Settore giovanile Napoli, la chiesa è tornata al centro del villaggio

Il Napoli, senza un centro di proprietà e investendo meno degli altri, riesce a portare a casa risultati migliori di club come la Juventus

Prendiamo in prestito una frase di Rudi Garcia che ha fatto storia soprattutto nell’ambiente romanista: “Abbiamo rimesso la chiesa al centro del villaggio”.

Si potrebbe affermare lo stesso concetto sul settore giovanile del Napoli che con il lavoro è riuscito a riconquistare un ruolo nella mappa dei talenti della Campania. C’è da prendere atto che una generazione intera è sfuggita, da Mandragora a Donnarumma, passando per gli Esposito, il Napoli ha pagato l’età di mezzo dal regno di Santoro (quello di Izzo, degli Insigne, dei ’96 come Contini, Palmiero e Tutino) alla gestione Grava che guida il vivaio da sei anni.

Le difficoltà non mancano, gli errori anche ma bisogna essere consapevoli di un dato di fatto: il Napoli è tornato ad avere un peso nei rapporti con le scuole calcio, una presenza autorevole nello scouting e nel monitoraggio dei giovani talenti. Si combatte nella “giungla sociale” dei procuratori, degli intermediari, dei genitori che attraverso i figli vogliono andare lontano dai problemi della nostra terra, dalle strutture che non ci sono e dalle difficoltà inaccettabili per un settore giovanile come il Napoli. Non c’è un centro di proprietà, chiusa l’esperienza Sant’Antimo tornando al Kennedy si è compiuto un passo indietro dovendo tornare a condividere il proprio centro operativo con altre realtà, non c’è neanche un servizio di trasporti interno per i ragazzi che abitano per esempio nel casertano. Nonostante ciò, il Napoli sul vivaio porta a casa risultati migliori di altri club che investono di più e viaggiano in una dimensione economica nettamente superiore.

L’esordio di Gaetano, che si è inserito negli equilibri della prima squadra con Ancelotti, è la vittoria che conta di più ma poi c’è un dato da sbandierare con orgoglio: il Napoli porta due squadre su quattro alla final four, non era mai successo nell’era De Laurentiis. Sarà un doppio incrocio con la Roma per Under 15 e Under 17 che non vogliono smettere di coltivare i propri sogni.

Non ci riesce la Juventus che va in Emilia Romagna con l’Under 16, il Milan che si qualifica solo con l’Under 15 e deve raccogliere il disastro della retrocessione della Primavera, la Fiorentina, che punta storicamente sul proprio vivaio, non porta neanche una squadra tra le prime quattro d’Italia. Quando De Laurentiis ha esercitato l’opzione sul contratto di Grava, ha parlato di fiducia a vita. Sono i risultati che parlano, la relazione tra investimenti compiuti e quanto il Napoli comincia a percepire come frutti e, numeri alla mano, l’ex guerriero azzurro in campo sta compiendo un grande lavoro. C’è una traccia anche nell’ultimo bilancio: il settore giovanile continua a rappresentare un asset ritenuto strategico ai fini della crescita del patrimonio aziendale, sul quale la società pone sempre di più una particolare attenzione per l’implementazione e lo sviluppo del potenziale sportivo della prima squadra”.

Il Napoli di De Laurentiis è cresciuto tantissimo, ha raggiunto vette importanti nel rapporto tra le spese e il fatturato netto, la molla per continuare a volare è patrimonializzare e investire proprio sul vivaio, si tratta di una “valvola di sfogo” sempre più importante. Non bisogna portare la luna ma dare forza al lavoro di chi sta portando risultati, negli ultimi anni il Napoli ha sempre perso qualche ragazzo che ha deciso di non firmare il vincolo pluriennale e andare altrove, come Spina (‘2002) finito alla Juventus, Fontanarosa (svincolato dal Napoli, finito prima alla Sampdoria, poi all’Empoli dove ha giocato sotto età nell’Under 17) e Stabile (‘2004) trasferitosi all’Atalanta. Il Napoli è un grande club, non può essere territorio di conquista, per farlo serve alzare il livello: struttura di proprietà e crescita degli investimenti.

Ciro Troise

Tufano
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