Moggi: «Calciopoli, solo chiacchiere»

 «L’Inter? Non si può permettere di dire che perdeva per colpa della Juventus. La verità è una sola, è che noi eravamo forti, più forti di loro. E questo processo che mi vede imputato – un processo fondato solo su sensazioni e suggestioni – è figlio di uno spionaggio industriale, come i fatti della vicenda Telecom hanno dimostrato». Luciano Moggi si difende attaccando. Lo fa senza risparmiare colpi a nessuno, prendendosela persino con gli ex dirigenti della società bianconera, responsabili – a suo dire – di aver accettato passivamente la prima sentenza di condanna, quella pronunciata dal gup Eduardo de Gregorio, ai danni di Antonio Giraudo: «Purtroppo dopo quella sentenza non fummo difesi – dice l’ex direttore generale, parlando davanti ai giudici del Tribunale di Napoli che lo stanno processando con l’accusa di associazione per delinquere finalizzata alla frode sportiva – e l’avvocato della Juve non presentò appello, accettando il patteggiamento della pena per via dello “sputtanamento” patito in quel periodo…».
Moggi ieri mattina ha chiesto di poter fare alcune dichiarazioni spontanee. In un’aula gremita di giornalisti e tv, ha affrontato molti argomenti. Pur non essendosi mai sottoposto all’interrogatorio in dibattimento, ha preferito affidare la propria difesa a queste dichiarazioni spontanee. «Questo – ha esordito Moggi – è un processo che si è sviluppato sulle chiacchiere. Sono qui perché volutamente qualcuno mi ha messo a capo di un sistema al quale sono estraneo. I risultati che abbiamo ottenuto con la cosiddetta “triade” alla Juve (Moggi, Giraudo e Bettega, ndr), sono stati conseguiti sul campo». Moggi, nel corso della sua autodifesa, ha citato due testimoni «eccellenti»: il tecnico del Manchester United, Alex Fergusson, e il giornalista Enzo Biagi: «Fergusson – ha detto Moggi ricordandone una recente intervista – ha parlato di me come di un manager straordinario che resta il top tra i dirigenti. Quanto a Biagi, all’indomani della sentenza sportiva, parlò di un giudizio “pazzesco”, basato sul nulla».
Moggi continua a sostenere che nessun illecito venne commesso dalla Juventus e che non vi fu alcun complotto o disegno criminoso che vedeva gli arbitri italiani schierati in favore della Juve. «L’Inter – ha insistito – non si può permettere di dire che perdeva per colpa degli arbitri se poi vendeva dei campioni come Seedorf e Pirlo per comprare gente come Gresko, Coco, Vampeta e Taribo West. È per giocatori come questi che perdevano». Capitolo schede telefoniche. Anche su questo versante Moggi ci va giù duro. «Quando fui interrogato, il pubblico ministero Narducci, incurante della presenza dei miei avvocati, mi disse, con un sorriso: “Moggi, ma lo sa che lei adesso è finito? Ai pm (con Narducci c’era anche il pm Filippo Beatrice, oggi in servizio alla Direzione nazionale antimafia, ndr) spiegai che le schede servivano perché c’era dello spionaggio industriale e infatti dopo poco emerse lo scandalo Telecom. Per questo furono comprate quelle schede che segrete non erano, e che utilizzavo solo per fare il mercato. Mercato che non è vero si faccia nel mese di agosto, perché io Zidane l’ho comprato a inizio anno». Subito dopo è intervenuto il difensore di Moggi, avvocato Maurilio Prioreschi, che ha chiesto l’assoluzione dell’ex dg bianconero. Prioreschi ha anche chiesto la trasmissione alla Procura degli atti di tutta l’inchiesta perché si possa verificare l’esistenza dei reati di calunnia a danno di Luciamo Moggi, di falso ideologico e di abuso d’ufficio.

La Redazione

A.S.

Fonte: Il Mattino

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