Il Napoli e la crisi dai tre volti: dalla questione ambientale a quella tattica

Il Napoli e la crisi dai tre volti: dalla questione ambientale a quella tattica

Qualche mese fa la definimmo “crisi di progetto”, il Napoli non sta vivendo delle difficoltà passeggere ma un tonfo visto che la caduta è arrivata nella stagione in cui si è alzata l’asticella, quando il monte ingaggi per la prima volta ha superato quota 100 milioni. La priorità assoluta è la questione ambientale, le tre sconfitte consecutive in casa (non accadeva da vent’anni) dimostrano che estirpare il calore del tifo del San Paolo ha rappresentato un altro colpo duro agli equilibri della squadra che, con il sostegno del pubblico, potrebbe, invece, sfruttare i momenti positivi, quelli in cui ritrova fiducia come dopo il gol di Milik contro l’Inter. Da più parti s’invoca un tavolo di discussione, tocca a De Laurentiis fare un passo indietro riguardo all’applicazione severa del regolamento d’uso, la sua volontà può cambiare l’indirizzo seguito dalle forze dell’ordine nell’utilizzo delle telecamere a riconoscimento facciale per infliggere sanzioni in virtù di comportamenti da stadio non violenti: stazionare sulle scale d’emergenza, utilizzare un sediolino diverso da quello indicato sul proprio tagliando. La questione ambientale è la priorità, senza la passione della sua città il Napoli non riuscirà ad andare lontano.

LA SVOLTA TATTICA: UN LAVORO ANCORA “WORK IN PROGRESS”

Non è facile affrontare un cambio radicale nella filosofia di calcio applicata, il Napoli ha scelto questa strada ambiziosa con il passaggio al 4-3-3 e il superamento di quanto aveva proposto Ancelotti. Il Napoli a sprazzi in queste tre partite dell’era Gattuso ha fatto rivedere delle certezze nella proposta: la capacità di lavorare sulle catene laterali, di costruire gioco da sinistra sfruttando Insigne come regista offensivo, l’idea di sfruttare i movimenti di Milik come perno che esce dalla linea avversaria e dialoga con i compagni. La sfida è dare più continuità agli spezzoni positivi: ampi tratti della partita contro il Parma, l’ultimo spezzone della sfida di Reggio Emilia e molti frangenti della prima ora di gioco contro l’Inter. Alcuni miglioramenti ci sono stati ma c’è tanto che ancora non va: il Napoli fa ancora fatica nell’uscita palla e nel tenere il campo perché in mediana non c’è un profilo con le caratteristiche del play e sulle coperture preventive c’è ancora tanto da registrare. Per questo motivo Giuntoli sta pensando a due rinforzi davanti alla difesa: non solo Lobotka del Celta Vigo ma anche Demme del Lipsia. È necessario che i rinforzi arrivino quanto prima per dare a Gattuso la possibilità d’insistere sui meccanismi della squadra con tutti i pezzi del puzzle al proprio posto.

UN GRANDE PROBLEMA DI TESTA

La componente psicologica è determinante in ogni settore della vita, quindi anche nel calcio. Gli azzurri incappano in errori disarmanti, basta ricordarsi del controllo sbagliato da Insigne sullo 0-0 nell’area avversaria, dello strafalcione di Manolas sul terzo gol dell’Inter o della papera di Meret. La perdita di certezze nell’era Ancelotti è stata così devastante che c’è bisogno di pazienza per rialzare la testa. Ritrovare il San Paolo che spinge e non giudica al primo errore fungerebbe da aiuto, c’è bisogno di fiducia, positività, i risultati in tal senso sarebbero la medicina migliore. Portare a termine qualche rinnovo di contratto anche potrebbe dare più serenità ma in tal senso il Napoli si sta già muovendo.


Ha conseguito con lode la Laurea Magistrale in “Televisione, Cinema e New Media” presso l’Università IULM di Milano, dopo il percorso triennale di studi concluso con la lode a Napoli al Corso di Laurea “Culture Digitali e delle Comunicazioni” all’Università Federico II. Editorialista de “Il Corriere del Pallone”, è giornalista pubblicista da Gennaio 2010. Lavora nell’Ufficio Comunicazione di Reach Italia Onlus.

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