Oggi a Castelvolturno ci sarà un faccia a faccia tra tecnico e giocatori

Meglio non perdere tempo, perché se ne sono già andati novantatré minuti e pure due punti: meglio capire, intrufolarsi nella testa e nelle gambe del Napoli, provare a decifrare Catania, quell’ora e mezza di tentennamenti, mai una giocata alla Mazzarri, una profondità, un cambio di gioco rapido; mai un’accelerazione, un attacco in massa: ma no, tutti scolaretti che osservano la disposizione del «nemico» e poi si perdono. Come si abbatte una difesa schierata? La domanda da un milione di euro resta lì a galleggiare però stamattina a Castelvolturno, dovendo andare incontro ad un’altra muraglia – stavolta laziale – varrà la pena mettersi a «studiare» per capire come e dove intervenire: se soltanto nelle idee confuse, accecate dal sole; o anche in una improvvisa (e però anche improbabile) involuzione atletica: in fin dei conti, la cara legge del turn-over, applicata in Europa League, ha sottratto un’ora e mezza ai titolarissimi.

INTERVENTI – Il dubbio è sorto spontaneo, già nel ventre di un «Massimino» che a Mazzarri resta sempre lì, come un boccone indigesto, e nella settantina di ore che lo separano dalla Lazio, dalla sfida tra quelle che sino a domenica mattina venivano rappresentate come due anti-Juventus, s’è riproposto: visto il caos, verificata anche l’esistenza della trasferta a genova, sponda doriana, tra giorni sei, vuoi vedere che…? La difesa ha retto, eccome: e allora, si riparte da De Sanctis, da Campagnaro e anche da Canavaro e pure da Aronica, che ne ha giocate tre una dietro l’altra (ed ha saltato gli ultimi venticinque minuti) e non ha praticamente alternative sul suo fianco. Semmai, a questo punto, la turnazione può avvenire sugli esterni.
Meglio non perdere tempo, perché se ne sono già andati novantatré minuti e pure due punti: meglio capire, intrufolarsi nella testa e nelle gambe del Napoli, provare a decifrare Catania, quell’ora e mezza di tentennamenti, mai una giocata alla Mazzarri, una profondità, un cambio di gioco rapido; mai un’accelerazione, un attacco in massa: ma no, tutti scolaretti che osservano la disposizione del «nemico» e poi si perdono. Come si abbatte una difesa schierata? La domanda da un milione di euro resta lì a galleggiare però stamattina a Castelvolturno, dovendo andare incontro ad un’altra muraglia – stavolta laziale – varrà la pena mettersi a «studiare» per capire come e dove intervenire: se soltanto nelle idee confuse, accecate dal sole; o anche in una improvvisa (e però anche improbabile) involuzione atletica: in fin dei conti, la cara legge del turn-over, applicata in Europa League, ha sottratto un’ora e mezza ai titolarissimi.

INTERVENTI – Il dubbio è sorto spontaneo, già nel ventre di un «Massimino» che a Mazzarri resta sempre lì, come un boccone indigesto, e nella settantina di ore che lo separano dalla Lazio, dalla sfida tra quelle che sino a domenica mattina venivano rappresentate come due anti-Juventus, s’è riproposto: visto il caos, verificata anche l’esistenza della trasferta a genova, sponda doriana, tra giorni sei, vuoi vedere che…? La difesa ha retto, eccome: e allora, si riparte da De Sanctis, da Campagnaro e anche da Canavaro e pure da Aronica, che ne ha giocate tre una dietro l’altra (ed ha saltato gli ultimi venticinque minuti) e non ha praticamente alternative sul suo fianco. Semmai, a questo punto, la turnazione può avvenire sugli esterni.
Fonte: Corriere dello Sport
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