Inter, Spalletti: “Mi aspettavo un mercato diverso. Skriniar diventerà fortissimo, Icardi un campione”

Inter, Spalletti: “Mi aspettavo un mercato diverso. Skriniar diventerà fortissimo, Icardi un campione”

Il tecnico nerazzurro Luciano Spalletti, in una lunga intervista rilasciata a La Gazzetta dello Sport ha parlato del mercato e della completezza della rosa della squadra nonostante qualche arrivo mancato:

Spalletti, è convinto di avere in mano una squadra all’altezza? “Ci si aspettava un mercato differente, è vero, mi ero convinto anche io di poter fare il cuoco con certi ingredienti. Ma oggi sono soddisfatto al 100%. Quando a Riscone dissi che mi erano state fatte delle promesse e che avrei detto tutto se non fossero state mantenute, il mercato non era completo e soprattutto non conoscevo ancora tutti i giocatori”.

Cosa l’ha convinta di più? “La qualità dei ragazzi è altissima, ho trovato gente disponibile, motivata, professionisti veri. L’essere professionisti significa avere competenza e passione in ciò che si fa. E i 55-60mila che domenica verranno a tifare allo stadio lo faranno anche perché convinti da ciò che i ragazzi hanno messo sul campo finora. I giocatori non sono solo auto e soldi, quelli così noi li buttiamo fuori. Ma a volte si confonde il menefreghismo con la fragilità”.

Analizziamo il mercato. “Borja Valero e Vecino sono abituati al nostro calcio, ai nostri ritmi, hanno carattere. Timbrano tutti i giorni il cartellino, e per tutto il giorno non mollano di un centimetro. Accendono la luce al primo munito e la spengono solo a gara finita. Danno i risultati che devono dare. Ecco, forse mancava gente così all’Inter, almeno questo ho pensato osservando da fuori la squadra”.

Skriniar? “Diventerà un grandissimo difensore. Ha qualità, voglia e incredibili margini di miglioramento. Fra un anno tutti i top club mondiali ce lo chiederanno, ne sono certo. I suoi occhi raccontano tante cose. Non ha timore quando viene aggredito dall’avversario. Non è bellissimo da vedere, ma è efficacissimo e sa giocare molto bene la palla”.

Dalbert? “Ha un piede sinistro fantastico, ha facilità di corsa, crossa bene. Non difende male, ma deve imparare a stare dentro il reparto. E’ l’Emerson Palmieri della situazione. Ricordate? Quando Emerson arrivò a Roma, erano in pochi a credere in lui…”.

Dalbert e Cancelo possono giocare contemporaneamente nonostante le spiccate doti offensive? “Sicuro! Ma non trascurate D’Ambrosio e Nagatomo, non è facile scavalcarli, danno il giusto equilibrio e sono avversari scomodi per chiunque”.

Karamoh? “E’ ancora un bambino di fatto. Lo vedi anche in alcune reazioni piene di entusiasmo quando per esempio si esercita nel tiro in porta. Va cresciuto e guidato con attenzione, in ogni modo ha strappi di 70-80 metri di grandissima qualità. Quando parte, brucia la terra sotto i piedi. Ha buona tecnica, deve invece migliorare a livello di scelte nella zona calda, a ridosso della porta avversaria”.

Insomma, dove può arrivare la sua Inter? “Partiamo da 29 rispetto alla Juve, 25 dalla Roma e 24 dal Napoli. Ci servono 7-8 vittorie in più in questo campionato. Bisogna migliorare tutti, ma ho in mano una squadra perfetta, e ve lo faremo vedere. Abbiamo preso gente che faceva al caso nostro”.

Difesa corta? “Certo, inutile nasconderlo: ci manca un centrale di ruolo. Ma non volevano comprare tanto per fare numero, non fa parte della nostra politica. E allora ho parlato e lavorato con chi già c’era: beh, posso garantirvi che Ranocchia e D’Ambrosio sono due centrali da Inter. Non mi interessa il passato, giudico ciò che vedo io sul campo, altrimenti sarebbe tutto da buttare a priori. Siamo completi dietro: Miranda e Skriniar sono pure veloci, anche se c’è chi li giudica lenti. Il brasiliano, in particolare, mi piace perché sa adattarsi come pochi all’avversario di turno”.

