RILEGGI LIVE – Bologna, Mihajlovic: “Periodo duro per me, non sono un eroe”

Il Bologna, nel prossimo turno di campionato, sfiderà al San Paolo il Napoli di Carlo Ancelotti dopo il pareggio in extremis contro il Parma. Intanto, Sinisa Mihajlovic torna a parlare in conferenza stampa, alla presenza della Dottoressa Francesca Bonifazi, medico dell’Ospedale Sant’Orsola. Ecco quanto evidenziato da IamNaples:

“Ho avuto paura, e ce l’ho ancora. Ora devo riprendere tutto gradualmente. So che più tempo passa più riprenderò le forze. Pendo diciannove pastiglie al giorno, ma le prendo. Perché il mio obiettivo era uscire dall’ospedale: quello era la mia chiusura del cerchio, il dormire a casa mia e non stare sempre in ospedale. Spero dopo questa esperienza di uscirne come uomo migliore. Prima la pazienza non era il mio forte, ora mi godo ogni minuto di ogni giornata. Sembra una cosa da niente, ma prendere una boccata d’aria diventa una cosa bellissima. Ora non parliamo più della leucemia di Mihajlovic, ma di Mihajlovic l’allenatore del Bologna. Io ho lottato ogni giorno in ospedale. Con la squadra ho cercato di essere sempre il più presente possibile. Speravo di vedere in campo un po’ di questa forza e di questo sacrificio. Purtroppo questo non è sempre successo. Devo dirvi che sono molto arrabbiato per i risultati, per il gioco, per l’atteggiamento. Ho parlato coi ragazzi: ora si deve dare il duecento per cento. Dobbiamo riprendere la normalità e a fare punti. E chi non lo fa avrà problemi con me. Sono sicuro che usciremo da questo momento e vedremo il Bologna che io voglio vedere, quello dell’anno scorso e quello visto in alcune partite di quest’anno. I ragazzi sanno se sono contento o no, anche se avessimo vinto contro il Parma non sarebbe cambiato nulla perché la prestazione non mi era piaciuta. Per il Napoli non saprei perché ho visto gli allenamenti sui video, in questi due giorni che sono stato con loro ho rivisto una squadra come la voglio io. Bisogna dare tutto senza guardare in faccia nessuno. Giocherà chi si merita, chi ha coraggio, chi fa quello che gli dico”.

“E’ stato un periodo molto duro per me. In questi momenti il mio più grande desiderio era di prendere una boccata d’aria fresca, ma non potevo farlo. Non mi sono mai sentito un eroe per quello che sto facendo. Sono un uomo, dal carattere forte ma un uomo, con tutta la sua fragilità. E queste malattie non le puoi vincere solo con il coraggio, servono le cure. Voglio dire a tutte le persone malate gravemente che non c’è da aver paura, di piangere e di soffrire. Quello che non devono perdere mai è la voglia di vivere”.

Mihajlovic: “Voglio ringraziare anche tutti gli altri che mi hanno aiutato in questo periodo. Tutto quello che ho visto negli stadi e nel mondo del calcio mi ha fatto sentire protetto. Mi sono sentito parte di una grande famiglia. Ringrazio i tifosi, delle squadre dove ho giocato e allenato, e non. E soprattutto i tifosi del Bologna, che mi hanno fatto sentire come un fratello, come un figlio. Ringrazio tutta la società”.

Dottoressa Francesca Bonifazi: ​”Ad oggi c’è assenza di complicanze cliniche post trapianto. Che è stato regolare. Le condizioni generali sono soddisfacenti. Devo ricordare che occorre sempre cautela. I primi cento giorni sono delicati. Il ritorno alla vita normale di Sinisa avverrà gradualmente, valuteremo di volta in volta la possibilità di essere presente alle partite. Il sistema immunitario è fragile e ancora molto giovane. Questo potrebbe limitare la sua presenza alle partite, ma non limiterà di certo il suo grande spirito guerriero. Ho colto un sentimento di affetto trasversale per lui. Il cerchio non è chiuso, ma siamo molto felici di avere restituito Sinisa al mondo del calcio. Fin qui ci sono stati diversi cicli di cure. Il risultato dopo il primi ciclo è stato molto positivo. In termine generici, il primo obiettivo è ottenere la remissione completa, cioè che le cellulare tumorali scompaiano dal midollo, che riprende la sua normale funzione. E questo è stato ottenuto sin dal primo ciclo.Il secondo ciclo è arrivato con gli stessi farmaci e con lo stesso metodo, ma è stato più breve. Dunque c’è stata la ricerca del donatore compatibile di midollo. Oggi è un mese esatto dal trapianto. Sinisa oggi voleva chiudere un cerchio parlando con voi. Dal nostro punto di vista il cerchio non è chiuso, dobbiamo continuare a monitorare Sinisa”.

