San Paolo, terreno di gioco, settore giovanile: manca il salto di qualità della società

Dal settore giovanile al terreno di gioco: le tante sfaccettature di una società che ha ancora tanto da migliorare

La Viareggio Cup è uno spettacolo da gustare, la tradizione del Carnevale si fonde con la fiera dei talenti, con la magia del calcio giovanile senza troppe pressioni ed interessi. Diventa ancora più bello scoprire sui campi di Toscana e Liguria che il Napoli ha un patrimonio tecnico con le leve ’94 e ’96 che solo pochi club in Italia possono eguagliare. L’Inter è la realtà più solida e legittima il suo primato nel calcio giovanile soprattutto con gli investimenti compiuti, non solo nello scouting ma anche nell’organizzazione del vivaio. Quando vedevo gli azzurrini, scorrevano i fotogrammi di un’avventura iniziata da Giuseppe Santoro nove anni fa e dai suoi collaboratori. Girovagando tra gli impianti della Campania in cui erano divise le formazioni giovanili e facendo leva su un budget molto più basso di quello di oggi, quel lavoro ha formato le basi dei successi di oggi, quando la Primavera può ancora sognare il triplete: Viareggio, scudetto e Coppa Italia.

IL SALTO DI QUALITA’, FILO COMUNE TRA VIVAIO E PRIMA SQUADRA- Quante volte abbiamo sentito l’espressione “salto di qualità”, il passaggio da realtà che riesce a sorprendere migliorando nei risultati sportivi a società forte, lungimirante, organizzata capace di portare la squadra stabilmente ai vertici in Italia ben figurando in Europa. Questo step non superato condiziona l’operato del club sia per la prima squadra che per il settore giovanile. Non oso immaginare che valore acquisirebbe il vivaio azzurro in una regione così produttiva in termini di talenti con una struttura di proprietà, all’altezza di quanto fatto a Catania, con Torre del Grifo.

Riguardo alla prima squadra, la sconfitta di giovedì in tal senso è molto importante, lo 0-3 subito al San Paolo dal Viktoria Plzen, che pregiudica la qualificazione salvo un clamoroso miracolo in Repubblica Ceca, fa in modo che il Napoli sia nelle stesse condizioni di due anni fa, concentrato solo sul campionato. Gli azzurri avevano due punti in meno in campionato ma erano arrivati ai quarti in Coppa Italia, uscendo immeritatamente contro l’Inter di Leonardo, e ai sedicesimi di Europa League con la delusione di Villarreal. Il Napoli di Mazzarri, due anni dopo, ha lasciato da campione in carica la Coppa nazionale agli ottavi contro il Bologna ed ha compromesso all’andata al San Paolo il passaggio del turno in Europa League. Si parla tanto di processo di crescita che, però, è avvenuto solo in parte. La squadra è obiettivamente maturata, anche se alcuni elementi soffrono le pressioni: basta vedere i continui gesti di disappunto di De Sanctis nei confronti del pubblico. La società, invece, avanza poco sotto il profilo della mentalità. Il Napoli, a causa anche delle caratteristiche del suo allenatore, uno straordinario interprete della settimana-tipo, sceglie in ogni stagione la competizione a cui dare peso: nella scorsa stagione la Champions League, con la Coppa Italia che fu una sorta d’appendice vittoriosa, quest’anno il campionato. In ogni estate non si è capaci di progettare, in collaborazione con il tecnico, delle scelte che possano rendere il Napoli competitivo su più fronti. L’asse centrale tra centrocampo ed attacco contro il Viktoria Plzen prevedeva Dzemaili, che non ha le caratteristiche per fare filtro davanti alla difesa, Donadel che, insieme a Pandev, mostra dei profondi limiti di condizione atletica, ed El Kaddouri, un giovane interessante da seguire con attenzione ma che certamente presenta un divario enorme con il titolarissimo Marek Hamsik.

