Si teme per la vita di Hans Jeppson

Mi chiama un amico da Roma, Paolo De Angelis, tifosissimo azzurro, che sa dei miei sentimenti per i vecchi calciatori del Napoli, gli assi di un tempo, gli assi e i gregari con i quali una certa frequentazione in epoche  più tranquille, quando il calcio era tutta una famiglia e ci si conosceva tutti, facevano nascere simpatie, amicizie, affetti. Mi chiama e non mi dà buone notizie di Hans Jeppson. Tempo fa è caduto, rottura del femore. Operato e rioperato in un ospedale romano. Interventi riusciti. Ma il campione non ha più ripreso l’uso delle gambe. Sono sopravvenute complicazioni renali e cardiache. Si teme per la vita del biondone svedese, piede 42, l’idolo azzurro degli anni Cinquanta. Jeppson ha oggi 88 anni. Vive a Roma, sulla Cassia, nei pressi dell’Olgiata, con la moglie napoletana, Emma Di Martino. Hans “Hasse” Jeppson è nato a  Kungsbacka, un paese svedese di mare a 40 chilometri da Goteborg. Giunse a Napoli con la denominazione di “mister 105”. Lauro lo pagò 105 milioni nel 1952, prima cifra record del pallone. 75 milioni all’Atalanta, dove giocava, e 35 al calciatore su un conto svizzero. Un giornale lombardo titolò: “La Borsa di Milano si trasferisce al Vomero”. A Napoli, per quello che era costato, fu definito “‘o banco ‘e Napule”, titolo che era già toccato a un giocatore degli anni Trenta, Colombari. Jeppson aveva disfatto l’Italia ai Mondiali del 1950. Più che un calciatore, era una polisportiva: esperto tennista, saltatore in alto, sfondatore di reti. Si innamorò di Napoli durante una trasferta in Sicilia dell’Atalanta (in cui giocava). A Napoli prese la nave per Palermo e un giorno ricordò così le sue sensazioni: “Fu la prima volta che vidi Napoli e rimasi incantato. Aveva quell’odore di mare che mi riportava all’infanzia quando stavo sugli scogli di Kungsbacka”. Lauro lo sottrasse all’Inter. Esaltarono le sue doti di cannoniere due ali velocissime, Giancarlo Vitali e Bruno Pesaola.  Il tridente che furoreggiò al Vomero. Memorabili i duelli con gli stopper più duri del tempo, il torinista Nay e il laziale Malacarne. Lo svedese e gli avversari lasciavano il campo con le caviglie insanguinate. Alla terza stagione, calò. Gli attriti con Monzeglio, alcuni infortuni e il desiderio di trasferirsi all’Inter ne appannarono il rendimento. Giocava spesso al Tennis Club Napoli e il flirt con Silvana Lazzarino, graziosa tennista, fu fonte di pettegolezzi e dei rimbrotti di Monzeglio. L’arrivo di Vinicio nel 1956, col progetto di un “tandem atomico”, il brasiliano e lo svedese insieme, naufragò per la mancanza di intesa fra i due che “esplosero” una sola volta: Napoli-Pro Patria 8-1, tre gol di Vinicio, due di Jeppson. Una notte, di ritorno da Roma, dove aveva incontrato i dirigenti dell’Inter, Jeppson sulla sua Alfa 1900 ebbe un incidente sulla “fettuccia” di Terracina. L’auto finì contro un albero. Il giovane autista napoletano, che aveva voluto scansare un cane, perse la vita, Jeppson rimase ferito e saltò l’inizio del campionato 1955-56. Sposò una napoletana, Emma Di Martino, di nota e benestante famiglia. Al matrimonio, celebrato sul Faito, località turistica sopra Castellammare di Stabia, non volle intervenire Lauro, deluso dal rendimento dello svedese che, alla fine della stagione, fu ceduto al Torino. Jeppson giocò un anno ancora e poi smise, a 32 anni.

Fonte: Il Roma

La Redazione

M.V.

Tufano

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