“Uno su mille ce la fa”- Ferrara (dif. Isola Liri) ad Iamnaples.it: “Sono ad un passo dal sogno”

Iamnaples.it dà vita ad una nuova rubrica. Come sanno i nostri lettori, a noi piace scavare nelle profondità del sistema calcio, raccontando le storie di vita, le emozioni dei tanti protagonisti di questo mondo, non tralasciando quel mondo impropriamente definito “calcio minore”. “Uno su mille ce la fa” è il termine di un ciclo di interviste che realizzeremo a giovani talenti che affrontano le prime esperienze in campionati dilettantistici o in Lega Pro, armati del sogno di approdare nei grandi palcoscenici calcistici ma anche di tanta incertezza sul proprio futuro. Apriamo questo nuovo spazio intervistando in esclusiva Fabio Ferrara, difensore classe ’91 dell’Isola Liri, compagine che milita nella Seconda Divisione della Lega Pro, nel girone B, dove militano anche le campane: Paganese, Ebolitana, Neapolis Frattese, Arzanese ed Aversa Normanna.

Un passo importante per un ragazzo che entra in questo mondo è l’arrivo nel professionismo. In quel momento sei a tutti gli effetti un giocatore di calcio; è un traguardo di grande soddisfazione che ti apre le porte del “calcio che conta” e che permette maggiore visibilità ad un giovane calciatore, che sogna di calcare i campi che sono entrati nella storia. Ma cosa cambia realmente nella vita di un ragazzo che approda al professionismo, soprattutto in giovane età? E’ questo l’argomento principale della chiacchierata con Fabio Ferrara.

 

Iniziando dalle origini, quando e perché ti sei avvicinato a questo mondo?

“Non credo ci sia un momento preciso in cui si inizi a giocare a calcio. Inizi per caso. Ti ritrovi davanti ad un pallone, quattro amici e tante risate. È lì che ha inizio la carriera di qualsiasi giocatore. Sono sempre stato dell’idea che un lavoro, soprattutto se comporta dei sacrifici, deve essere prima di tutto una passione, altrimenti non è destinato a durare. E per me il calcio è sempre stata una grande passione. Sono cresciuto in un “rione” di Caserta, una zona dove non c’erano molti mezzi per divertirsi e ci bastava un “Super Santos” per trascorrere l’intera giornata nel “buon vecchio cortile”. Ancora oggi ho tanta nostalgia di quei momenti, quando il calcio era solo un gioco, senza pressioni e responsabilità. Oggi è tutto diverso.”


Cosa è cambiato? Non ti ritrovi anche oggi davanti ad un pallone?

“Sembra un paradosso ma è tutto diverso. Continuo a fare ciò che amo, ma ho dovuto mettere da parte il divertimento e le risate, per concentrarmi al 100% sul gioco e sul mio ruolo in campo.  È un mondo crudele quello del calcio; difficilmente concede una seconda possibilità. Sono talmente tanti quelli che hanno fame di entrare in campo al tuo posto che il minimo errore è sufficiente a tagliarti le gambe”.


Credi che questa sia la tua grande possibilità o che il meglio debba ancora venire?

“Credo che tutti i giocatori di calcio aspirino alla serie A. Tutti desiderano toccare l’erba di quei campi che sono diventati leggenda. È il sogno di tutti ma è solo per pochi eletti. Quindi il mio scopo principale è ovviamente quello di arrivare ad alti livelli e credo che questa sia una grande possibilità per me, una bella vetrina per mettermi in mostra e far vedere le mie capacità”.


È la prima esperienza per te in una squadra di questa categoria?

“No, già l’anno scorso ho disputato tredici gare in questa stessa squadra. Sono riuscito a ritagliarmi uno spazio importante, nonostante nel mio ruolo ci fossero calciatori esperti in questa categoria. Quest’anno sono partito con la piena fiducia del mister e spero di ricambiarla per il prosieguo del campionato”.


Dove giocavi prima di approdare all’Isola Liri?

“Ho disputato un campionato di Eccellenza nel Gladiator, collezionando 30 presenze e siglando due gol. L’anno precedente ho fatto parte della rosa della Casertana, che in quello stesso anno è uscita vincente dal campionato approdando in serie D”.


Riscontri molte differenze tra l’Eccellenza e la categoria in cui giochi ora?

“La differenza sostanziale è nella maggiore organizzazione e competenza dello staff tecnico; un fattore importante è, per esempio, la sicurezza durante le partite, che in Eccellenza scarseggiava. Dal punto di vista tecnico, non riscontro molte differenze tra i ragazzi che giocano con me o con cui mi scontro oggi e i giocatori che ho incontrato nel campionato dilettantistico; la differenza in campo è data principalmente dal carattere della persona e dalla fame di arrivare che dimostra di avere. La migliore presentazione per un calciatore rimane, sempre e comunque, il rettangolo di gioco”.


Se davvero «uno su mille ce la fa», e tu non dovessi essere tra quei pochi che arrivano a realizzare il sogno di una vita, cosa farai? Hai già altre idee per il futuro o vorresti rimanere legato all’ambito calcistico?

“Ho vent’anni ed è giusto crearmi valide alternative alla carriera calcistica. Come dicevo prima, l’Isola liri è un importante trampolino di lancio, un’esperienza fondamentale per la mia crescita in questo circuito, ma è giusto pensare al futuro anche con occhio critico. Trascorro in campo la stragrande maggioranza del tempo, tra allenamenti e partite, ma sto portando avanti anche la carriera universitaria e mi piacerebbe poter iniziare una mia attività lavorativa, cercando di conciliare i miei impegni, ponendo sempre al primo posto il calcio, ovviamente. Il sogno di una vita sarà sempre e solo uno, ma non si può vivere solo di sogni. Per ora vado avanti per la mia strada, con grande determinazione e dando sempre il 100% di me stesso in campo e fuori”.

A cura di Marianna Acierno

 

 

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