LO STOP INTERNO CONTRO LA SAMPDORIA ED IL PROBLEMA BRILLANTEZZA- Francesco Totti sabato sera aveva ridato il buon umore ai napoletani, dopo le brutte notizie di giovedì e venerdi. Purtroppo non solo quelle riguardanti i risultati sportivi, ma anche la morte di Carmelo Imbriani, un professionista che ha vissuto con grande dignità il suo dramma e che il calcio doveva ricordare con maggiore attenzione (il minuto di silenzio a Napoli, Benevento e Genova non basta, bisognava farlo in tutta Italia). L’aspirazione di arrivare a-2 dai bianconeri si è infranta al fischio finale dell’arbitro Doveri. Il Napoli si è scontrato con il muro della Sampdoria, ben messa in campo e brava a chiudere tutti gli spazi agli azzurri. Si è giocato ancora una volta su un campo di patate. Il ds Bigon ha già chiarito che prima dello scontro diretto contro la Juventus ci sarà la rizollatura, ma il problema ancora una volta non sarà risolto definitivamente. La situazione, che si protrae dalla prima partita interna del 2 Settembre scorso contro la Fiorentina, è figlia di alcune scelte sbagliate dalla società in termini di prevenzione e manutenzione del terreno di gioco. Nel gennaio 2012 è saltato l’accordo con la ditta di Francesco Marrone che si occupava del campo e che aveva garantito un terreno di gioco in buone condizioni per circa dieci anni e che segnalava la necessità d’intensificare la manutenzione vista la partecipazione del Napoli alle coppe europee. Le condizioni del terreno di gioco hanno limitato la qualità e la velocità del gioco degli azzurri impegnati nella costruzione della manovra contro la Sampdoria che pensava innanzitutto a difendersi. Il Napoli ha costruito delle occasioni con cui poteva ottenere i tre punti, ma non si può negare che si è assistiti ad una prestazione poco brillante, condizionata da una manovra farraginosa e lenta. Molti elementi non erano al massimo: Insigne, dopo un buon primo tempo, nella ripresa ha accusato i tre giorni di febbre alta vissuti lontano dal campo d’allenamento, Armero è partito bene, poi è sparito prima dell’ingresso di Zuniga, Mesto non è in grado di assicurare una spinta costante e produttiva sulla corsia, Inler continua nel suo rendimento discontinuo andando in difficoltà soprattutto contro le squadre con tre centrocampisti centrali. Il Napoli nella ripresa ha spinto con maggiore frequenza, chiudendo per lunghi tratti della gara la Sampdoria nella propria metà campo proprio perché con il 4-3-3 la squadra riusciva a trovare maggiore profondità dando più pericolosità alla manovra. La tensione, le difficoltà nel gestire le pressioni, i limiti psicologici di un gruppo che, eccetto qualche elemento, non è abituato a vincere sono solo di contorno al concetto principale di Napoli-Sampdoria: gli azzurri hanno palesato un calo di brillantezza reso ancora più evidente dalle pessime condizioni del terreno di gioco, dall’ottima fase difensiva della Sampdoria che ha bloccato il Napoli e la monotematicità del suo sistema di gioco. Le variazioni compiute contro Catania e Roma hanno prodotto dei benefici ed anche ieri sarebbe stato opportuno cominciare con un altro schieramento tattico. La Sampdoria aveva un uomo in più a centrocampo e faceva isolare Insigne sulla sinistra; il 4-3-1-2 invece avrebbe dato maggiore sostanza sulla mediana, più spazi per Hamsik ed avanzato il raggio d’azione di Insigne, rendendolo più pericoloso. Non sempre poi si riesce a rimediare nel secondo tempo, come era avvenuto a Roma contro la Lazio, dove si era visto un’altra prima frazione di gioco disputata sottotono.

90 EURO PER I DISTINTI, CI RISIAMO! I Distinti a 100 euro contro il Chelsea avevano destato scalpore e proprio quel settore era l’unico non gremito in quella sfida magica. De Laurentiis in estate ha definito un errore quella scelta, ma le contraddizioni albergano in casa Napoli, come dimostrano gli esosi prezzi dei biglietti per la sfida contro la Juventus. I Distinti è il settore delle famiglie, la curva (costerà 30 euro con la Juventus) è il luogo popolare per eccellenza, frequentato soprattutto da ragazzi; imporre certe cifre è irrispettoso verso i tifosi. E’ la differenza tra il costo del biglietto e la cura della struttura ad essere inaccettabile: 90 euro per i Distinti per uno stadio in cui non si riesce a garantire le condizioni dignitose del terreno di gioco, con servizi igienici irraggiungibili e non curati, in cui non si è al riparo dalla pioggia in nessun settore. Uno stadio che la Uefa ha definito non a norma, la deroga scade il 31 Marzo per rispettare le indicazioni dell’organismo europeo del calcio. Va risolto il problema stadio, dalle chiacchiere si passi ai fatti, si trovi un accordo complessivo tra la società e l’amministrazione comunale. Lo chiedono soprattutto i tifosi che, se vorranno esserci il 1 Marzo, dovranno tirar fuori fior di quattrini.

Ciro Troise

Tufano

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