E a centrocampo manca un Nainggolan… “Ci aiuta l’intercambiabilità. Tutti sanno fare tutto. A me piace il folto che ruota molto là dietro a Icardi. In campo bisogna correre, voglio il calcio non di posizione: io vengo da te, tu vieni da me. Si lavora così, in blocco, da squadra, come fa il Napoli. A turno i nostri centrocampisti faranno il Nainggolan o il Vidal. Ho cinque ottimi giocatori per tre posti. Borja alla Pirlo è l’ideale, gli altri possono e devono fare un po’ di tutto. Sono poi affezionato di più a chi sa accettare ruoli marginali in un determinato momento. Mi piace per esempio Joao Mario, ultimamente decisivo partendo dalla panchina. Ha mostrato un certo caratterino da leader, sa aggredire il mediano avversario, da trequartista lo fa bene, e contro la Spal giocherà lui”.

Riuscirà a riportare Brozovic su certi livelli? “A proposito di folto che ruota molto, lui è uno che sta sempre intorno alla palla, non si ferma mai. Fa anche gol, sente e vede la porta. Anzi fra i centrocampisti è quello che ha più colpi nella cartuccera per fare gol. Basta non creargli un recinto”.

Giusto lasciar partire Medel? “Gli ho detto: Gary, per me tu sei un trequartista. Lui mi ha guardato come se lo stessi prendendo per il c… Però da mediano ti svuota la piazzola davanti alla difesa, invece davanti ti morde tutti finché non trova l’osso. Allo stesso tempo sono stato sincero con lui, non gli ho garantito un ruolo da protagonista e Gary ha spessore internazionale, non è facile da tenere fuori per me, non è facile restare fuori per lui”.

Gabigol? “Deve giocare, qui avrebbe passato un altro anno ai margini senza poter crescere. Gli ho consigliato di andare a giocare, siamo curiosi pure noi di vedere quanto possa crescere o quanto abbiano sbagliato finora nel giudicarlo. Ma davanti sto bene con Candreva, Icardi, Perisic e i loro ottimi sostituti”.

Sono quei tre i top player? “Icardi è un ragazzo buono, un grande professionista, un campione, oltretutto generoso: va in barriera, si rompe il labbrino e riparte come se niente fosse. Voglio fargli sentire la massima fiducia. E’ forte, come Perisic. Col croato abbiamo parlato chiaro, è stata brava anche la società a trovare gli argomenti giusti per trattenerlo. Gli è stato detto che da qui non si sarebbe mosso, e lui ha smesso di fare questa provetta di forza con il club, cose normali con i grandi giocatori. Ivan è un atleta impressionante, fa recuperi fondamentali, è uno che mette la squadra al primo posto. Ama molto muoversi lungo la linea laterale, a Roma è stato decisivo lì, ma se impara a stare ogni tanto anche cinque metri più verso l’interno può diventare devastante nella riservina, nella zona alle spalle di Icardi, dove c’è l’animale buono da cacciare, dove si può fare molto male all’avversario”.

Candreva? “Un altro che macina chilometri, una certezza. Deve aumentare però la ferocia quando butta la palla in area dove c’è quell’animaletto (Icardi per intenderci, ndr) che lì dentro sta come sul divano di casa sua”.

Chi è il vice di Icardi? “Eder, poi c’è Pinamonti”.

Perché il popolo nerazzurro può sognare? “La forza di questa Inter è che ancora incompiuta. Vogliamo una squadra che alla fine metabolizzi l’idea che la cosa più importante non è l’avversario: prima c’è la palla, poi il compagno, quindi lo spazio da coprire; solo dopo arriva l’avversario. Stiamo lavorando sodo, e ho la fortuna di avere allenatori veri come collaboratori. Il mio staff è l’estensione di me stesso”.

