Nazionale, Conte: “Italia, ti voglio speciale. In tre giorni ho visto una totale dedizione dei ragazzi”

«Il blocco Juve? Chi è qui lo merita non perché è mio ex Dobbiamo tornare ad essere squadra»

Venti anni fa, a Parma, contro la Finlandia, c’era stato il suo esordio in Nazionale, da mediano juventino. Ma il gioco dei rimandi storici verrebbe meglio se fossimo già a Oslo, 9 settembre. Stessa data, ma anno 2006, di Arezzo-Mantova 1-1. E’ stato allora il debutto di Antonio Conte allenatore, sulla panchina aretina, penalizzata, in una serie B nobilitata da una Juve finita nel fango. I giorni non sono tutti uguali, perché la vita non è una linea retta, che non è solo l’efficace slogan di una azienda internazionale di parquet. Oggi, otto anni dopo, il nuovo ct della Nazionale debutta nel ruolo, nella sua Bari, prima culla della sua pervicace filosofia del successo: «Vincere piace a tutti ma non è per tutti: è per gente speciale. Iniziamo subito a essere speciali!» . Altro che strizzare l’occhio alla cabala (perdere alla prima ha portato poi l’oro a tanti suoi predecessori: da Bearzot a Lippi, in parte a Prandelli). Bisogna fare il pieno: così ha scelto di giocarsela, fin da subito, l’ex tecnico della Juve e nuovo condottiero dell’Italietta smarritasi in Brasile e strapazzata da tutti, correi in testa. Ma siccome di Special one ce n’è già uno, come è noto, dovremo pensare a questa Nazionale, nella mente di Conte, come a uno Special Team. Il suo, chiaramente, da guidare senza paura: «So di essermi preso una grandissima responsabilità, come ct, ma ho la consapevolezza di sapere che dietro di noi c’è un Paese intero, che è in difficoltà; sarei deluso se non riuscissimo a mantenere il nostro impegno: uscire con la maglietta sudata al 95′ non sarà un modo di dire» .

Pressione. Gli annunci muscolari, l’insonnia subito ripresentatasi appena è salita l’adrenalina, insomma il bagaglio contiano che ha caratterizzato le sue stagioni in bianconero riaffiora, ma viene in parte annacquato, non solo dai 40 gradi della sala stampa dello stadio san Nicola. Il commissario tecnico si contiene, per quel che può: ha scelto di presentarsi in azzurro con un volto meno arcigno rispetto al recente passato. Vedremo la tenuta alla prova del campo. Intanto, nelle sue prime parole da selezionatore azzurro, diffonde fiducia a piene mani: «Se continuiamo così ci toglieremo grandi soddisfazioni. Ci aspetta l’Olanda, terza al Mondiale, con valori consolidati. Ma in tre giorni ho visto da parte dei miei dedizione totale, miglioramenti immediati. Ora mi aspetto di vedere le mie idee applicate in campo» .

Tanta juve. La sensazione è che per non correre troppi rischi il blocco Juve sia stato allargato oltre il pronosticabile, dati certi precedenti al tempo della convivenza torinese, leggi l’arrivo di Quagliarella (appena passato al Torino) e Ogbonna, per Osvaldo e Paletta, dopo che era stato recuperato anche Giovinco. Davanti a questo scenario, Conte ha il solo momento di rigidità della vigilia: «Chi è qui è perché lo merita, non perché è un mio ex; e non è detto che debba far giocare chi ha lavorato con me. La verità è che tutti mi hanno dimostrato di essere sul pezzo e di aver capito quello che chiedo. Voglio che torniamo a essere squadra» . Di più, lo Special Team di Antonio Conte. L’Olanda a pensarci bene, e Guus Hiddink, che al nostro calcio ha sempre fatto girare molto i… palloni, sono davvero il modo migliore per capire se tanta fiducia ha ragion d’essere.

Fonte: Corriere dello Sport

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