Pozzo: “Ho ceduto Inler al Napoli perché con lui sarà scudetto”

La colpa è di Zico.

«Ci contagiò tutti in Friuli e da lì a poco fui travolto dalla passione».

Era il 1983, il calciatore brasiliano rese celebre Udine nel mondo. Giampaolo Pozzo, che a pallone non aveva mai giocato, si occupava solo dell’azienda di legname di famiglia. Tre anni dopo acquistò il club bianconero, nello stesso anno in cui Berlusconi comprò il Milan.
Presidente, cosa pensa quando dicono che l’Udinese è un miracolo?

«Che non lo è. Come si fa a definirlo miracolo? Cambiano gli uomini, gli allenatori, ma siamo sempre lì. Lavoro, idee, uomini giusti, tetto agli stipendi, contratti lunghi, osservatori capaci di scovare giovani in tutto il mondo, allenatori capaci di valorizzarli e farli diventare dei campioni. È un progetto serissimo».

E ora siete anche primi.

«Questo sì che è solo un caso. Abbiamo fatto delle buone partite ma non siamo megalomani: il campionato è all’inizio. Nessuno si illude di finire veramente davanti alle milanesi al Napoli o alla Juventus. Loro lotteranno per il titolo, non noi».

Anche perché a De Laurentiis ha dato un grande campione?

«E mi creda: rimpiango più Inler che Sanchez. Perché lo svizzero ha dei valori umani eccezionali ed è uno dei pochi giocatori che ho avuto in 25 anni amato in maniera incondizionata dall’intero spogliatoio, Con lui vincerà lo scudetto».

E allora perché l’ha venduto?


«Perché siamo una provinciale. Nessun cantante rinuncerebbe a una esibizione al Metropolitan di New York anche a parità di ingaggio. E il Napoli adesso è come un teatro di prestigio».

Poteva prenderlo lei nel 2004?


«È vero, presentai l’offerta alla curatela ma ero circondato da concorrenti spietati. De Laurentiis fu invece bravo a nascondersi e a uscire fuori all’ultimo secondo. Ma non gli ho mai portato rancore
».

Tant’è che Marino, che all’epoca era il suo braccio destro, ne divenne il direttore generale?

«Aurelio non aveva bisogno di me per mettere su la società. È un bravissimo imprenditore del calcio e ha fatto tutto da solo».

Si dice che lei nel Napoli sia una sorta di “socio-amico-occulto”?

«Non è vero. E poi non è neppure consentito dai regolamenti».

Il Napoli, comunque, lo porta nel cuore: con lei ha sempre avuto una corsia preferenziale?

«È vero. Quagliarella e Inler o li davo a loro o me li tenevo. Ma anche con Ferlaino andavo molto d’accordo: gli diedi Carnevale».

E quelli saltati?

«D’Agostino non volle saperne: avrebbe fatto la fortuna sua e del Napoli».

E Sanchez?

«Impossibile trattenere un giocatore che ha un’offerta dal Barcellona»

È vero che Benatia e Isla potrebbero finire al Napoli a gennaio?

«Noi non siamo un supermarket e il mercato lo facciamo solo in estate. Questa cosa mi fa arrabbiare. Non andranno né al Napoli né da nessuna parte. Al massimo compriamo».

Bene. Chi prenderebbe dal Napoli?

«E me lo chiede? Cavani. Che coppia con Di Natale».

Anche Totò poteva venire alla corte dei partenopei?


«È arrivato da Empoli ragazzino, per noi è un mito e Udine lo ama».

Più bravo Mazzarri o Guidolin?


«Io mi tengo il mio, con Spalletti e Zaccheroni i migliori. Anche se ammiro molto Mazzarri».

L’Udinese può vincere lo scudetto?

«Dobbiamo arrivare a quota 40».

Alla storia della salvezza non ci crede più nessuno.

«Non ho detto che l’obiettivo è restare in serie A ma che dopo aver superato quella soglia potremo divertirci di più».

Udine è un modello per molti.

«Questione di risorse. Se le hai puoi fare il Milan, l’Inter, la Juve e ormai anche il Napoli. Se non ce le hai, allora puoi imitare l’Udinese. Siamo ritornati ai tempi delle sette sorelle».

Dopo 25 anni s’è stancato?


«No, il calcio mi diverte ancora».

 

La Redazione

A.S.

Fonte: Il Mattino

 

 

Tufano

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