Napoli, sei rivali a misurare le speranze per il nuovo anno

Con le feste natalizie e il campionato fermo, la pausa invernale favorisce l’occasione per tirare bilanci. Tifosi e critici sono quasi tutti concordi che il 2011 del Napoli sia stato straordinario: un terzo posto nella scorsa stagione, che quasi fino alla fine ha permesso di cullare il sogno-scudetto, pensiero che ai piedi del Vesuvio era ormai un lontano ricordo; piazzamento che soprattutto ha significato qualificazione diretta ai gironi di Champions League. Le meraviglie non sono finite perché l’autunno degli Azzurri ha regalato un’altra sorpresa stupefacente, proprio in Europa. Un sorteggio sfortunato aveva spedito il Napoli in un girone di “titani” e nessuno, a parte i tifosi del San Paolo che sembrano non temere rivali, avrebbe scommesso sul passaggio del turno dei partenopei. E invece la squadra di Mazzarri ha sbalordito l’Europa intera, eliminando i colossi del Manchester City ed esibendo bel calcio negli stadi europei più prestigiosi degli ultimi anni.

 

Eppure, nonostante le gioie che questo 2011 ha portato con sé, non sono mancate le critiche degli esperti e le difficoltà concrete. Messa un attimo da parte l’impresa di Champions, il campionato di Serie A sta vivendo un momento di cambiamento e incertezza, del quale il Napoli non ha saputo approfittare, anzi ne è stato forse la maggiore vittima. A conti fatti di grosse sorprese non ce ne sono: le 6-7 squadre che secondo le previsioni dovevano giocarsi i primi posti sono tutte lì. Il Milan, dopo un avvio a rilento, è tornato in cima alla classifica ed è la squadra da battere. La Juventus, dopo l’ennesimo mercato estivo dispendioso, ha finalmente accontentato i desideri dei suoi tifosi: acquisti stavolta azzeccati, il nuovo stadio ma soprattutto il carattere di Antonio Conte sembrano aver invertito la rotta e restituito ai bianconeri la sicurezza e la classifica che ormai mancavano dai tempi di Calciopoli. La Roma ha anch’essa realizzato esattamente quanto era da pronosticare: per una squadra in grosso cambiamento, con un allenatore finora estraneo al calcio italiano e molto votato alla sperimentazione, c’era da aspettarsi proprio quanto visto fin qui, ovvero prestazioni altalenanti, soprattutto nei risultati. E poi c’è il Napoli che, pagando caro qualche errore e scontando il ritorno in alto delle rivali, proprio con la Roma chiude il gruppo delle sette squadre di testa: era ormai da molti anni che il campionato si limitava a una lotta a due o a tre, ed è lontana più di un decennio l’epoca delle “sette sorelle”, con la Fiorentina di Batistuta e il Parma di Crespo in mezzo alle consuete big. Proprio l’affascinante riproposizione di una corsa a sette merita un’analisi approfondita delle squadre di testa, ora che il campionato è prossimo al giro di boa.

 

MILAN I rossoneri sono squadra solida e ben armonizzata, che si conosce a memoria e concilia l’esperienza degli anziani con l’esplosività dei giovani. Non a caso, accanto al “senatore” Seedorf e al leader Ibra, brillano le prestazioni di Boateng, Nocerino, Abate, oltre a quelle di “giovani vecchi” come Thiago Silva, insostituibile al centro della difesa. Qualche neo c’è, come il rendimento di Pato e la salute di Cassano, ma se arrivasse Tevez il peso offensivo del Milan risposterebbe l’ago della bilancia vertiginosamente da un lato. La squadra di Allegri è di quelle che impone il suo gioco, attacca con forza e aggredisce gli spazi, a quasi tutti gli avversari non resta che adattarsi. È ancora la favorita per lo scudetto, premesso appunto che il campionato resta una sfida più che aperta.

 

JUVENTUS È la sorpresa di quest’anno: non di certo per il blasone, in virtù del quale i primi posti le  competono per diritto storico, quanto piuttosto per le difficoltà incontrate dopo l’era-Calciopoli. Ma la grande carica di Conte ha risollevato un intero ambiente, riportando in campo grinta e aggressività, valorizzando esponenzialmente le doti di Marchisio, prolungando la vita calcistica di un immenso Pirlo, rivitalizzando Pepe, restituendo a Barzagli le chiavi della difesa, con la sicurezza di Chiellini al suo fianco, e non da ultimo ritrovando in pieno Buffon. Certo, mentre altri come Krasic, Amauri e Toni sono stati abbandonati all’oblio, il progetto di Conte sembra avere successo: una squadra che fa – proprio come il Napoli dell’anno scorso – della velocità e del ritmo la sua arma migliore, capitalizzando così al massimo il gioco sulle fasce, ma sfruttando altrettanto gli inserimenti centrali: non a caso Marchisio è il primo marcatore dei bianconeri. La Juventus è certamente in grado di competere per la lotta-scudetto, ha dimostrato di avere costanza e stabilità e per la posizione di classifica ha un cammino favorevole.

