Napoli, è flop abbonamenti: tre aspetti spiegano il fenomeno

Gli stadi italiani sono sempre più vuoti, e questa non è certo una novità della ultima ora. Il calcio virtuale di cui aveva parlato sin dall’inizio della sua esperienza alla guida del Napoli, Aurelio De Laurentiis, si è imposto a discapito del tifo più emozionale, più passionale. Ha soppiantato il tifo da stadio, nonostante campagne pubblicitarie incalzanti da parte dei singoli club e, in qualche caso, che peraltro riguarda proprio il Napoli, i prezzi bloccati da qualche anno. Un trend tutto italiano: gli stadi di Francia, Inghilterra e Germania sorridono ancora con lo straordinario tutto esaurito ad ogni partita, mentre il campionato di serie A italiano, per ora, premia le neo promosse Palermo e Empoli che hanno raddoppiato gli abbonamenti rispetto all’anno scorso. Almeno la metà degli abbonati dello scorso anno al Napoli ha deciso finora di non rinnovare. E dalle 14.133 mila sottoscrizioni si è passati a 6.300. La campagna abbonamenti è ancora in corso ed è probabile che qualcuno possa ripensarci, aspettare la partita casalinga con il Chievo e decidere di abbonarsi nuovamente.

Ma difficile si possa nuovamente arrivare alle cifre della stagione scorsa. E, sorprendentemente, sono per lo più gli abbonati della due curve che hanno deciso di non rinnovare. Per la prossima gara, il Napoli (come spesso è accaduto anche negli anni scorsi) ha istituito prezzi popolarissimi. Il biglietto di curva costa dieci euro. Una politica che negli anni ha comunque garantito al club il pieno sugli spalti. Dicevamo di seimila tessere, finora. Bisogna anche aggiungere che la cifra rappresenta il record negativo da quando Aurelio De Laurentiis ha acquistato il club. Guardando il grafico si evince che in dieci anni la media degli abbonati si era attestata su quindicimila, con il picco in alto dell’anno della promozione in serie A (22.582mila abbonati) e quello in basso della seconda stagione in serie C (anno 2005/2006), seconda stagione dell’era De Laurentiis. Crollano gli abbonamenti, dicevamo, in molte piazze importanti di serie A. Tiene la Roma e tiene pure la Juventus con le sue ventiseimila tessere, nonostante il passaggio da Conte (tre scudetti di fila) ad Allegri. I due club, peraltro, hanno anche aumentato i prezzi degli abbonamenti. Il confronto con lo scorso anno è impietoso per il Milan nonostante il rinnovo di immagine firmato Barbara Berlusconi e l’arrivo alla guida della squadra di Pippo Inzaghi. Il club rossonero con un significativo lancio pubblicitario sta cercando di rimediare qualche migliaio di tessere e avvicinarsi ai numeri dell’anno scorso. Difficile: sedicimila le tessere rossonere sottoscritte finora rispetto alle ventiseimila dell’anno scorso. Peggio dei rossoneri stanno solo Napoli e Lazio. Quelli della squadra biancoceleste sarebbero oggi addirittura a quasi un quarto rispetto all’anno scorso (settemila su ventitremila). Meglio del Napoli e degli altri club importanti di serie A, in termini di tessere sottoscritte, stanno il Palermo, l’Udinese, il Torino e anche l’Atalanta. Il club azzurro ha i prezzi bloccati da quattro anni e le agevolazioni per donne e bambini. Non sarà un dramma economico importante, il Napoli riesce comunque a fare incassi record per le partite cosiddette di cartello e in occasione delle gare europee. Oltre alla disaffezione o magari alla diffidenza dei tifosi rispetto alle reali ambizioni del Napoli, influisce notevolmente nel calo così significativo rispetto all’anno scorso, le condizioni dello stadio San Paolo e l’incertezza delle licenze Uefa per le gare europee.

Fonte: Corriere del Mezzogiorno

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