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Pino Taglialatela: “Il Napoli contro il Parma deve tenere alta la concentrazione”

L'ex portiere azzurro: "Con il Chelsea gli azzurri sono favoriti"

L’ex portiere azzurro Pino Taglialatela rilascia un’intervista a “Il Corriere dello Sport” sul momento del Napoli e sui prossimi impegni della squadra di Walter Mazzarri.

I rigori e le maglie, per non farsi dimenticare Taglialatela?
«Il rigore era uno dei miei punti di forza e le maglie furono una mia invenzione. Le disegnavo e lo sponsor le produceva: girano ancora sui siti internet a prezzi rilevanti. Mi ricordo che per ogni partita me ne dovevo portare appresso almeno sei, anche gli arbitri me le chiedevano. In breve se ne esaurirono 400»

Ma torniamo ai rigori: lei ha avuto anche un inimitabile “allenatore”
«Eh sì, facevamo notte con Maradona al mio ritorno in azzurro. Quale maestro migliore… mi diceva persino dove li avrebbe tirati. Non riuscivo quasi mai a pararli, quelli»

Ha assaggiato un po’ di tutto a Napoli, dalle prelibatezze alle cocenti delusioni.
«Giusto. Come terzo portiere ho vinto uno scudetto, il primo, una Coppa Italia e poi la Supercoppa Italiana con Bigon. Che brividi: ero in panchina quando strapazzammo la “Signora” per 5 a 1. E chi se lo scorda!»

E le note dolenti?
«Quelle le ricordo malvolentieri. Due su tutte. A partire dalla maledetta serata di Coppa Italia a Vicenza, quella persa ai supplementari nel ‘97. Vabbe’, non fui impeccabile sull’azione del loro gol. Lo ammetto e me ne rammarico ancora. Ma assai più brutta fu quella della retrocessione, proprio a Parma. Senza un minimo di rispetto ci presero “a pallonate” e lì finì la serie A per il Napoli dopo 33 anni. Io, napoletano nell’anima, alla fine rifeci il campo in lacrime e non stavo sulle gambe. Un po’ di conforto lo ebbi da Fabio Cannavaro, allora avversario, che pianse con me e mi suggerì di riavvolgere subito quel “nastro”. Ancora oggi, nel cuore della notte, ho degli incubi legati a quella triste giornata. Ecco perché ogni volta che si vince col Parma è come se mi levassi un sassolino dalla scarpetta» 

 

E quindi domenica a colazione?
«Ci sono le premesse per continuare a far bene, anzi benissimo, dopo il filotto di vittorie. Non sono tipo da pronostici, ma penso che gli azzurri possano fare ancora risultato. Anche se, sono più che convinto che il Parma farà come le altre squadre di medio-piccolo cabotaggio. Impedirà al Napoli di giocare. Ormai, ovunque, fermare il Napoli equivale a dare lo stop a Milan, Inter e Juve. Ma Mazzarri, che stimo moltissimo, riuscirà a prendere le dovute contromisure»

Due settimane e poi Londra.
«Per me è più scontato il passaggio ai quarti col Chelsea che il match al Tardini. Gli inglesi devono rimontare due gol e faranno gioco, a quel punto per il Napoli ci sarà tutto da guadagnare. Non mi stupirei se addirittura si andasse a fare anche lì risultato pieno. Ormai questo Napoli delle grandi imprese s’è fatto conoscere anche in Europa» 
A tre settimane del ritorno di Coppa Italia.
«Credo che anche in questo caso si possa passare al turno successivo. Il Siena non ha ambizioni in merito, mentre il Napoli sì. La Finale per me sarà con la Juve e sarà una gran serata che, sono sicuro, nessuno snobberà. Una notte da pienone»

Ma il campionato?
«Metto in fila nell’ordine le tre squadre più forti: Milan, leggermente favorita per il tricolore, poi Juve e Napoli. Non sarà facile agganciare il terzo posto, ma sono convinto che ci proveranno. Bisogna solo stare attenti ai cali di convinzione, perché le gambe ci sono».

De Sanctis e Rosati?
«E’ una coppia da Napoli. Morgan è fortissimo: sempre concentrato, dotato di cattiveria, tecnica e continuità. Non a caso è il secondo di Buffon. E poi è un leader. Rosati è un numero uno di sicura prospettiva, io però dopo averlo acquistato, lo avrei lasciato a giocare per un paio d’anni ancora a Lecce» 

 

Ci sarà lo stabiese Mirante domenica sulla sponda opposta.
«Mi piace moltissimo. Ragazzo esemplare dotato di una gran tecnica, va sempre coordinato sulla palla. Sarebbe fra i top se avesse la cattiveria e la continuità di Morgan. Ma c’è ancora tempo per lui».

In chi si rivede?
«Anche se ci pare di meno, i portieri sono molto diversi. Se dovessi fare un nome direi Gillet. Forse anche fisicamente. E’ tra i migliori a trasmettere sicurezza e le sue parate sono spettacolari. E’ il mio preferito, e subito dopo dico Marchetti ed Handanovic».

Se Cavani o Hamsik le tirassero un rigore?
«Sono stato sempre un intuitivo, oltre ad applicarmi nello studio degli avversari. Probabilmente riuscirei a parare. Con mio figlio Luca spesso facciamo questo gioco. Li guardo quando iniziano a muoversi e nell’80% dei casi indovino dove va la palla».

Fonte: Corriere della Sport

La Redazione

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