Prandelli: “Offerte? Avevo un contenzioso col Galatasaray, i club non ti aspettano”

Prandelli: “Offerte? Avevo un contenzioso col Galatasaray, i club non ti aspettano”

Dopo l’avventura terminato con il Galatasaray, Cesare Prandelli torna a parlare. Un’intervista a 360° concessa a Sky Sport, in cui ha trattato numerosi temi, dal passato in Italia alla Nazionale, fino al futuro. “Non ho ansia nel cercare qualcosa – ammette – ma sono motivato. Vorrei tornare in campo e far crescere una squadra. Avevo ansia solo dopo la Nazionale. Ho ancora voglia di vincere ma non credo più ai progetti. Non a caso in Italia non ci sono. L’allenatore va sostenuto”.

La Nazionale, poi il Galatasaray, forse un errore. “Tutti mi dicono di sì. Sono stato preso in giro dal presidente Aysal. Mi disse che aveva un progetto, io inizialmente ero scettico. Ho capito a Vienna che mentiva. Mi fidavo, dopo lui si è dimesso ma i nuovi dirigenti mi hanno rassicurato sulla mia posizione. Invece ci hanno licenziato. Erano dispiaciuti loro, ma entro il 27 dicembre dovevano rientrare nei parametri della Uefa. Alla fine abbiamo trovato un accordo 20 giorni fa. Io volevo tornare subito in campo – continua – avrei accettato anche una squadra di Serie B. Offerte? A livello europeo sì, alcune buone, ma avevo questo contenzioso col Galatasaray, e se chiedi tempo non tutti ti aspettano. Sto pensando di prendere un procuratore”.

“Come sto? Va tutto bene, ho i miei hobby. ‘Rosico’ solo professionalmente parlando. Conte dice che l’Italia è indietro nel ranking per causa mia? Ognuno eredita qualcosa, in 4 anni non abbiamo perso una partita ufficiale, ma solo qualche amichevole. Detto questo non voglio entrare in nessun tipo di polemica. Dopo l’Inghilterra eravamo tutti dei fenomeni, grande preparazione, grande amalgama, poi è cambiato tutto, vecchi e giovani non andavano d’accordo, troppo caldo, troppo sole, troppi bambini. Il tempo sarà galantuomo, vedrete che tutte le nostre proposte del Mondiale saranno utili e interessanti per il futuro. Allenamenti?  In Nazionale ci siamo accorti che c’era poca intensità”.

“In Italia siamo sempre legati a un risultato, una partita ti sconvolge tutto. Dopo quella gara con l’Uruguay mi sono preso la responsabilità di tutti, secondo me uno deve fare così. Non mi piacciono le frasi a effetto. Poi è andata male e tuttora dico che è colpa mia. Se tornassi indietro convincerei Abete a non dimettersi. Ho avuto un ottimo rapporto con la Federazione. Il Mondiale è una ferita aperta. Ci sono mancati giocatori che amalgamavano il gruppo come Diamanti. Per quanto riguarda le mie dimissioni, avevoavvisato il presidente di voler lasciare dopo l’Europeo, dopo però mi ha convinto a rimanere. Conte? Lui è una garanzia, noi in 4 anni abbiamo cercato un gioco internazionale. Balotelli? Farà un grande Europeo”.

“La Nazionale unisce tutti, è un onore allenarla. Ho trovato una federazione che voleva portare la squadra tra la gente, come volevo io. E’ stato magico. Gli esempi? Buffon, De Rossi, Chiellini, Pirlo e Barzagli”. Poi, la conclusione dedicata agli allenatori: “Giampaolo è sottovalutato, Pioli ha fatto un capolavoro mentre Allegri è diventato mondiale. Luis Enrique a Roma ha fatto fatica, ora ha vinto tutto. In 12 mesi si capovolge tutto nel nostro mestiere. Sousa? Al Basilea ha fatto bene”.


Ha conseguito con lode la Laurea Magistrale in “Televisione, Cinema e New Media” presso l’Università IULM di Milano, dopo il percorso triennale di studi concluso con la lode a Napoli al Corso di Laurea “Culture Digitali e delle Comunicazioni” all’Università Federico II. Editorialista de “Il Corriere del Pallone”, è giornalista pubblicista da Gennaio 2010. Lavora nell’Ufficio Comunicazione di Reach Italia Onlus.

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