Dottoressa: “La complessità relativa alla diagnosi abbiamo cercato di affrontarla mettendo il meglio di tutti noi. Questo vuol dire che vi parla lo fa a nome di tutti i medici, di ogni branca. La storia che noi andiamo a raccontare la potete declinare per tutti i pazienti che vengono in Ematologia, oggi riannodiamo una pellicola e torniamo indietro di quattro mesi nel momento in cui noi abbiamo dovuto fare una serie di accertamenti legati ad esami fatti per un altro tipo. La diagnosi è quella di una Leucemia acuta mieloide. Vuol dire che un tipo dei globuli bianchi fermano la loro maturazione e proliferano senza avere controllo e questo porta il midollo osseo a perdere la sua capacità di produrre le cellule mature”.

Mihajlovic: “C’è grande affetto nei miei confronti, l’ultima volta ci siamo sentiti a luglio e pensavo che fosse giusto fare una conferenza con i medici che mi hanno curato per spiegarvi il mio percorso, il mio stato di salute attuale e cosa andrà fatto in futuro. In questi mesi ho conosciuto dottori straordinari, infermieri che mi hanno supportato, soprattutto questo. Chi più di loro può capirlo e voglio ringraziarli tutti di cuore, e da subito ho capito di essere nelle mani giuste. Senza l’aiuto di tutti non sarei riuscito a fare questo percorso che sta andando bene. Attualmente posso viaggiare solo in macchina con filtri puliti, in treno o aereo non posso andare. La strada è lunga, non sono ancora in condizioni di poter affrontare viaggi lunghi e lucidità oltre alla forza. Mi accorgo che pian piano sto riacquistando la forza, mangio anche se la roba mi fa schifo. Aspetto il 22 Dicembre mia madre che mi prepara la roba serba, lì riprenderò sicuramente peso (ride, ndr). Non ero presente agli allenamenti, mi faceva male e per me faceva la differenza, ci soffrivo. Sapevo che a lungo andare, nonostante i ragazzi siano stati meravigliosi, mi è dispiaciuto sentire “mancava il mister”. Ora torno alla normalità e sono sicuro che si faranno le cose come si deve, l’ho visto anche negli ultimi giorni che si sta alzando il livello e dobbiamo farlo tutti i giorni. Ma io devo essere sempre presente. Loro sono liberi di fare quello che gli dico io”.

Mihajlovic: “Stando in ospedale, l’unica mia distrazione era la lettura, il film, ma sopratutto guardare gli allenamenti. Mi sentivo vivo, anche facendo riunioni con i giocatori incazzandomi, e mi hanno aiutato molto nella quotidianità. L’ultima volta che ho fatto la riunione è dopo la Sampdoria, dove gli dissi che dovevo fare l’ultima chemioterapia, più pesante delle altre e per tre settimane non li ho sentiti. Non ero in grado, per 15 giorni ho avuto la febbre alta, ero un ebete. Mi sono promesso d’incazzarmi di meno, ma non ce la faccio, ma sicuramente avrò più pazienza di prima e sarò più cazzuto. La domenica si sentivano le mie urla per tutto il reparto, le infermiere non facevano entrare nessuno e ripassavano a fine partita. Non vedevo l’ora di vederli in campo, speravo sempre di vedere una squadra ottima, cosa che ho visto qualche volta. Mi sembra normale che, senza un allenatore che gli stia addosso a lungo andare si cala, aspettavo le domeniche chiamando il mio secondo spiegando tutto, sono stato sempre presente. Il problema era quando le partite non c’erano, come d’estate, lì il ricovero non finiva mai”.

Mihajlovic: “Il VAR è utile, ma alcune situazioni non le capisco tipo i falli di mano. Magari non sono abbastanza intelligente per capirlo, ma contro di noi è sempre involontario e in altri campi fischiano rigore. Con il fuorigioco siamo sicuri che non sbagliano, ma io sono contento perchè la tecnologia è utile, magari si devono migliorare le regole. Ci vuole un ingegnere nucleare per capire alcuni falli. Vorrei conoscere il donatore, mi piacerebbe, purtroppo non te lo fanno sapere. Sicuramente farò una lettera per farglielo sapere. Non parlavo con Mancini da 4 anni, per cose nostre, dopo l’inizio della mia malattia ci risentiamo ed è stato uno dei primi a venire da me, parliamo di tutto, anche della Nazionale. Sono contento di aver aggiustato queste cose, cerco di essere sempre pacifico, devo tenermi le amicizie perchè a questa età è difficile trovarne di nuove. Questa malattia mi ha rilanciato le amicizie, ho iniziato a parlare con persone che non sentivo da molti anni. Sono state davvero tante, piacevoli e commoventi. Sono stato contento anche con i bambini che non conoscevo, anche i messaggi di Salvini, Renzi o Eros Ramazzotti. Non ho mai guardato la persona, ma il gesto. Rinnovo? Se è solo per la mia malattia e non per i risultati sportivi non ne ho bisogno”.

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