Napoli-Plzen 0-3, una “viktoria” pesante per molte ragioni

I cechi buttano quasi fuori dall'Europa il Napoli, su cui si addensano diverse, ulteriori ombre

Il Napoli è praticamente fuori dall’Europa: il ritorno in Repubblica Ceca si giocherà otto giorni prima di Napoli-Juventus e quattro prima di Udinese-Napoli, difficile credere che Mazzarri sceglierà di investire tutte le energie dei suoi per un’improbabile rimonta. A dispetto di quanto dichiarato dal tecnico alla vigilia dei sedicesimi, l’Europa League verrà dunque accantonata per concentrarsi sul campionato.

Quasi sicuramente il più arrabbiato e deluso sarà Edinson Cavani: l’unico a non tradire mai alcun segnale di disinteresse per la competizione europea, anche per l’intento di raggiungere un prestigioso doppio titolo di capocannoniere nazionale e insieme continentale. Ci sarà rimasto male il “Matador”, che ieri sera ha dimostrato anche la sua devozione alla causa comune con una delle solite sgroppate difensive per strappare un pallone agli avversari. Sacrificio obbligato, dato che i suoi compagni troppo spesso hanno peccato di scarso agonismo, lasciando giocare il Viktoria con troppa libertà.

A tal proposito, si potrebbe parlare del solito difetto geometrico di un baricentro eccessivamente basso, che finisce per concedere troppo campo all’undici rivale; oppure sottolineare il cambio di modulo che, con l’uscita di Gamberini e l’ingresso di Hamsik, passando al 4-3-3 ha messo in seria difficoltà gli ospiti. Ma simili valutazioni hanno poco peso di fronte ad un problema meno specifico e assolutamente generale: l’approccio tattico, atletico e anche psicologico alla partita. Parlare di “atteggiamento” sembra una vaga definizione astratta, e invece comprende sinteticamente una serie di aspetti concretissimi: il Napoli per tutto il primo tempo è sceso in campo molle e rinunciatario, aspettando passivamente i cechi senza pressing e senza aggredire il pallone, restando lungo e sfilacciato; e in fase di possesso, pochissimo movimento senza palla, inserimenti approssimativi e scarsa cooperazione, con la conseguenza dei consueti errori di misura negli appoggi anche più semplici.

Il Viktoria, dal canto suo, ha giocato una partita tatticamente perfetta, difendendo in sette-otto uomini e portando cinque o sei elementi in attacco. È scontato che una squadra corta giochi meglio: sia in copertura, chiudendo gli spazi, sia in costruzione, semplificando le trame di gioco. Ma per farlo bisogna correre: e il Viktoria ieri sera correva il triplo del Napoli. Un dato che difficilmente si può imputare direttamente all’allenatore, ma resta inspiegabile la ragione per cui i giocatori azzurri si concedano simili black-out, e tanto lunghi, così spesso nell’arco della stagione, e non solo in coppa ma talvolta anche in campionato. I cechi, senza trovare resistenza, hanno potuto sopperire ad una palese inferiorità tecnica (emersa nei primi 15’ della ripresa, quando il Napoli si è svegliato e ha provato la rimonta) con il collettivo, ed hanno imposto il loro gioco. Aggressivo nel primo tempo, fino al meritato vantaggio; attendista ed estremamente cinico nella ripresa, cogliendo di sorpresa la retroguardia azzurra e infilandola altre due volte, per un passivo di 0-3 da record negativo al “San Paolo” per le competizioni europee.

Un approccio opposto, spendendo le energie psicofisiche nei primi 45’, avrebbe garantito al Napoli una strategia assolutamente più conveniente: andando per primi in vantaggio, gli azzurri avrebbero potuto gestire la ripresa con meno dispendio energetico e giocando in ripartenza, come sanno fare a perfezione. Lo 0-1 invece ha stravolto i piani, ha costretto Mazzarri ad impiegare tutte le sue armi migliori, e un po’ di sfortuna e un sorprendente Kozacik hanno fermato l’arrembaggio e smorzato il tentativo di ribaltare il risultato, nonostante quattro occasioni limpide nei primi otto minuti del secondo tempo. E invece, con quattro uomini offensivi e la squadra tutta sbilanciata, il punteggio si è concluso in modo umiliante. Umiliante come i fischi per Donadel, che ha fornito un’altra prova impalpabile al fianco di Dzemaili, adattato a centrale d’interdizione: una coppia che formava un muro di puro burro davanti ad una pur attenta difesa, dove Rolando ha mostrato una certa sicurezza e puntualità, mentre Zuniga ha pagato uno sfortunato errore in un rimpallo.

Il primo quarto d’ora della ripresa non consola, anzi acuisce le perplessità: non tanto l’ingresso di Hamsik (davvero di un’altra qualità, bisogna dirlo), quanto il cambio di mentalità ha messo alle corde il Viktoria in modo vistoso. E ci si chiede perché allora la squadra non abbia reso allo stesso modo fin dall’inizio, ma la risposta è già nel fatto che la fiammata è durata solo quindici minuti, prima di esaurirsi e riproporre un brutto copione, diverso solo nelle modalità, visto che la ripresa è stata più spettacolare grazie alle due squadre ormai lunghe (perché stanche) e scoperte.

E la stessa differenza qualitativa vista con Hamsik  lascia spazio a qualche interrogativo sull’organico: El Kaddouri, pur dotato e volenteroso, ha sbagliato troppi passaggi, spesso tardivi per lentezza di elaborazione; ma soprattutto al centro del campo avrebbe dovuto essere risolta la mancanza di sostituti di Inler e Behrami, visto che Dzemaili è palesemente più utile in fase offensiva che difensiva, mentre Donadel resta improponibile dal primo minuto in partite che contano. Il tutto mentre Radosevic si faceva notare con la Primavera, ma resta più di un dubbio sul fatto che l’innesto di un solo giovane avrebbe cambiato la situazione.

Ora che resta soltanto il campionato, sperando che non ci siano sfortune e infortuni, Mazzarri potrà disporre stabilmente del suo undici migliore e giocarsi il tutto per tutto in una sola competizione. Ma la società deve riflettere bene, per la prossima stagione, sulla composizione della rosa, che ha davvero troppo divario fra titolari e panchina. E adesso che pare sempre più certo l’addio di Cavani (mentre si vocifera come Inter e Juventus siano già pronte a soffiare Icardi e Muriel ai progetti futuri del Napoli), i tifosi dovranno pregare che Hamsik non faccia lo stesso, perché senza la qualità dei due-tre fuoriclasse che ha, il Napoli deve decisamente ridimensionare le proprie aspettative.

A cura di Lorenzo Licciardi

Tufano

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