A MENTE FREDDA, EP. 27 – Napoli troppo fragile, Giua non aiuta: gli azzurri inciampano di nuovo

Come un fulmine nel bel mezzo di una splendida giornata di Sole, il Napoli ottiene un’altra battuta d’arresto. Gli esaltanti successi contro Lazio (Coppa Italia), Juventus e Sampdoria (campionato) e l’abbraccio ritrovato con i tifosi non bastano agli azzurri (da sottolineare che ieri non c’era allo stadio il tifo organizzato della curva B), che inciampano clamorosamente in casa contro il Lecce. Sconfitta che brucia soprattutto perché c’era la possibilità di accorciare ulteriormente la classifica, occasione sprecata malamente.

Gattuso non è un uomo dalle mezze misure e, dato curioso, anche il suo rendimento da quando allena il Napoli ne è la dimostrazione: 10 le partite giocate, esattamente 5 quelle vinte e 5 quelle perse. “Uno o novanta” direbbero i napoletani. Ciò che più preoccupa il tecnico azzurro, che in conferenza stampa lo ha evidenziato, è la mancanza di compattezza e la grande fragilità di questa squadra, che al primo errore va nel pallone e tira fuori di nuovo i fantasmi del passato. Fantasmi rappresentati, però, anche dagli episodi arbitrali, ma di questo parleremo più avanti. Mercoledì un altro elettroshock contro l’Inter a San Siro nella semifinale d’andata di Coppa Italia, sperando che procedendo così il cuore di questo “paziente” non smetta di battere.

Nel cuore di Napoli-Lecce: l’analisi della partita

LA DIFESA NON REGGE – E’ un dato di fatto: tra i problemi più grossi di questo Napoli c’è la fase difensiva. A testimonianza di ciò vengono in soccorso ancora una volta i numeri, i quali non lasciano spazio alle interpretazioni. Sono 34 i gol subiti dagli azzurri in 23 giornate di campionato, media di circa 1.48 a partita: decisamente troppi per chi alla griglia di partenza era tra le favorite per battagliare con la Juventus. Numerosi gli strafalcioni individuali contro il Lecce a partire da Ospina, che vince nuovamente il ballottaggio con Meret. In una partita dove impostare passando dai suoi piedi non è risultato così necessario, il portiere colombiano palesa grossi limiti tecnici come in occasione del primo vantaggio leccese. Dopo quella di Szczesny che tanto aveva fatto gioire contro la Juventus, stavolta è Ospina a respingere male il pallone apparecchiandolo perfettamente sui piedi di Lapadula. Si rifà con la grande parata su Barak nel secondo tempo che avrebbe tramortito il Napoli molto prima, ma per il resto è risultato poco affidabile. Così come i due centrali Maksimovic Koulibaly, in blocco. Appena rientrati dai rispettivi infortuni e subito gettati nella mischia da Gattuso, disputano entrambi una partita mediocre se non addirittura pessima, specie il senegalese. Ormai è irriconoscibile, in poco più di un anno è passato dal murare un fenomeno come Mbappé a non riuscire a togliere palla a Lapadula che, con tutto il rispetto di questo mondo, non ci sembra un fuoriclasse francamente. Lapadula vero e proprio leader dell’attacco salentino e che ha indotto in errore anche Di Lorenzo, tornato nel suo ruolo originario. Nonostante questo, però, il terzino azzurro compie un errore madornale in marcatura sul centravanti in occasione dell’1-2 del Lecce, che indisturbato piazza il bel cross di Falco alle spalle di Ospina con la testa. Si impegna (come sempre) tanto Mario Rui, che “brucia” la fascia sinistra sovrapponendosi in fase offensiva quando necessario, commettendo anche qualche errore con i suoi cross. Si fa prendere dal nervosismo come suo solito, ma stavolta si può essere bonari nei suoi confronti visto il clima creato dall’arbitraggio che definire discutibile è un eufemismo.

