Paulo Futre: “Maradona è Dio. Il Napoli merita lo scudetto”

Intervistato dai microfoni di SerieANews.com, queste le parole di Paulo Futre, ex campione di Porto, Atletico Madrid e Milan:

“I miei problemi di salute? Miglioro di giorno in giorno. Fumavo tantissimo e ho abbandonato il tabacco, credo che questa prossima tappa della mia vita senza tabacco, senza sigarette, può essere bella. Ogni giorno va meglio. Credo che Gullit è stato un grande, un mito del calcio. Ma io credo che lì, in quell’anno, avevo vinto la Coppa dei Campioni ed ero stato il migliore della finale col Bayern Monaco. E Gullit aveva vinto solo il campionato olandese. Dopo lui è andato al Milan e fino a novembre ha fatto benissimo, io sono andato all’Atletico Madrid e pure avevo fatto benissimo. Sono stato il miglior giocatore, anche contro il Real Madrid nella vittoria per 0-4. Anche a Barcellona avevamo vinto 1-2. I numeri parlano. Gullit è un grande, è un mito. Ma forse in quel momento meritavo più io. Mi dicono tutti che sia stato poco protetto politicamente, specialmente i miei compatrioti. Se fossi andato al Milan, Real Madrid, Barcellona, a Manchester… Forse avevo vinto non solo il Pallone d’Oro, ma di più. Ma non avrei avuto l’amore, l’affetto, che mi hanno dato sempre i tifosi dell’Atletico Madrid. Qui non sono uno dei tanti, sono qualcuno di importante. Non c’è Pallone d’Oro che tenga. Quando sono venuto a Madrid a vedere Atletico-Porto, c’erano migliaia di persone che mi omaggiavano. E’ stata una cosa unica per me. Faccio l’esempio di Luis Figo, che è stato Pallone d’Oro al Real Madrid, ma forse non ha vissuto l’entusiasmo che ho vissuto io. Ti porto anche l’esempio della moglie di Griezmann. Ha detto che prima al Barça Antoine era uno in più, uno dei tanti, con Messi poi… Mentre all’Atletico sei un mito, per sempre. Ed è la verità. Altrove era uno dei tanti, qui può essere un mito anche quando smetterà. Se terminerà la sua carriera qui potrà esserlo. Quando si sono affrontate Atletico Madrid e Porto è stato un casino. Mercoledì sono venuto a vedere la partita ed ero triste dopo la partita dell’Atletico, ma poi ero felice perché il Porto era alla fase successiva. E’ un casino per me, non è facile. Proprio come l’anno scorso, quando c’erano Milan e Liverpool nel girone. Mio figlio più grande è del Porto e quello più piccolo del Benfica. Ma il più grande vive il mio stesso problema (ride, ndr). Tra Simeone e Joao Felix io credevo fosse una lite come tra padre e figlio. Non era la prima volta che Joao andasse in panchina, ma credo che il problema ora è più grande. Vediamo cosa succederà a gennaio, si parla di tante cose. Non è quello che pensavo, o meglio non è come quando un padre e un figlio litigano. Stavolta è diverso. Non voglio parlare tanto perché voglio bene a entrambi. Io credo che Ten Hag non può fare ciò che ha fatto con Ronaldo. Lo rispetto, ma Cristiano è stato cinque volte Pallone d’Oro. E a uno così non puoi dire di entrare a due minuti dalla fine. Non può fare questo casino. Se Cristiano gli dice di no è un casino, se entra è un’umiliazione. Se non sta bene non lo convoca. Non va in panchina, resta a casa. Se lui non sta bene e va in panchina, dice a Cristiano ‘guarda vai in panchina ma giochi venti minuti’ non due. Ronaldo ha vinto cinque volte il Pallone d’Oro e un allenatore non può fare questo, lo sta umiliando. Cristiano ha fatto benissimo ad andar via. Non lo sta rispettando. Anzi, ripeto, lo sta umiliando. Hai visto cos’ha detto dopo il Manchester City? Non ha messo Cristiano per rispetto. Però dopo due settimane dopo lo voleva far entrare a due minuti dalla fine. Per me è no. Non può dire questo. Ma anche se fosse Messi era lo stesso discorso. Cristiano è un mio amico, è portoghese. Ma se al suo posto ci fosse stato Messi, dicevo la stessa cosa. Leao e il Milan? Non c’è un limite, in tutto. Il Milan cresce, ha vinto lo scudetto dopo tanti anni difficili. Lui è giovane, è fortissimo. Penso che può aiutare il Portogallo a vincere il Mondiale. Io sogno. E’ gratis, no? (ride, ndr). Il mio sogno è vincere il Mondiale e con Leao posso sognare di più. Mourinho l’anno scorso ha vinto la Conference e ha accettato il progetto della Roma, ci crede dal momento in cui ha firmato. Lui ha detto no al Real Madrid. Quando è andato via Zidane, lui aveva già firmato con la Roma, ma poteva andare al Real Madrid. Qualcuno lo ha chiamato, ma ha preferito andare alla Roma e iniziare questo progetto. Era il mio grande sogno. Dopo aver visto Bruno Conti al Mondiale, è diventato un altro dei miei idoli. Dopo averlo visto a Spagna ’82, volevo giocare nella Roma. Ci sono anche stato vicino, ho incontrato il presidente Viola a Madrid, ma poi non si trovò l’accordo coi club. Era il mio sogno. Nell”82 avevo sedici anni e Bruno Conti era per me come Chalana. Poi ci sono stati Maradona, che era un dio, e Conti. Un dio, Diego, due idoli, Chalana e Conti. Tutti mancini, eh (ride, ndr). Il Napoli è in alto da tanti anni. E’ sempre in lotta per lo scudetto. Vediamo se quest’anno ci riesce. E’ una squadra grande. Sempre lì, secondo, terzo posto, sempre a lottare per lo scudetto. Lo merita. Vediamo se quest’anno ci riesce”.

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