Roberto Re: «La testa degli atleti va allenata proprio come se fosse un muscolo»

Roberto Re: «La testa degli atleti va allenata proprio come se fosse un muscolo»

Ha guidato la tiratrice Jessica Rossi all’oro olimpico:

«Ragazzi, questa è una faccenda di sinapsi», butta lì lo psicologo Roberto Re, nel suo passato recente consulente di Roberto Mancini prima alla Lazio e poi all’Inter. Per chi non lo conoscesse: Re è quel signore sulle copertine dei manuali di autostima, motivare e motivarsi, come allenare la mente, eccetera. «Prima di ogni gara si deve lavorare tanto per immaginare la sfida, per reggere l’impatto nervoso: perché la testa si allena come un muscolo».
Re, professione mental coach, anche alle squadre di calcio può venire la paura di vincere?
«Certo. Bisogna lavorare per prevedere quello che potrebbe succedere nel corso dei novanta minuti e prevedere tutte le situazioni di difficoltà. Perché nel calcio come negli altri sport, bisogna fare in modo che una difficoltà possa mandarti al tappeto».
Il Napoli fallisce molto spesso le gare della svolta.
«Ma secondo lei quanti minuti Napoli e Juve hanno passato ad allenare la mente a questa gara?».
Penso neppure mezzo.
«Ed ha ragione. Il calcio crede di essere diverso dal tennis o dagli atleti del tiro a volo e pensa di poter fare a meno di questo tipo di attività. Eppure onestamente, spesso si sbaglia in campo proprio perché c’è un calo di tensione, di allerta».
Cosa è meglio fare prima di un match: caricare o smussare l’appuntamento?
«Dipende dallo stato dell’atleta che deve gareggiare: se ti accorgi che la tensione è alle stelle allora devi ridimensionare l’evento, dire che in fondo c’è una seconda possibilità. Anche se magari non è vero».
Juve-Napoli come l’avrebbe preparata?
«Lavorando sulla personalità dei singoli e su quella della squadra che poi è la somma del carisma di ogni individuo».
Alle Olimpiadi ha lavorato con Jessica Rossi.
«Lì è complicato, non puoi stare tanto a far finte che sia una gara come le altre, perché se fallisci poi la stessa gara ti ricapita dopo quattro anni».
Allora?
«Abbiamo previsto tutti i livelli di difficoltà legati a un errore. Ci siamo detti: allora, se sbagli il primo piattello, in pratica una tragedia, dovrai recuperare così… Il trucco è reagire alle difficoltà».

Fonte: Il Mattino

La Redazione

P.S.


La redazione di IamNaples.it

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