A MENTE FREDDA – La compattezza dell’AZ impallina il Napoli: esordio da incubo per gli azzurri

La grande attenzione degli uomini di Slot ha la meglio sulla scarsa precisione dei partenopei

Possesso palla 70-30 (%) per il Napoli. Tiri 18 a 4, di cui 6 in porta contro i 2 dell’AZ. Quale miglior riassunto del match di ieri? L’esordio da incubo in Europa League passa per questi numeri, che rivelano chiaramente la poca precisione degli azzurri nei confronti della concretezza degli olandesi, che colpiti dal Covid fanno di necessità virtù e si compattano dietro, aspettando il momento giusto per colpire.

E l’occasione arriva con il giovane Dani de Wit, un interessantissimo classe ’98 di cui sentiremo parlare. Nel frattempo, si gode il momento di gloria in casa AZ. Napoli che dunque si fa sorprendere dagli olandesi, i quali scelgono di negare se stessi e compiono un lavoro certosino in fase difensiva. L’attacco partenopeo, che dell’Atalanta ha fatto ciò che voleva, viene completamente disinnescato, non impensierisce mai realmente gli avversari. I vari Mertens, Osimhen, Politano, Lozano e anche Insigne, ieri tornato a dare una mano ai suoi, sbattono contro il muro rosso. Prestazione e sconfitta che arrivano come un fulmine a ciel sereno, e forse è per questo che brucia ancora di più. Ne parliamo nell’episodio odierno di “a mente fredda”.

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VECCHI FANTASMI – Aleggiano nella mente di Koulibaly, ieri con la fascia da capitano al braccio. Il senegalese torna indietro nel tempo e diventa quello dello scorso anno, cioè la controfigura del vero Kalidou. Tanti errori tecnici e di concetto per il centrale azzurro e il Napoli ne risente. Nel primo tempo un suo stop sbagliato spiana la strada della porta a Sugawara, che fortunatamente non concretizza (d’altronde è pur sempre un difensore). Ma l’errore più grande è ovviamente la dormita sul gol di de Wit, dove Koulibaly si impianta dov’è e non esce a contrastarlo. Dormita, in realtà, un po’ generale, perché neanche l’altro centrale Maksimovic si è dimostrato così reattivo. In compenso, però, l’ex Torino offre nel complesso una prova non così negativa anche se comunque poco brillante. Stessa sorte per Hysaj, che dopo diverse partite giocate molto bene cala di rendimento. L’albanese è anch’egli compartecipe della rete avversaria, il pallone messo in mezzo per de Wit arriva dal suo lato. Ma anche in fase offensiva non rende, tanti errori di impostazione per lui rispetto alle precedenti uscite. In tal senso fa certamente meglio Mario Rui che si rivede in campo. Il numero 6 azzurro ci mette la solita grinta e piazza anche un paio di cross interessanti, non sfruttati a dovere però dalle torri in mezzo all’area avversaria. Gioca bene, invece, Di Lorenzo, l’unico più in palla del pacchetto arretrato. In fase di copertura tiene bene le scorribande di Karlsson, in quella d’attacco offre il suo solito contributo sulla fascia destra, non disdegnando però l’accentramento in mezzo al campo dando ancora più corpo alle offensive del Napoli. Si divora un gol nella ripresa, però, sul solito taglio di Insigne: il terzino azzurro, inspiegabilmente, spinge il pallone all’indietro in area di rigore invece che dirigerlo verso la porta avversaria. Poco da fare e, quindi, poco da dire su Meret, autore di buone (poche) parate ed incolpevole sul gol dell’AZ.

ALMENO LUI CI PROVA – Seppur fumoso in alcune occasioni, almeno Fabiàn Ruiz la cerca la giocata giusta. E più volte la trova, come la splendida verticalizzazione per Mertens al 22′, poi non tramutata in gol. Rendimento alto soprattutto nel primo tempo, pertanto, lo spagnolo mostra le sue doti balistiche con dribbling e passaggi illuminanti. Cala alla distanza, però, e perde lucidità. Fa coppia con lui Lobotka, che fa rifiatare Bakayoko. Lo slovacco, tuttavia, non offre quel quid in più che fa fare il salto di qualità al centrocampo azzurro. Quasi mai affonda il colpo, gioca troppo spalle alla porta rifugiandosi in Koulibaly o Maksimovic.

MANCA IL VELENO – Quante volte l’abbiamo sentita nominare da Gattuso questa parola? Ieri l’ha tirata di nuovo fuori il tecnico azzurro, che a fine gara dichiarerà: “Gli abbiamo fatto il solletico”, altra espressione da lui spesso utilizzata. Ed effettivamente è così, gli attaccanti del Napoli non sono mai stati in grado di pungere realmente l’AZ. Tiri quasi sempre respinti o comunque deviati come nel caso di Politano, che però è l’unico che va più volte alla conclusione e, infatti, è il migliore del reparto offensivo. Prestazione scialba, invece, per l’altro esterno Lozano. Il messicano non trova mai lo spunto decisivo e in due o tre occasioni si fa pizzicare in fuorigioco. Nel secondo tempo tenta una timida reazione, prova a rendersi propositivo, ma è troppo poco il suo contributo. In più, ci mette del suo in compartecipazione con Hysaj nell’azione del gol di de Wit. L’incursione di Stengs sulla destra non trova l’opposizione dell’ex PSV, il che si rivela fatale. In ombra anche Mertens, l’uomo simbolo di questo Napoli insieme ad Insigne. Il belga offre qualità alla manovra azzurra nelle fasi iniziali della gara e riceve sul destro la più ghiotta occasione della partita per gli azzurri, sprecata clamorosamente. Da quel momento in poi, praticamente nulla. Buona prova, invece, per il capitano, che torna in campo dopo l’infortunio. Qualche buon lancio dei suoi lo piazza, alcuni creano anche grossi pericoli all’AZ. La condizione migliore, tuttavia, è lontana, ma è comprensibile. Ci mette tanto impegno ma non basta, infine, per Osimhen. La punta di diamante dell’attacco partenopeo gioca la sua solita partita fatta di onnipresenza e movimenti continui, senza mai pescare però il jolly anche se serve a Mertens la palla che poteva cambiare la partita. Sciupa una grande occasione ad inizio ripresa ciccando un pallone al volo di esterno destro, subito dopo il gol di De Wit il suo colpo di testa è centrale.

L’inaspettata prestazione di ieri è come una mazzata per il Napoli, dirà Gattuso nel post-gara. Nessuno, lui in primis, si aspettava l’inciampo. A complicare le cose ci si è messa la vittoria della Real Sociedad allo scadere. Un colpo che fa male ad inizio avventura internazionale, ma fortunatamente siamo solo all’inizio. Giovedì prossimo gli azzurri sono attesi proprio dai Txuri-Urdin (bianco-blu in basco): lì sì che servirà ingranare la marcia alta. Nel frattempo ritorna il campionato. Dopo il super successo sull’Atalanta, gli uomini di Gattuso sono chiamati alla replica nel derby campano contro il Benevento. Una vittoria convincente rappresenterebbe un carico di benzina importante in vista del futuro, anche in Europa League: conta reagire e subito.

A cura di Giuseppe Migliaccio

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