A MENTE FREDDA – La pazienza è la virtù dei forti: oggi conta solo fare risultato

Continuare a girare il coltello nella piaga fa solo peggio. Il Napoli fatica ancora ma l'importante è camminare

Inutile girarci intorno: il Napoli ha grossi problemi non risolvibili nell’immediato. E anche contro l’Empoli – come l’Udinese formazione sulla carta inferiore e in più privata di alcuni elementi importanti – la fatica è stata tanta. Complice un ampio turnover, i partenopei hanno sofferto la freschezza degli empolesi, meritevoli dei migliori elogi per la qualità con cui curano i propri giovani.

La squadra di Gattuso è disequilibrata, svagata e crolla giù al primo errore. Gli azzurri sono come un’auto con le ruote sgonfie in un luogo deserto dove tocca trascinarsi in avanti perché non c’è l’ombra di un gommista. Tuttavia, è meglio proseguire seppur con sofferenza che stare fermi. Se da un lato le problematiche che affliggono il Napoli sono evidenti, infatti, insistere sul parlarne è inutile.

La cronaca sportiva che ci riguarda lo richiede, certo, ma in momenti così di difficoltà continuare a girare il coltello nella piaga è solo deleterio, piuttosto bisogna prendere atto della realtà e guardare alla sostanza senza piangersi addosso: finché si fa risultato (quella di ieri è la seconda vittoria consecutiva in pochi giorni) è sempre buono. Guardando al bicchiere mezzo pieno, oltre alla qualificazione ai quarti Gattuso riceve il sollievo dai recuperi di Demme e soprattutto Koulibaly, ieri capitano al posto di Insigne.

Nel cuore di Napoli-Empoli: l’analisi della partita

GRAFFIO DELL’EX – Partita dal sapore particolare per Di Lorenzo, ex della serata. Due anni (2017-2019) intensi quelli vissuti all’Empoli e il destino ha voluto che fosse proprio lui, alla prima rete stagionale, ad andare in gol per primo pur senza esultare. Gol a parte, il terzino azzurro offre una buona prova. S’intende a meraviglia con Politano sulla destra e lo supporta costantemente con le sue sovrapposizioni, anche se potrebbe far meglio poi al momento di metterla in mezzo. Così come potrebbe far meglio in fase difensiva, ma la prestazione resta di buon livello. Così come lo è quella del ritrovato Koulibaly, finalmente rientrato dall’infortunio muscolare. Il senegalese è il faro della difesa, probabilmente la fascia da capitano sul braccio lo carica particolarmente. Qualche errore nel palleggio, ma difensivamente è quasi impeccabile. La sintesi è quel tiro deviato all’80’ che dai replay si vedeva essere indirizzato pericolosamente verso la porta.

La presenza del 26 azzurro va anche a beneficio, inevitabilmente, di Rrahmani. Il kosovaro riceve subito la seconda chance promessagli da Gattuso dopo i disastri di Udine e la sfrutta bene, pur non facendo nulla di eccezionale. Un sussulto per lui, però, c’è ed arriva sull’angolo che ha poi portato al gol vittoria di Petagna. L’attaccante azzurro, infatti, beneficia di una respinta di Ricci che salva sulla linea un colpo di testa proprio di Rrahmani: non ci sarebbe stato modo migliore per rifarsi. Debole, invece, l’apporto di Ghoulam sull’altra fascia. L’algerino è il lontanissimo parente di quello che abbiamo avuto il piacere di conoscere, il suo ritardo di condizione è evidente. Spinge ma poco su quel lato e quando riceve palla i suoi cross sono poco precisi. L’unico che fa eccezione è quello da calcio d’angolo che porta poi alla rete del 3-2 dopo una mischia in area. Se non fosse per i due gol subiti, il giudizio di Meret sarebbe stato “senza voto” e questo la dice lunga. Il portiere azzurro, anch’egli alla seconda consecutiva da titolare, non vede praticamente mai la palla dalle sue parti se non in occasione delle marcature dell’Empoli sulle quali, tuttavia, non può nulla. Le due conclusioni di Bajrami sono talmente precise ed angolate da colpire il palo prima di entrare.

