San Paolo, lavori a buon punto. Ma la burocrazia mette paura al Napoli e ai tifosi

«Sarebbe una delusione tremenda non giocare al San Paolo contro la Juventus o contro il Barcellona». Peppino ha i capelli ricci e calcia con rabbia il pallone verso la grata del settore distinti che fa da porta alla sua sfida con l’amichetto del cuore che recita la parte del portiere. «Ma il vero Cavani sono io, sia chiaro», replica il ragazzino un po’ più in carne mentre prende un gol non impossibile da parare. I due scuotono la testa. Per spazzar via un cattivo pensiero che sta rovinando molte ore ai ragazzi di Fuorigrotta. Ma il rischio c’è. Eccome se c’è. La richiesta di giocare le gare in casa a Palermo, stadio ”Barbera” nel quartiere della Favorita non è l’ultima provocazione di De Laurentiis nei confronti del sindaco di Napoli in un eterno duello fatto di botte e risposte al limite del cartellino rosso. È un obbligo dovuto al fatto che il Napoli ha problemi legati alla certificazione di agibilità dell’impianto. O meglio, i problemi ce li ha il Comune che è il proprietario dello stadio e che dunque deve rilasciarlo. Sempre che lo ritenga opportuno. Ma le ripercussioni ricadono sul club azzurro. La Figc lo ha ancora una volta ribadito all’head of operations del Napoli, Alessandro Formisano: i club entro il 10 luglio devono indicare un impianto a norma per tutta la stagione. E il Napoli così ha fatto: giocherà a Palermo le partite di campionato. A meno che entro quel giorno il Comune non dia l’ok con un altro attestato. E per essere a norma un impianto deve avere un certificato che dica, in soldoni, che sia sicuro per gli spettatori. Un certificato, per l’appunto, che scade il 30 giugno. Ora, in pratica, l’amministrazione potrebbe decidere per una proroga o una deroga al vecchio certificato (generalmente la comunicazione arriva al Napoli entro il 30 aprile, ma quest’anno non è avvenuto). Ma qualunque sia la strada, il 10 luglio è una data che per la Figc è «da dentro o fuori». Il Napoli questo lo sa. E sa pure che vista la rigidità adottata nei confronti del Cagliari nell’ultima stagione, è impensabile che la Federazione conceda una scappatoia. Tradotto: non potrà presentare in ritardo il certificato. Quelli del Napoli, sul punto, non parlano più. Formisano due giorni fa ha spiegato: «Spero che tutti siano consapevoli che non verranno tollerati ritardi». Il braccio di ferro, le ripicche e il balletto stucchevole di responsabilità resta fuori da questo cantiere aperto che è ancora l’impianto di Fuorigrotta. L’iter burocratico per il rilascio dell’ordinanza per l’agibilità, per fortuna, prosegue a velocità assai meno rapida rispetto ai lavori in corso all’interno dello stadio San Paolo. In questo caso, a dirla tutta, un menu operativo da brivido. Lo stato dei lavori che procedono incessantemente con decine di operai che non hanno fatto un giorno di ferie cercando di realizzare un miracolo, sono a ottimo punto. Quando la delegazione Uefa, l’8 luglio, tornerà a Napoli si stupirà nel vedere realizzate tutte le indicazioni che avevano fatto sì che il San Paolo finisse nella black-list del calcio europeo. In meno di 50 giorni, la ditta individuata dal Napoli ha fatto tutto quello che doveva fare: dalla rimozione delle infiltrazioni d’acqua (ce n’erano ovunque) al ripristino degli intonaci, dalla ricostruzione dei bagni della Curva A al ripristino cupolini della copertura della tribuna stampa, passando persino attraverso una nuova numerazione dei seggiolini e la sistemazione di numerosi varchi d’accesso. Una scaletta serrata che garantirà la licenza Uefa. Ma anche in questo caso, la licenza sarà inutile senza certificato: e così è sempre accesa anche la spia per la Champions League. Ovvio, gli interventi realizzati non è che trasformino d’improvviso il San Paolo nell’Allianz Arena di Monaco di Baviera, ma almeno consentono alla stadio di essere decente, nel rispetto della salvaguardia dell’incolumità delle persone. Fino al 30 giugno, lo stadio è ancora agibile. Dal primo luglio, non lo sarà più. Andare a Palermo, sia per le gare di serie A che per quelle di Champions sarebbe un danno enorme non solo per il Napoli ma anche per l’enorme indotto, per la rete di micro-commercio (anche quello delle bancarelle non autorizzate) che ruota ogni volta intorno alle partite casalinghe del Napoli.

Fonte: Il Mattino

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