Capo e coda per espugnare Milano nella gara meno brillante del Napoli di Benitez

Grande Higuaín e immenso Reina: ci pensano portiere e punta a portare a casa i tre punti

Capo e coda, ovvero Higuaín e Reina: ancora sapore ispanico nella quarta vittoria su quattro del Napoli, anzi cinque su cinque fra campionato e Champions. In tutto, tredici gol fatti e quattro subiti per battere avversarie anche del calibro di Borussia Dortmund e Milan. Molti esami fin qui superati, e si tratta di conferme importanti perché il Napoli ha fatto bottino pieno con squadre piccole e grandi. Ma l’ultima a Milano, che pure è un trionfo prestigioso (dopo ben 27 anni a San Siro), è anche la prestazione meno convincente dell’era-Benitez: per il 2-1 c’è da ringraziare un Higuaín che fa sempre più dimenticare il mito di Cavani e un Reina sontuoso, capace di stravincere un confronto mozzafiato con Balotelli. Parandogli (quasi) tutto, anche un rigore grazie a un gesto tecnico strepitoso e rompendo una lunghissima tradizione positiva dal dischetto per l’attaccante rossonero e della Nazionale. E fra testa e coda c’è, giusto nel mezzo, una partita eroica di Valon Behrami, e non è una sorpresa. Sorprende invece come il resto della squadra abbia piuttosto deluso nella pur vincente trasferta milanese, mancando tanto nel collettivo quanto nella performance dei singoli.

Sarà stata la stanchezza, mentale più che fisica, del difficile confronto europeo col Borussia. Tant’è che i gialloneri tedeschi non sono andati oltre l’1-1 a Norimberga dopo la visita in terra partenopea. Certo, il Napoli visto al “Meazza” non aveva molto a che vedere con quello apprezzato fino alla gara precedente, ma non si può pretendere di più dopo lo sforzo di Champions, tanto meno se anche a Milano sono arrivati i tre punti. Hanno deluso i singoli: Insigne impreciso come non mai, e raramente incisivo; Zúñiga spesso in ritardo, molle e poco reattivo; Dzemaili arruffone e sbadato, e persino Callejón è stato impalpabile e anche lui poco accurato negli appoggi. Si è visto raramente anche Hamsik e il buon Mesto ci ha messo l’impegno e la grinta, ma coi piedi non è un talento, e si sa. In questa cornice, Behrami lottava come un leone, si faceva trovare ovunque (è una novità?) e teneva in piedi un centrocampo forse troppo spesso in inferiorità numerica.

Non solo i singoli, quindi, ma anche l’approccio tattico ha mostrato qualche difetto: le squadre hanno cominciato giocando molto larghe, e questo ha favorito lo spettacolo, splendido nel primo quarto d’ora del match. E quando c’è bel calcio, il Napoli di Benitez va a nozze. Così nei primi cinque minuti ci sono state tre palle gol azzurre prima del vantaggio-lampo firmato da Britos, più che meritato. Ma tolti i primi dieci minuti, il noto Napoli spumeggiante di quest’anno si è spento, e ha ceduto il campo al Milan. Gli esterni, in verità, sono partiti bassissimi fin dall’inizio: forse Benitez, conscio della fatica derivante dagli impegni ravvicinati, ha espressamente consigliato ai terzini di non sprecare troppe energie; ma un baricentro così basso ha snaturato l’identità del Napoli-2013 e ha concesso troppi spazi ai rossoneri, già più folti a centrocampo e in questo modo anche padroni della trequarti e delle fasce.

Ammesso che il deficit di energie giustificasse un atteggiamento prudente, meno ammissibile è la distanza fra i reparti, ovvero la classica “squadra lunga” che il Napoli ha tenuto per gran parte della gara. Anche poco movimento senza palla a dettare il passaggio, e così il pallino è stato quasi sempre in mano al Milan. Per fortuna che ai tiri di Balotelli, in grande spolvero, rispondeva sempre Reina. Anche su rigore (concesso generosamente), il milanista si è visto per la prima volta fermato da un portiere rivale: Reina non è caduto nella tipica trappola del “Balo”, la finta prima del tiro, è rimasto in piedi ma inclinandosi in avanti e guadagnando il metro necessario a respingere con stile la conclusione dal dischetto del centravanti rossonero. Un capolavoro di astuzia e tecnica.

Dall’altra parte del campo c’era Higuaín, un fuoriclasse: capace di impostare l’azione, di lanciarsi in dribbling, di recuperare palloni. E capace di inventarsi un gol dal nulla, una bordata da fuori area in equilibrio precario, che è valsa il 2-0 e di fatto è stata decisiva. Sul doppio vantaggio il Napoli si è seduto fin troppo e il Milan, campione delle rimonte all’ultimo istante, ci ha provato. Proprio come il Borussia al “San Paolo”. E Balotelli un gol (bellissimo) lo ha trovato, ma la rimonta si è fermata lì, nonostante i cambi un po’ “mazzarriani” di Benitez che, visto l’andazzo, più che scuotere i suoi ha preferito assecondarne lo spirito conservativo, e ha tolto i calciatori più offensivi per mettere Pandev, di natura bravo a tener palla, e Inler a centrocampo, mentre l’ingresso di Mertens ha cambiato poco l’assetto.

Nel complesso, ha peccato di timidezza il Napoli visto a San Siro, rinunciando al suo gioco per gestire una gara che si poteva impostare meglio, specialmente se si considera la difesa non imperforabile dei padroni di casa. Per la prima volta si sono visti un atteggiamento poco intrepido e una vocazione al contropiede, che riportava la memoria al Napoli dell’anno scorso. Ma per i tre punti si può fare un’eccezione al bel calcio e allo spettacolo, soprattutto in tempo di affanni e scarse risorse energetiche. Un po’ di turnover in più avrebbe forse fatto bene ma di certo arriverà col Sassuolo. Per ora c’è da godersi il primato e da apprezzare i risultati, fin qui trionfali. E una squadra che vince pure a Milano ormai non può tirarsi indietro dal discorso-scudetto, perché va bene che la Juventus è favorita ma stavolta la vetta non è un’ipotesi utopistica, è un privilegio da mantenere e un obiettivo finale da puntare.

A cura di Lorenzo Licciardi

Tufano

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