Quante emozioni per Paolo Cannavaro contro il Parma

I ricordi si rincorrono come fosse ieri. Con il Parma, Paolo Cannavaro ha vissuto i momenti più belli e difficili della sua carriera. Fu lì che debuttò nella massima serie, a maggio del 2000. E con la stessa maglia esordì in Coppa Uefa l’ anno dopo, affrontando il Psv Eindhoven, lo stesso avversario che si troverà di fronte il 4 ottobre, stavolta da capitano del Napoli. E per lui tirerà sicuramente aria di rivincita dal momento che non ha mai dimenticato l’amarezza di quella eliminazione. Il Parma vinse per tre a due nella gara di ritorno ma non bastò per passare il turno.

GLI INIZI – Paolo Cannavaro si ritrovò a giocare nella stessa squadra del fratello Fabio per un eccesso di scrupolo del suo procuratore, Enrico Fedele, all’epoca direttore generale dell’area tecnica parmense. Paolo, infatti, aveva diciotto anni e vantava già due presenze in B quando il Napoli lo convocò per il ritiro della prima squadra. Ma era sprovvisto di contratto ed all’ultimo momento lo invitarono a scendere dal pullman che stava per dirigersi a Predazzo. Sarebbe potuto andare all’estero per un anno e poi rientrare in Italia. Ma Fedele non se la sentiva di fare uno sgarbo al Napoli che viaggiava sempre in cattive acque dal punto di vista finanziario. Così suggerì al patron Tanzi di prelevare il fratello di Fabio ed insieme con lui anche il portiere De Lucia (e persino Floro Flores su cui venne posto il veto). Nelle casse del Napoli confluirono ben due miliardi e duecemilioni delle vecchie lire, risolvendo problemi di iscrizione al campionato ed altro. Così come il fratello Fabio, anni prima era stato valutato sedici miliardi creando le plusvalenze necessarie perchè il club non andasse in rovina.

«Dovetti superare non poche diffidenze – racconta oggi Enrico Fedele – A Parma dissero che avevo imposto l’acquisto di Paolo solo perchè era il fratello di Fabio. Per fortuna, il tempo mi diede ragione. E grazie a Malesani prima e ad Ulivieri poi, il Cannavaro giovane s’impose fino a diventare quello che è oggi: un difensore tenace, capace di districarsi come pochi in una difesa a tre, con buona personalità» .

CON PRANDELLI – Per Fedele sarebbe da Nazionale ma è un tasto che tocca malvolentieri. Se oggi Cannavaro non viene chiamato dal ct, il motivo c’è e risale proprio al periodo di permanenza nel Parma. A quei tempi, Prandelli usava giocare a zona e Cannavaro che in Under 21 giocava a uomo non trovava mai spazio in prima squadra (se non da esterno, in alcune partite). Prandelli gli preferiva Bonera. E da allora, la considerazione è rimasta tale. Ecco perchè il capitano del Napoli, apprezzato anche in Champions League, non approda in azzurro. Una scusa, il modulo di gioco. L’Italia, pur schierandosi speculare al sistema che adotta il Napoli, ritiene comunque di poter fare a meno del gigante della Loggetta, prediligendo Bonucci.
CON DONADONI – Ma domenica, accanto a ricordi di gioventù (l’amicizia con Mutu, suo vicino di casa, i consigli di Thuram e gli incoraggiamenti del fratello Fabio), Paolo Cannavaro ritroverà un allenatore che gli ha mostrato stima in diverse occasioni. Con Donadoni, infatti, il pupillo di Fedele, può vantare l’unica convocazione ottenuta in maglia azzurra (nell’amichevole con il Sud Africa, seppure restò ai margini). E sempre con Donadoni ottenne la chiave di comando della difesa partenopea in quella breve parentesi del tecnico bergamasco a Castelvolturno.  Ma l’amarcord di Paolo Cannavaro durerà un attimo alla ripresa del campionato. Il Napoli, che viaggia a punteggio pieno in classifica, è lanciato verso un altro record: vincere le prime tre partite d’inizio stagione dell’era De Laurentiis; festeggiare con una vittoria le trecento panchine in A di Walter Mazzarri, e possibilmente dimostrare ancora una volta che Paolo non è più il fratello del campione, bensì il perno difensivo di una squadra che vuole dire la sua per la corsa scudetto. E poi, il 4 ottobre, lanciare la sfida agli olandesi dell’Eindhoven che procurarono a Cannavaro junior la prima vera amarezza della sua carriera: l’elininazione dall’Uefa nel giorno dell’esordio in una competizione europea.
Fonte: Corriere dello Sport
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