Questo Cavani è un cannibale. La città sogna

Questo Cavani è un cannibale. La città sogna

Il re è nudo, per una volta appena: nella sua amarezza, in quella tristezza palpabilissima dall’alto – e figurarsi dal campo – che emerge quando il sinistro, strozzato, gli si spegne nelle intenzioni. Il re è solo, con i suoi cattivissimi pensieri, che danzano nel «Tardini» e lasciano tracce nell’espressione un po’ avvilita, apparentemente stanca, e però perplessa. Il re è vivo e il rigurgito d’orgoglio che, minuto 84 lo testimonia, è la rappresentazione d’una immensità scandita dai numeri. Il re è Cavani e non c’è da adombrarsi: perché, stavolta mentre ognuno pensa che sia finita, il lampo accecante è figlio dell’istinto, di quell’avidità che l’ha eletto a totem, di quella leggerezza che l’eleva a un «nipotino» del vento, di quel senso tattico che coglie le cinquanta sfumature d’azzurro e se le gode tutte. 

SUA MAESTA’ – La calcolatrice aiuta, perché ci si potrebbe perdere in quella sfilata di perle che scivolano tra i fili d’erba nella quale va inserita pure la dolcezza d’un dribbling «gelido», da attore e da bomber consumato, una scarica di pathos e di adrenalina, prima di allargare le braccia e farsi di corsa cento metri per andare a spedire i propri baci alla gente. Parma-Napoli era quasi in archivio, senza Cavani, ma in senso letterale: perché il miglior matador s’era notato nella propria area di rigore, uno stopper impeccabile; e invece, nell’altra, qualche scarabocchio. Calma, gente, però: perché quando Insigne è andato a prendersi il pallone nella propria trequarti e s’è messo a passeggiare tra gli avversari, e l’ha cercato, s’è intuito che stava per capitare qualcosa di speciale, ancora una volta. 
IL MOVIMENTO  Mica si arriva così, casualmente, al diciottesimo gol in campionato, il ventisettesimo stagionale in ventisei gare; mica ci si avvicina ancora a
Diciottesima rete in campionato, ventisettesima in stagione. E in sole ventisei partite

Careca e ad Altafini e quindi anche a Maradona, senza avere dentro un richiamo straordinario per il gol. Insigne danza, alza la testa, nota Cavani, che sfila lontano dalla linea difensiva, se ne sta largo, la segue mentre indietreggia, resiste alla tentazione di attaccarla e poi, pum, come un proiettile, parte d’improvviso dopo che Lorenzino ha colto lo spazio, perché a quel punto c’è da afferrare il tempo – ma al volo. Esce Mirante dai pali, gli si pone, gli restringe la «luce», ma i fuoriclasse sanno come destreggiarsi, pure se fossero trapezisti senza rete: e un Cavani senza rete non esiste, lo sussurra la media straripante d’un fenomeno che ormai ha pochi eguali tra i centravanti veri, quelli che una volta chiamavano i «nove».

SLALOM – Riassumendo: lo stop è tenerissimo, di piatto destro, e serve per il primo controllo; e il secondo, invece, è utile, anzi indispensabile per portarsi la palla al di là di Mirante, per lasciarlo accomodare a terra, disteso e disperata; mentre il sinistro, quel piede che poco prima l’ha tradito, stavolta sa già che deve limitarsi ad adagiare la sfera in porta, per la diciottesima volta in questo campionato, per tenere El Shaarawy a debita distanza, per sistemarsi nella scia della Vecchia Signora, per sentirsi sempre più matador – o matad’or, ma che importa ormai? – e insidiare Careca. Tre punti dalla Juventus e tre gol da Careca: c’è l’essenza della perfezione, diamine, in quel genio scaltro della bellezza (canterebbe Fossati), c’è il senso pieno del cannibalismo, c’è la regola Cavani, semplicemente, che sa sempre ciò che vuole e se lo prende a modo suo. Come un adorabile monarca. 
Fonte: Corriere dello Sport
La Redazione
A.S.


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