FAME DI GOL… AL CONTRARIO – E nel vero senso della parola, perché Zielinski quel gol nel primo tempo l’ha letteralmente divorato. Tutto solo davanti al portiere il polacco di testa ha fallito un’occasione clamorosa. Per non parlare del passaggio errato a Milik dopo l’ennesima palla regalata dal Lecce in uscita. Nel 2 contro 1 commette un errore di misura madornale nei confronti del suo connazionale che si sarebbe presentato indisturbato di fronte a Vigorito. Errori del genere che poi paghi (e si è visto), perché non si possono sprecare così tante occasioni. Gioca bene ma risulta un po’ confuso l’altra mezz’ala Lobotka, schierato al posto dell’acciaccato Allan. Lo slovacco fa fatica a trovare la posizione in campo, svaria come un vagabondo tra il centrocampo e l’attacco. In compenso, però, la sua qualità palla al piede aiuta tanto il Napoli in fase di costruzione. Riesce comunque a dare una certa quadratura alla squadra insieme a Demme, tornato ad occupare il suo posto di vertice basso. Ancora una volta è lui il metronomo della formazione azzurra, partecipa ad ogni azione che sia offensiva o difensiva riuscendo ad essere sempre efficace: in tutta la partita si conta un solo passaggio sbagliato, il tedesco non brilla solo nel corto ma anche nelle verticalizzazioni. E’ dai suoi piedi che passa il pallone che poi verrà messo in porta nell’azione dell’1-1 ed è sempre grazie a lui che arriva il gol della (fievole) speranza di Callejon, che con un taglio perfetto beffa il centrale leccese Lucioni. Tutto questo nonostante Gattuso abbia deciso di togliere Lobotka e cambiare modulo ad inizio ripresa, scelta che non ha pagato, anzi tutt’altro. Una mossa che come unico risultato ha portato sì la rete del pareggio del Milik ma anche un disequilibrio in mezzo al campo con cui i “contropiedisti” avversari sono andati a nozze.

L’IMPRESCINDIBILITA’ DI MERTENS – Rinnovo o non rinnovo? Addio o non addio? Se ne è parlato tanto, tantissimo, ma la verità è una soltanto: scontento o meno, Mertens è imprescindibile per questo Napoli. Con l’attaccante belga in campo qualcosa succede sempre e anche ieri, guarda un po’, così è stato. A pochissimi minuti dal suo ingresso in campo il folletto col 14 ha fornito l’assist per il momentaneo 1-1. Ma ciò che più colpisce, e che in pochi avranno notato, è il movimento fatto per ostacolare il difensore diretto verso Insigne in quell’azione. Senza quel taglio probabilmente il capitano azzurro avrebbe perso palla sull’attacco di Rispoli, non riuscendo dunque a puntare la difesa del Lecce e quindi scaricare la sfera sui piedi di Mertens, che poi ha imbeccato sul secondo palo Milik. L’attaccante polacco e lo scugnizzo napoletano, prendendo “spunto” da Zielinski, mancano un gol per ciascuno in quella mezz’ora del primo tempo da mal di testa per il Lecce. Non male, invece, la prestazione di Politano. Schierato al posto di Callejon (autore del 2-3 della speranza allo scadere), l’ex esterno dell’Inter fornisce vivacità e pericolosità alle offensive del Napoli dalla destra. Nel corso della gara, tuttavia, il rendimento cala, forse anche per colpa della stanchezza: perde in lucidità e pecca di egoismo in certe occasioni, perdendo palla in maniera banale.

GIUA, L’ALTRO PROTAGONISTA – Non è nell’interesse del sottoscritto farne un trattato sulla preparazione, piuttosto sarebbe interessante capire il motivo dell’atteggiamento assunto dal signor Giua in occasione del rigore solare non concesso al Napoli.

Si potrebbe discutere sulla platealità di Milik (innegabile, per amor del vero), ma se il regolamento recita che ad essere punito dev’essere il contatto tra due giocatori allora non si capisce come questa possa essere simulazione. Non contento, Giua rifiuta incredibilmente l’ “on-field review”, ossia il controllo al VAR. Abisso gli parla, probabilmente glielo suggerisce anche, ma niente e nessuno lo smuove (“Ho deciso io”, esclamerà). Ora, lungi da noi celare i demeriti del Napoli o i meriti giusti del Lecce, però ritenere questo episodio ininfluente ai fini del risultato finale è assurdo anche solo pensarlo. Il rigore avrebbe dovuto essere pur sempre segnato, questo è ovvio, ma con la possibilità di pareggiare i conti ad un quarto d’ora più recupero dal fischio finale chi lo dice che il Napoli non avrebbe raggiunto la vittoria? Ai posteri l’ardua sentenza.

A cura di Giuseppe Migliaccio

Tufano

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