 

UDINESE La squadra di Guidolin non è più una sorpresa: l’anno scorso si è piazzata quarta ed è stata in grado di impensierire chiunque, compreso l’Arsenal nei preliminari di Champions di quest’anno. Persi Sanchez e Inler è meno dirompente e segna di meno, ma Guidolin è tecnico di enorme esperienza e scaltrezza e sa ricavare il meglio dal potenziale di cui dispone: quest’anno i bianconeri di Udine sono più attenti e coperti e non a caso Handanovic e il portiere meno battuto della Serie A. Il contropiede in velocità è il cavallo di battaglia dell’Udinese e finora ha portato i suoi frutti. Di Natale e compagni soffrono le squadre più chiuse e compatte, ma finora l’Udinese ha avuto anche la sorte dalla sua nelle partite più complicate o opache. Forse non lotta per lo scudetto ma è, come già l’anno scorso, una mina vagante.

 

LAZIO L’abilità di Reja e di saper trarre il massimo da sforzi non eccezionali: la Lazio di quest’anno è poco diversa da quella dell’anno scorso, è una squadra poco spettacolare e senza fronzoli, vince spesso di misura e sa far giocare male gli avversari. In più, però, ha Klose, centravanti di grande esperienza e di caratura mondiale, e soprattutto è uomo-squadra com’era l’anno scorso Cavani per il Napoli. Fra le sette in lotta la Lazio è forse quella che impressiona di meno e che ha meno margini di miglioramento, ma è sempre una squadra difficile da affrontare, ordinata e continua.

 

INTER Molto più a lungo del Milan ha vissuto una crisi iniziale, e non solo di risultati ma anche di gioco, proprio come capitato con Benitez l’anno scorso. Leonardo un anno fa diede la scossa, quest’anno ci sta provando Ranieri con i suoi modi più contenuti e il suo equilibrio. Mourinho, che dopo il suo addio ha lasciato nella Pinetina un deserto psicologico,  insegna che lo spogliatoio e le motivazioni fanno quasi tutto. Ranieri invece con il suo calcio ha trovato altre contromisure: l’Inter di quest’anno sembra la Roma di due anni fa che contendeva proprio all’Inter lo scudetto – vittorie fatte di concretezza, spesso per 1-0, badando al sodo e meno al bel calcio. L’ultima vittoria invece è stata anche roboante e ha visto tornare in campo Forlan e in gol Milito. A gennaio tornerà anche Sneijder e chissà che Moratti non regali qualche nuova pedina (Kucka?) a Ranieri. A proposito di margini di miglioramento, i nerazzurri hanno gettato le premesse di una rimonta, e hanno di certo l’esperienza e la forza per reinserirsi nella lotta di testa.

 

ROMA La Roma di Luis Enrique voleva essere un cantiere, un esperimento giovane, utile a costruire le basi per il futuro. Sembrava un tentativo di nascondersi, invece finora così è stato: tante formazioni provate quanti i turni giocati, molto turn-over nonostante nessun impegno internazionale, diverse proposte tattiche, dalle partite impostate sul possesso palla a quelle costruite sulle ripartenze e scambi veloci. Alla Roma sembrava mancasse proprio un’identità, oltre che un assetto difensivo degno. Pian piano però il calcio “innovativo” di Luis Enrique sembra aver preso parzialmente una forma, sebbene le vittorie siano ancora molto sofferte e talvolta affidate al caso. Di certo la Roma può solo migliorare, resta da vedere se riuscirà a farlo subito o dall’anno prossimo. Difficile che possa inserirsi nei primi tre posti ma è destinata a rimanere nei piani alti.

 

NAPOLI Infine gli azzurri di Mazzarri, fin qui sotto le aspettative in campionato, almeno per risultati  e classifica. Si è speculato in tutti i modi sui diversi passi falsi del Napoli di quest’anno: si è parlato prima del turn-over eccessivo, poi all’opposto della troppa stanchezza psico-fisica, poi si vociferavano distrazioni di mercato, e via dicendo. Si dimentica che il Napoli è alla prima esperienza di Champions League, ma si dimentica soprattutto che il calcio ha una componente imprevedibile e imponderabile, da non sottovalutare: non sono state poche le partite di campionato in cui tutto ha voluto girare storto, e se non può assolutamente essere un alibi, quantomeno dovrebbe essere un lieve freno per le “lingue facili”, perché si fa presto ad osannare le vittorie e a condannare le sconfitte, con il senno di poi. Si può dire forse, in linea più generale, che una pecca del Napoli sia quella di non aver mai davvero trovato nuove soluzioni tattiche, proponendo un tipo di calcio troppo spesso costruito sugli stessi schemi e dipendente dagli stessi uomini. Le piccole, ovvero quelle che si adattano a trovare contromisure per le squadre più quotate, non senza ragione sono quelle che hanno messo in crisi il Napoli quest’anno. Motivazioni anche psicologiche, certo, per ammissione degli stessi protagonisti: investire troppo nelle partite “importanti” ha portato a sottovalutare gli impegni sulla carta più abbordabili. Insomma, i fatti sono che il Napoli è al momento la squadra con più pressione sulle spalle per quanto riguarda il campionato: tutti attendono una rimonta, se non per lo scudetto almeno per riagguantare la zona-Champions. Forse è necessario cambiare qualcosa, creare alternative tattiche, di sicuro qualche nuovo arrivo potrebbe giovare, quel che è certo è che Mazzarri dovrà escogitare qualcosa per ritrovare brillantezza e soprattutto costanza, perché così come non si può recriminare troppo per la sorte avversa, tanto meno ci si può affidare alla buona sorte per sperare in una svolta. E magari occorrerà trovare il modo per far tornare agli Azzurri un po’ di “fame italiana” dopo le inattese mangiate europee.

 

 Lorenzo Licciardi

 

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