A MENTE FREDDA, EP. 36 – La profezia di Rino su Amin, l’esultanza di José: il Napoli ora è una cosa sola

Per gli uomini di Gattuso è la quinta vittoria di fila in campionato

Continuità, continuità, continuità. Contro la Spal arriva la quinta vittoria consecutiva in campionato, ma per Rino Gattuso ancora non basta. Quella parola risuona come un mantra e sarà così fino al termine della stagione.

Questo Napoli “forza cinque”, però, fa ben sperare. Il lavoro del Gattuso uomo – prima del Gattuso allenatore –  sta dando i suoi frutti. E’ una squadra, quella azzurra, completamente rianimata, sicura di sé e spavalda ma al contempo umile nell’aspettare l’avversario se ce n’è bisogno. Il termine “catenacciaro”, perciò, è una espressione impropria e riduttiva per descrivere questo Napoli.

Gol dopo appena 3′ e raddoppio sfiorato al 6′, coi dati che a fine gara dicono 11 tiri in porta a 3: non male per una squadra tutta dedita alla fase difensiva (come sostengono i professoroni da divano). Ma ora entriamo nel dettaglio del match del San Paolo con la nostra consueta analisi “a mente fredda”.

Nel cuore di Napoli-Spal: l’analisi della partita

 

ORGOGLIO HYSAJ – Minuto 80′. E’ qui che sorge una delle immagini più belle, per qualcuno quasi sorprendente, della gara. Esce Koulibaly, che cede la fascia di capitano ad Hysaj. Lo spettatore poco attento potrebbe non cogliere il valore del momento, ma per Elseid l’orgoglio sale fino alle stelle. Tanti anni di critiche, eppure era pedina fondamentale nello scacchiere di Sarri nell’anno dello Scudetto sfiorato. E’ stato più volte ad un passo dalla cessione e poi è rimasto, senza mai pronunciare una parola scomposta. La verità è che quella fascia l’albanese se la merita tutta per l’impegno e la forza mentale dimostrati come ogni professionista degno di questo nome. Quando si dice: “Prima l’uomo e poi il calciatore”. Parlando delle cose di campo, è stata una giornata tranquilla per lui e, in generale, per tutta la difesa. Si fa infilare in velocità da Reca nell’occasione del pareggio di Petagna, poi l’errore di posizionamento marchiano dell’intero reparto ha fatto il resto. Nel complesso, però, tutto il pacchetto arretrato azzurro si comporta bene, è compatto come non mai. Meret su tutti, che nell’unica occasione nitida della Spal oltre al gol non si fa sorprendere: Valoti ci prova con un tiro velenoso dalla distanza, ma il portiere azzurro tira fuori l’antidoto.

PERSONALITA’ – E’ la parola giusta per riassumere la partita di Lobotka. Fa le veci di Demme e le fa bene, lo slovacco. Soffre in fase di non possesso, è meno “ordinato” del tedesco dice Gattuso ed il ritardo con cui rientra nell’azione del pareggio avversario lo testimonia. In compenso, dispone di una tecnica palla al piede veramente eccezionale. Fa girare la sfera con velocità e, talvolta, tenta qualche strappo in progressione senza alcun timore. Bene anche i suoi compagni di reparto Fabian Ruiz ed Elmas. I tre gol del Napoli vengono tutti dai loro piedi, lo spagnolo da solo ha servito 2 assist. Croce e delizia, però, l’ex Betis Siviglia, che alle due ottime giocate alterna errori grossolani nell’appoggio all’indietro, rischiando di mettere in serio pericolo la squadra. Prova di pura diligenza, infine, per il giovane macedone. Non lascia scoperta la sua zona di campo in fase di non possesso e si inserisce coi tempi giusti al momento di offendere. La rete al 6′ sarebbe stata la ciliegina, ma purtroppo la fortuna ha deciso di rimandare l’appuntamento con lui. Illuminante il lancio nell’occasione del nuovo vantaggio azzurro, per un attimo è riapparsa la celebre scena dell’asse “Insigne-Callejon”.

UN’ESULTANZA CHE DICE TUTTO – Chi non ha notato l’espressione di Callejon al momento dell’1-0 di Mertens? Quasi ha gioito di più lì che quando lo ha segnato lui il gol. Si dice sempre che gli occhi dicono tutto, che la mimica facciale tante volte pronunci parole molto più chiaramente di quanto non faccia la bocca. E il volto di José esprime una sola e immensa cosa: amore. Per questa città, col quale ha instaurato sin da subito un rapporto di affetto reciproco. Per questa maglia, sudata fradicia ad ogni fischio finale di questi 7 intensi anni. Il futuro sembra già segnato, ma “finché c’è vita, c’è speranza” dice il proverbio: pensaci bene, José. Al suo posto entra Younes, che avvera la profezia di Rino Gattuso dopo la sfida col Verona (“Magari con la Spal sarà la partita di Younes”). Il tedesco, alla prima segnatura in campionato, entra in campo col piglio di chi sa già che la butterà dentro. Detto, fatto. Al primo pallone toccato, su cross dalla destra di Fabian Ruiz, arriva la zuccata che chiude definitivamente i giochi. Chi di amore per il Napoli se ne intende è anche lo stesso Mertens, che ieri ha voluto mettere subito le cose in chiaro con i difensori della Spal. Il delizioso pallonetto che supera Letica porta il conto delle reti in azzurro a 123, di cui 14 in questa stagione. L’avvenuto rinnovo ha dato ancora più energia al belga, diventato ormai una macchina da gol al pari dei più grandi bomber della storia. Giganteggia pure Insigne. Il capitano azzurro brucia letteralmente la sua fascia di competenza e accarezza il pallone come fosse suo figlio. Il VAR gli nega la gioia del gol che avrebbe meritato e ancor prima demolisce il palo al volo dopo una splendida triangolazione con Elmas. Gli subentra Lozano, che pare aver imbroccato la strada giusta. Il messicano sfiora la rete dopo pochi minuti dall’ingresso in campo, ma è quando gioca da esterno destro che crea i maggiori pericoli. Fa venire i mal di testa sia a Fares che a D’Alessandro, entrambi ammoniti nel tentativo di fermarlo. Ulteriore nota di merito, questa, per Gattuso, che con la paternale di qualche giorno fa ha saputo riaccendere nel ‘Chucky’ la scintilla la quale, si spera, possa presto trasformarsi in un fuoco ardente.

Si è chiusa una settimana non facile per il Napoli. Hellas e Spal, al di là della differenza di valore dell’organico, rappresentavano ostacoli insidiosi, superati però splendidamente. Ora testa alla sfida delle sfide per i ragazzi di Rino Gattuso. Per quante poche possano essere le speranze di raggiungimento del quarto posto Champions, quella con l’Atalanta rappresenta senza dubbio la gara più importante dopo la finale di Coppa Italia. E’ da queste partite che arrivano i segnali maggiori, quelli che provano la competenza e la maturità di una rosa intera. Tutti per uno, uno per tutti: la forza del gruppo saprà fermare la corazzata bergamasca?

A cura di Giuseppe Migliaccio

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