METRONOMO – Non fa magie, eppure quando Demme è in campo la differenza si nota. Per Gattuso è la seconda buona notizia dopo Koulibaly il rientro del tedesco, che agisce da vero e proprio metronomo a centrocampo. Detta molto bene i tempi e fa girare il pallone con rapidità, pescando spesso e volentieri i compagni tra le linee. Non si può certo dire lo stesso per il suo compagno di reparto Lobotka, il cui unico gesto degno di nota è un tiro verso la porta nel primo tempo tutt’altro che pericoloso per Furlan che blocca facilmente. Lo slovacco dà la sensazione di essere quasi per nulla parte integrante del progetto e lo scarso minutaggio ne è la dimostrazione. Il tutto si trasferisce inevitabilmente sul campo, dove l’ex Celta Vigo è poco reattivo. Sua la mancata uscita in pressione sul gol del 2-2. Ringrazia Bajrami, che indisturbato calcia in porta e trova la doppietta.

IL TERRIBILE CHUCKY – Per un Napoli a tratti narcolettico Lozano è la scossa continua che lo tiene sveglio. Il messicano trascina ancora una volta i suoi con una prestazione devastante, è l’unico che infastidisce continuamente qualsiasi avversario incontri sulla propria strada con le sue accelerazioni. Brucia Zappella e mette in mezzo un cross perfetto per Di Lorenzo nell’azione dell’1-0, poi al 37′ sorprende ancora il terzino empolese scaraventando alle spalle di Furlan il pallone appena rubato. Manca la rete del 3-2 che probabilmente gli avrebbe consegnato il dieci in pagella al 73′, quando raggiunge un pallone di Insigne destinato a spegnersi sul fondo trasformandolo in palla gol, ma la sfera attraversa tutta la porta senza entrarci. A chiudere i giochi ci pensa Petagna, imprescindibile almeno quanto Lozano in questo momento. L’ex Spal è un riferimento fisso per i compagni col suo gioco di sponda e in più sigla un altro gol decisivo dopo quelli contro Benevento e Sampdoria sfruttando una mischia in area. Il pallone, salvato miracolosamente sulla linea da Ricci, finisce davanti a lui che di destro insacca.

Ancora da rivedere, invece, la condizione del capitano che cede la fascia a Koulibaly. Il pallone tagliato per il gol sfiorato da Lozano è l’unico sussulto della sua breve gara, segnata gravemente dalla rete mancata al 71′. Tutto solo a porta vuota il 24 azzurro impenna clamorosamente la palla. La sua difficoltà mentale, più che fisica/atletica, è ciò che più preoccupa ad oggi. Insigne che subentra a Politano, tornato titolare. L’ex Inter è autore di una buona prestazione rispetto alle ultime uscite, anche se può migliorare. Fornisce diversi palloni ai compagni, specialmente a Di Lorenzo che si sovrappone ripetutamente sulla destra. Tenta più volte la conclusione personale verso la porta di Furlan, ma purtroppo la fortuna non è dalla sua parte come al 57′, quando un suo tiro potenzialmente pericoloso viene deviato ed esce di poco sopra la traversa. Può e deve fare molto meglio, infine, anche Elmas, dal 1′ per far rifiatare Zielinski. Il giovane macedone ha qualità e si vede da come tocca il pallone, ma deve crescere in concretezza. Al 32′ cerca la gloria con una bella serpentina in area di rigore. Va al tiro, che però è debole e Furlan devia in angolo. Al suo posto Fabian Ruiz, che all’84’ non trova per un soffio il colpo di grazia. Si procura lo spazio per andare alla conclusione da una delle sue mattonelle preferite, il palo però gli nega la gioia del gol.

Dopo la parentesi in Coppa Italia, dove al prossimo turno incontrerà una tra Roma e Spezia, è tempo di rituffarsi con la testa nel campionato per il Napoli, che domenica alle 12.30 ospiterà la Fiorentina. Una squadra, quella viola, rilanciata dall’esplosività di Vlahovic sempre più trascinatore. Lunch-match che avrà un sapore speciale: tra le mura dell’impianto di Fuorigrotta, infatti, tornerà José Maria Callejon. Troverà un nome diverso, importante, ma sarà sempre come sentirsi a casa per lo spagnolo che ha vissuto sette anni bellissimi con la maglia azzurra.

Emozioni a parte, gli uomini di Prandelli rappresenteranno una prova decisiva per il Napoli in vista della Supercoppa contro una Juventus in netta ripresa. Conterà ricompattarsi e ignorare, come dice Gattuso, le tante chiacchiere che si sentono o si leggono: il calcio è uno sport di squadra e da squadra si deve ripartire.

A cura di Giuseppe Migliaccio

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