Ritorna Behrami in campo, l’insostituibile di Mazzarri e Benitez

Unico. Diverso da tutti gli altri centrocampisti in organico. Riconoscibile al di là di quel ciuffo ossigenato che è più di un vezzo. E’ un amuleto, una corazza psicologica dopo il terribile crac al ginocchio con la maglia del West Ham. Valon Behrami, semplicemente insostituibile. Lui che pure sembrerebbe uno dei tanti, di quelli che in fondo ce ne sono tanti. Se ne trovano. Una vita da mediano: corsa, fatica e palla appoggiata al primo che passa, il più vicino, senza rischi né patemi d’animo. Uno tra gli altri. Eppure deve esserci. Sempre. Decisivo com’è per gli equilibri della squadra, l’uomo in più
per qualsiasi assetto, si giochi a tre oppure a quattro. Behrami fondamentale per Mazzarri, importante per Benitez: teorico convinto del turnover e ormai però consapevole che tra i titolari c’è anche qualche titolarissimo.

JOLLY – C’è Behrami. Torna. Stop col Sassuolo, in campo a Genova. Là in mezzo, nei due, sospeso tra difesa e attacco, schermo riflesso del centrocampo, centrale aggiunto tra Albiol e Britos ma sempre pronto a rilanciare l’azione, ad avviarla, ad innescare quelli davanti. La mediana il centro di gravità del suo gioco. E’ da lì che Behrami comanda. Imprime e spezza i ritmi. Va a strappi. Sfianca. Stronca. Instancabile per tutta la partita e in ogni zona del campo. Lo trovi ovunque. Sembra indisciplina tattica, è invece soltanto generosità. Consapevolezza di quelle che sono le sue qualità. «Gli altri hanno i piedi fini, io ho fiato. E corro». Behrami uno per tutti. E per tutto. E’ arrivato a Napoli come un jolly, ora non si muove dal centro. C’aveva provato Benitez a cambiargli ruolo. L’aveva immaginato esterno nel suo Napoli. Basso a destra. Ha gamba, fiato, poteva fare tutta la fascia. Spingere e difendere come quand’era giovane. Un’idea durata il tempo di una chiacchierata estiva, un’ipotesi buttata là su un pezzetto di carta poi appallottolato e buttato via, un’opzione valutata e scartata in piena sintonia.
Behrami centrale, centralissimo nel gioco del Napoli. Lì dove si esalta anche con la sua nazionale, quella Svizzera che l’ha accolto bambino in fuga con la famiglia dalla guerra dei Balcani e che l’ha eletto presto leader. Il gol per la qualificazione ai mondiali del 2006 un vitalizio affettivo per l’eternità. Per il ct Hitzfeld è «il mediano più forte che abbia mai ha allenato». E’ quello che ha fermato Neymar nell’amichevole contro il Brasile: non gli ha fatto toccare palla. Il migliore. Behrami presente. Sempre in formazione. Per gli altri è invece ballottaggio continuo, solito. Che sia la Svizzera oppure il Napoli. Inler e Dzemaili alternativi, spalle perfette, quelli che si giocano il posto accanto a lui. In tre per due maglie. Ma una è sua, di Behrami, l’uomo da campo e da copertina per giornali e tv svizzeri, quello ritratto dal vendutissimo “Blick” in prima con le piume in testa da capo tribù indiano.

DENTRO – Gioca Behrami. Rientra. Una delle poche certezze di un Napoli che è sempre tutto da scoprire. Fino all’ultimo, fino a un’ora prima della partita, fino a che Benitez non tira fuori il suo fogliettino. Spesso sorprendendo. Lui però c’è, dovrebbe esserci. Per scelta e anche un po’ per necessità. Behrami titolare in quello che è stato il suo stadio, Marassi, il più inglese di tutti, là dove l’atmosfera è carica e l’intensità sempre da battaglia: indipendentemente dalla maglia mimetica. Behrami british style. Arrivò in Inghilterra ch’era un timido del centrocampo. Prendeva calcioni e si lamentava. Pure in allenamento. Poi capì l’aria che tirava. La mentalità. E cominciò a correre, pensare e giocare deciso come loro. Un idolo dei tifosi ovunque sia andato. E perciò rimpianto quando è stato ceduto. Firenze ha sofferto, la Lazio l’ha rimpianto. Behrami mai banale e soprattutto mai ruffiano. «Le maglie non le bacio, le rispetto e le onoro sul campo». Detto, fatto.
La conferma nelle cifre. In quei numeri che non mentono mai. E che per lui non sembrano neanche così freddi come per definizione. Behrami la gioia dei fantacalcisti, quello dalla sufficienza in su in tutte le pagelle. Pure se poi non segna mai. E una rete in campionato col Napoli ancora l’aspetta. Il gol, una rarità. L’ha fatto col Benfica in amichevole quest’estate, e quasi non sapeva come esultare. L’ha sfiorato a San Siro, ci riprova adesso a Genova. Arriverà. Prima o poi. La specialità è certamente un’altra, ed è certificata dalle statistiche. Behrami il re dei tackle in tutta Europa la passata stagione. Primo in classifica. Davanti a Vidal, Gonalons e Luiz Gustavo. Behrami il Robin Hood del centrocampo. Ruba palla e scappa. Prende agli altri per dare al Napoli.

Fonte: Corriere dello Sport.

La Redazione.

D.G.

Tufano

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