Vargas: “Sono felice di indossare la maglia azzurra”

Vedi Napoli e poi…: è un lampo negli occhi, l’espressione stupita e un coro che s’alza nella notte di Fiumicino dipinta d’azzurro: benvenuto Edu, urlato in coro da un centinaio di tifosi che sbuca dal nulla e racconta a modo suo – facendo d’un aeroporto un piccolo San Paolo – cosa sarà per Vargas quest’Italia in salsa partenopea. «Sono commosso. E sono molto felice. Sono contento di essere arrivato in una grandissima squadra, darò il meglio di me». Le sette e trenta d’una serata specialissima, con il fuso orario spazzato via dall’emozione e le valigie sorprendentemente strapazzate da un’onda anomala e imprevedibile, gonfiatasi a vista d’occhio con il passa parola e approdata di gran carriera di fronte a quel varco che racchiude l’ennesimo sogno. 

PICCOLO PRINCIPE- Arrivi internazionali, T3, il volo Iberia 7322 atterra con quarantacinque minuti di ritardo e ciò ch’emerge d’una città che straripa d’entusiasmo e inonda Fiumicino con bandiere e sciarpe da lanciare al collo del piccolo principe è la sintesi d’una febbre collettiva, un virus che approda ovunque e che va incontro ad Eduardo Vargas, esterreffato dinnanzi a quel muro umano travolgente, tenuto a bada da una scorta improvvisata da quattro finanzieri, increduli pure loro. «Io posso solo dire che sono felice di essere arrivato in un club importante come il Napoli». Eccolo là, un jeans e una maglietta, un cappellino, il viso stanco per le ventiquattro ore in volo sulla rotta Santiago del Cile-Madrid-Roma e una massa uniforme che lo ricopre d’affetto come dentro uno stadio. «Uno di noi, tu Edu sei uno di noi…..» . E da quel momento, con cinque minuti da luna park, una giostra incontrollabile che fa da sfondo all’arrivo del cileno, il colpo dell’Epifania d’un Napoli di stelle.

L’ACCOGLIENZA- L’auto che aspetta appena fuori è (sarebbe) a due passi ma prima di raggiungerla c’è una faticosa gimkana tra scale mobili e uscite alternative per fendere una folla già pazza di lui, con magliette (bianche) che attendono (e ricevono nonostante la ressa) un autografo e paroline dolci come il miele che mandano in estasi quel sobborgo napoletano trapiantato a Fiumicino: «E’ bello essere qui, darò tutto quello che ho» . Il primo scatto verso il fuoristrada che l’attende, scortato da Maurizio Micheli, l’osservatore 007 che per quaranta giorni è stato in Cile a monitorarlo, da Monica Scozzafava, il capo dell’area comunicazione, e da Giuseppe Spinosa, che ha il compito di condurre Vargas e il suo procuratore sino a Castelvolturno, dove c’è Mazzarri per guidarlo all’interno d’un pianeta ancor tutto da svelare; il secondo, nel pomeriggio, per il primo allenamento. 

CIAO MAMMA- Chi l’avrebbe detto, che Napoli gli si sarebbe parata dinnanzi, rappresentata da uomini, donne e bambini d’azzurro fasciati, in un crescendo d’euforia che paralizza l’aeroporto e richiama l’attenzione generale? L’Italia di Vargas, per ora, aspettando d’infilarsi nello stanzone di Castelvolturno al fianco dei nuovi compagni e poi la presentazione alla stampa della prossima settimana al fianco di Aurelio De Laurentiis, è una nuvola d’effervescente calore che arriva frontalmente, mentre il cileno è al telefono con la mamma per rassicurarle, per dirle che è arrivato, che no, non è stanco ma semplicemente felice: «Di essere in un grande club».   

Fonte: Corriere dello Sport

La Redazione

A.S.

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