Tony Iavarone: “Cuore e genio, formula magica”

Una metamorfosi felice, che nasconde tre segreti

Il Napoli passa dalla paura al coraggio, esibendo nel finale la faccia feroce di squadra cinica e spietata. Con un micidiale congegno tattico da ultima generazione, che mette insieme l’ordinata operosità di difensori e mediani con fulminei contrattacchi, ha piegato in due la Fiorentina. Un’azione da commando, come il gol di Dzemaili del 2-0. Ci ha messo qualcosa di suo pure quell’erba ingiallita, decrepita sino all´ultimo ciuffo. Il prato scolorito ha costretto questo Napoli tutto corsa ed avventura a brucare quel che resta dell’erba verde. Pochi e svogliati dribbling, molti passaggi corti di prima, senza mai puntare in profondità. Speriamo che la semina e quant’altro vada presto a buon fine. Guai se in Europa dovessimo presentarci così, con un terreno decisamente indecoroso.
Napoli-Fiorentina era cominciata da un’ora. Gli azzurri, però, sono scesi in campo solo nel secondo tempo. Nel primo si è vista una squadra rallentata, senza ritmo, stordita. Poi? Una metamorfosi felice, che nasconde tre segreti. Tre motivi hanno determinato le reazioni a catena. Il primo: è cambiata la posizione di Insigne, che aveva paralizzato il gioco sulla verticale destra. Era caduto nel tranello di Montella che s’è messo subito a giocare a calcio: il suo marcatore lo costringeva ad infrangersi contro il resto della difesa viola. Il Napoli ne risentiva per un vizio di origine. La difesa a tre arretrava troppo, mal supportata dal centrocampo che non era nè di lotta, nè di governo del gioco. C’era sempre un Boja Valero o un Pizzarro in più. Dove il sovraccarico si rifletteva sulla manovra: era in inferiorità e Behrami soffriva, non combatteva, apriva spesso a destra, tuttavia Maggio risultava irreperibile. Senza accorgersene, spesso, la difesa s’è sistemata a quattro, con Cannavaro che ha coperto a destra, sostenendo meglio Hamsik. Ed è stato ancora Marek la chiave tattica che ha sbloccato strategia e risultato. Ma c’è un terzo segreto. Anche questo è tattico. Va decifrato. Tutto cambia appena lo slovacco lascia la posizione arretrata. Insigne che l’aveva cercato invano, s’illumina. Avanza. Hamsik cerca l’intesa con il piccolo neo nazionale di Prandelli. Il bel secondo tempo vede protagonista Marek. Bene. La società – oltre a Cavani – ha bloccato Hamsik fino al 2017. Visto che anch’egli è molto conteso, meglio schivare i giochi ambigui di mercato. Splendido pezzo di futuro. Solida base per una squadra che va ancora potenziata, ma che ambisce già quest’anno una classifica migliore. Deve, però, essere meno smemorata. Deve perfezionare questa formula diversa, avulsa dalle incursioni di Lavezzi.
Il Palermo agilmente piegato, ma il primo tempo della Fiorentina fa riflettere. Montella, temendo del Napoli l’innesco offensivo, lo ha isolato per 60’. Non ha offerto ai difensori, schierati ancora una volta a tre, incontri ravvicinati. Jovetic unica punta ha stanato la retroguardia, portandola fuori area, dove Cannavaro e Britos prevalgono negli anticipi di testa, ma talvolta soccombono a palla bassa. Il Napoli sa, però, essere imprevedibile, a dispetto di chi, conoscendone pregi e limiti, presume di bloccarlo. Dunque si leva un vento nuovo sul calcio, da Napoli supera Milano e lambisce le ambizioni di Torino.

Fonte: Il Mattino

La Redazione

P.S.

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