Si riparte con Inter-Spal. “Noi siamo gente di campagna e sentiamo già l’odore della trappola. Anche perché potrò lavorare col gruppo solo da domani (oggi, ndr.), anche se è giusto dare spazio alle nazionali. Semplici ha lavorato molto bene a Ferrara, ha uno zoccolo duro da quando stava in C. Hanno entusiasmo, sanno che una partita del genere potrebbe non capitargli più. Rischieremo di essere troppo generosi. Giocheranno con il 3-5-2 con le due punte che andranno dritto per dritto sui nostri centrali, non vanno certo in giro a conoscere il campo. Sarà una partita insidiosa, qualcuno potrebbe pensare che le difficoltà fossero nelle prime due giornate e poi via in discesa. Con Pioli è finita male e non lo meritava. Temevamo la Fiorentina proprio all’esordio”.

Invece alla seconda… “…è arrivata l’amichevole di Roma. Amichevole perché lì ho lasciato tanti amici”.

Eppure prima di Roma-Inter è stato fischiato e insultato. E’ successo perché la vorrebbero ancora in panchina dopo il record di 87 punti o perché l’accusano per la gestione di Totti? “Sono dispiaciuto di non aver unito l’ambiente a Roma. Tutto quello che ho tentato di fare è stato per il bene della Roma e per gli equilibri della squadra. Francesco è un fenomeno unico, con lui diventa tutto viene amplificato. Gli auguro il meglio anche da dirigente, mentre da calciatore tutto quell’amore non sempre lo ha aiutato. E’ vero, Totti è la Roma, ma anche la Roma è la Roma. A Totti ho sempre detto tutto ciò che pensavo. Spero di essere suo amico. In passato, con le dovute proporzioni, mi sono capitate situazioni simili con Parente all’Ancona e Jankulovski all’Udinese”.

Come inquadra il Milan dopo l’ultimo mercato? “Avversario fortissimo, conosco bene Montella. Lui sa cosa serve alla squadra perché da attaccante aveva bisogno delle stesse cose per fare gol. Il gioco ce l’ha dentro”.

Tra un mese c’è il derby. Quanto potrà pesare quella sfida? “Il derby smuove due classifiche, quella vera e quella del semaforo. Perché a Roma c’era un pressione tale che al semaforo si cercava di prendere il verde per non doversi fermare…”.

A chi andrà lo scudetto? “Noi vogliamo vincere il più possibile, ma in tante la pensano così… Juve e Napoli sono le più attrezzate. Il Napoli è perfetto, anche perché è capace di giocare molto corto ma allo stesso tempo sa cercare improvvisamente la profondità. Ti prende la palla e non te la ridà più. La Roma ha scocca e motore molto forti e il miglior centrocampo. Non trovando spazio con “mostri” come Nainggolan (le cui vampate impediscono all’avversario di avviare l’azione), De Rossi e Strootman, anche uno di talento come Gerson ha finito col perdere un po’ di fiducia”.

A proposito di Insigne, come si spiega la sua differenza di rendimento tra club e Nazionale? “Il Napoli è matematico, quindi è più facile andare a memoria. All’inizio infatti lui stesso faceva fatica, mentre ora con la quadratura funziona bene”.

Un giudizio sulla Nazionale. “Devo fare una premessa. Ho di fatto cominciato giocando per con Ventura all’Entella e allo Spezia. Da allenatore, il primo campanello a cui ho suonato per dei consigli è il suo”.

Eppure l’Italia ha stentato. “Ventura è bravo,ma sta cercando di guidare la Nazionale come un club. Ha accelerato l’inserimento dei giovani, però quando lavori per il futuro perdi qualcosa nell’immediato. Ventura cerca le punte dritto per dritto. Sul centrocampo mi trova meno d’accordo, ma ripeto che lui ne sa più di me. I centrocampisti posizionali non mi piacciono. Io di base mi fido di 9 dietro e 67 davanti. Di Ventura però mi fido ciecamente, le sue squadre hanno sempre giocato bene e segnato tanto. A Madrid bisognava fare 3 punti. Facile dire alla squadra “andiamo a vincere” e poi schieri una formazione difensiva. Devi reggere il discorso. E voglio sottolineare il gran lavoro di Viscidi, responsabile di tutte le nazionali giovanili”.

Fonte: Gazzettadellosport


La redazione di IamNaples.it

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