La partenza di Hamsik è una sconfitta di tutti, anche di chi la prende col sorriso

Vedere il proprio capitano tecnicamente ancora in grado di dare un contributo importante partire nel momento clou della stagione è una sconfitta per il Napoli

De Laurentiis oggi ha detto la verità in un calcio che costruisce le sue fondamenta su narrazioni di propaganda: questo sport è un’industria, lo è diventato dal 1996. Anche l’excursus storico sui rifiuti alle proposte di Milan, Inter e Juventus per Hamsik è una ricostruzione che ha raccolto conferme già nel corso degli anni scorsi e il Napoli per tenere il suo capitano in ogni occasione gli ha garantito il rinnovo del contratto migliorando il suo ingaggio. La narrazione per cui la partenza del capitano a stagione in corso sia una notizia da prendere a cuor leggero o ancora peggio con il sorriso sulle labbra è, però, un falso storico. Ancelotti ha una storia di uomo d’azienda, comprendere e sposare la dimensione del club in cui si lavora è un pregio e non un difetto ma chi osserva il calcio in maniera distaccata dagli interessi della società non può non sottolineare che la partenza a febbraio di Hamsik rappresenti una perdita tecnica e d’immagine. Partiamo proprio con l’immagine: il calcio è un’industria che s’alimenta dei sentimenti dei tifosi, senza l’identificazione con il capitano, la bandiera, la maglia il pallone non genererebbe gli introiti che alimentano i guadagni di presidenti, calciatori, procuratori e dirigenti. Hamsik è personaggio schivo, riservato, un’icona della timidezza in una città caotica, tendenzialmente espansiva, forse è stato amato anche per la sua capacità di conservare la sua identità mescolandosi con i tratti distintivi della napoletanità ma un capitano che ha battuto il record di Maradona non può andare via così, sotto traccia. La perdita principale è quella tecnica, a livello numerico il Napoli in quattro mesi può andare avanti così ma la qualità di Hamsik, nonostante non abbia i ritmi e l’intensità di un tempo, è merce rara non solo nell’organico del Napoli ma anche nell’intera serie A. Lo sa anche Ancelotti che ha voluto trattenerlo in estate e l’ha gestito inserendolo nella schiera dei titolarissimi che ha disputato la Champions League e le partite più importanti del campionato. Il Napoli dalla rivoluzione tecnica di Benitez ha assimilato una filosofia di gioco che prima Sarri e poi Ancelotti hanno profondamente modificato ma non stravolto, riesce a tirar fuori la qualità quando conquista il campo con il palleggio, mette in campo velocità nella circolazione del pallone e idee illuminanti come l’apertura di Hamsik per Callejon nell’azione che porta al gol di Milik contro la Sampdoria. Una rondine non fa primavera, l’unica prestazione di livello senza Hamsik è arrivata nella prima ora di gioco della partita contro la Lazio. Fabian al centro del campo in quella gara ha dimostrato di essere una meraviglia da riproporre ma pensare che in virtù della prestazione contro i biancocelesti si possa rinunciare alle “illuminazioni” di Hamsik significa essere fuori strada. Il Napoli è di De Laurentiis, che stavolta vuole assecondare il desiderio di Hamsik ma raccontate la verità fino in fondo: la perdita tecnica c’è ed è anche significativa, il capitano che lascia la propria nave a stagione in corso per migliorare i propri guadagni non è un segnale entusiasmante né per il Napoli né il calcio italiano che in poche settimane ha dovuto fare i conti con i mal di pancia di Higuain, Benatia, Perisic, Allan e Hamsik. Il tifoso del Napoli, che magari paga abbonamenti televisivi e biglietti al San Paolo, non può essere contento, legittimamente si sente spaesato, sta perdendo un punto di riferimento e si rischia che in questo calcio il popolo dei tifosi ci creda sempre di meno.

Ciro Troise

Tufano
Simon tech

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