel Belgio come nel Psv si è dimostrato forte tecnicamente, bravo nell’uno contro uno, molto veloce. Ma lasciatemi dire che occorre un bomber vero, da almeno venti gol, altrimenti il cammino diventa complicato».
Il Napoli sta puntando su giocatori giovani ma già collaudati, avrebbe un consiglio da dare a Bigon, magari pescando nel calcio serbo.
«Superfluo parlare di Jovetic, grande giocatore. Punterei su Adem Ljajic, lo consiglio vivamente. È stato protagonista quest’anno nella Fiorentina di Montella. Io l’ho avuto a Firenze e lo conosco bene. È uno in grado di fare la differenza. Certo, è un po’ pazzerello ma ci può stare. Non l’ho convocato perché in ogni squadra ci devono essere delle regole e ancora di più in una nazionale: tra le cose che io credo siano importanti c’è cantare l’inno. È un onore. Lui non l’ha capito e quindi l’ho punito».
In Italia si parla solo ed esclusivamente di ciclo bianconero, ciclo che secondo molti non conoscerebbe ancora ostacoli.
«A parte il Napoli, che l’anno scorso si è battuto dall’inizio alla fine, le altre non le trovo all’altezza della Juve. Vedo però molto bene la Fiorentina, poi il Milan insieme con l’Inter. Il Napoli rispetto alle altre ha ancora margini di miglioramento notevoli. Non metto lingua nelle questioni di mercato, però sono sicuro che De Laurentiis abbia le idee chiarissime per questo prosieguo del mercato e su come rendere il Napoli molto più forte anche in Champions. La cifra che ha stanziato il presidente è da top club europeo. Ora occorre quel top player in attacco da almeno venti gol»

Fonte: Il Mattino.

La Redazione.

D.G.

Tufano
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