Berlusconi: “Nessuna famiglia italiana si può permettere i top investimenti. Sto valutando le offerte”

Berlusconi: “Nessuna famiglia italiana si può permettere i top investimenti. Sto valutando le offerte”

È un Silvio Berlusconi pronto, se necessario, a mettersi da parte per il bene del suo Milan quello intervistato questo pomeriggio in esclusiva dal Direttore di Telenord Paolo Lingua. Negli studi dell’emittente ligure, il presidente rossonero ha parlato dell’idea di cedere il club del quale è alla guida da 29 anni e delle motivazioni che lo hanno portato a prendere in esame questa possibilità. “È vero, ho deciso di vedere se nel panorama mondiale degli investitori c’è qualcuno che possa portare capitali al Milan per consentire al club di essere ancora competitivo ai livelli a cui lo è stato – le parole del numero uno rossonero – Io sono il presidente nella storia del calcio che ha vinto di più, il Milan è ancora oggi la squadra più titolata al mondo, forse verrà raggiunto dal Real Madrid se adesso vince la Champions League, ma tutto è cambiato per quanto riguarda i livelli di spesa”.

A cambiare le carte in tavola “l’entrata nel calcio del Qatar, dei principi arabi… hanno fatto impazzire le quotazioni, pensi che oggi al Paris Saint-Germain il proprietario (Nasser Ghanim Al-Khelaïfi) mette a disposizione 250 milioni di euro all’anno, è quindi impossibile competere con chi spende tutti questi soldi, anche per la mia famiglia che soprattutto negli ultimi anni ha sostenuto spese importanti e che non è più adeguata a ciò che è necessario per essere competitivi ai massimi livelli”. Da qui l’idea di cedere il club, prima di lui a fare un passo indietro l’ex presidente nerazzurro Massimo Moratti. “L’Inter per esempio ha visto la cessione da parte di Moratti a questo Thohir, che peraltro non sembra sia intenzionato o che abbia le capacità per portare i capitali necessari che farebbero dell’Inter una protagonista italiana ed europea. Io invece cerco qualcuno che possa immettere capitali nel Milan per farlo tornare al top, la mia prudenza è quindi giustificata e dovuta dal fatto che voglio andare a fondo e scoprire se chi si propone non veda nel Milan semplicemente un mezzo per acquisire una forte popolarità immediata.

Il Milan è un brand diffusissimo nel mondo, vent’anni fa all’estero si diceva pizza, Mafia e Sofia Loren, oggi ancora purtroppo si dice pizza, Mafia ma si aggiunge Milan. Per questo sono molto attento a scoprire le vere intenzioni di chi si offre di subentrare a me nell’azionariato del Milan e voglio essere sicuro prima di cedere. Pronto a cedere anche la maggioranza? Se arrivasse qualcuno che garantisse ogni anno, per un periodo x, un’immissione a livello di quello che sono le altre grandi squadre, a questo punto mi sacrificherei: e di sacrificio parlo, perché per me venire via dal Milan significa porre fine ad una storia di sentimenti e di cuore che viene dalla mia infanzia, da quando mio padre mi accompagnava allo stadio e da quando vedevo nel Milan e nei giocatori in campo i miei eroi e nella partita la metafora della vita.

Da allora io ho sempre vissuto il Milan non come un’impresa commerciale, i bilanci del Milan sono sempre stati a parte rispetto ai bilanci del mio gruppo, e adesso purtroppo la dura realtà si sta imponendo, ed è la realtà che per essere a livello dei top bisogna avere top investimenti, e nessuna famiglia italiana credo se lo possa permettere”.

Fonte: gianlucadimarzio.com


Ha conseguito con lode la Laurea Magistrale in “Televisione, Cinema e New Media” presso l’Università IULM di Milano, dopo il percorso triennale di studi concluso con la lode a Napoli al Corso di Laurea “Culture Digitali e delle Comunicazioni” all’Università Federico II. Editorialista de “Il Corriere del Pallone”, è giornalista pubblicista da Gennaio 2010. Lavora nell’Ufficio Comunicazione di Reach Italia Onlus.

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